Il caffe’ dell’arte contemporanea

 

Il caffè dell’arte contemporanea spot

Un Format che racconta i movimenti, gli artisti, le opere dell’arte del nostro tempo. Cos’hanno in comune i ritratti di Andy Warhol e i gesti di Jackson Pollock? Cosa sono i “tagli” di Lucio Fontana? Quando un mucchio di stracci può essere esposto in un museo? Con Il caffè dell’Arte Contemporanea hai tutte le risposte che cercavi. Un’opera completa per mettere a fuoco e apprezzare ogni dettaglio dell’arte di oggi. Un’arte che si rinnova sempre e che è più vicina che mai alla nostra vita.

Le puntate

Pop Art

E la società di massa diventa arte. Andy Warhol, Claes Oldenburg, Tom Wesselmann, James Rosenquist, Roy Lichtenstein

Gianfranco Maraniello – Direttore del museo di arte contemporanea di Bologna MAMBO

Il termine pop art viene usato per la prima volta negli anni Cinquanta dal critico inglese Lawrence Alloway, per descrivere un’arte in grado di riflettere attraverso le immagini le dinamiche della vita moderna. Se nel dopoguerra il movimento informale e l’espressionismo astratto erano caratterizzati da una comune tendenza introspettiva, gli artisti pop orientano la propria ricerca verso l’impersonalità e il distacco emozionale: questi effetti sono amplificati dall’uso delle immagini pubblicitarie, dei fumetti, e della fotografia.
La diffusione del fenomeno si verifica su scala internazionale, ma la corrente statunitense è la più nota e più importante: le serigrafie di Andy Warhol e le gigantesche vignette di Roy Lichtenstein esprimono con lucidità ed ironica chiarezza l’identità culturale della nuova società americana.

Pop Art

Andy Warhol

6 agosto 1928: Pittsburgh, Pennsylvania. USA.  22 Febbraio 1987: New York, USA.
Re della Pop Art, stesure di colore acceso su immagini serigrafate; ritrae personaggi  celebri e prodotti di consumo di massa; regista sperimentale.

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Espressionismo Astratto

Michele Dantini – Storico dell’arte contemporanea, Universitá degli Studi del Piemonte Orientale

A partire dagli anni Trenta gli Stati Uniti cominciano ad assumere un ruolo di primo piano nel panorama culturale mondiale. La drammatica situazione europea, segnata dall’insorgere dei fascismi, spinge molti intellettuali e artisti a emigrare in America. Tra questi, vi sono gli esponenti del surrealismo, che proseguono oltreoceano nella propria attività artistica. I pittori americani entrano così in contatto con la personalità del capofila Breton e di artisti quali Matta, Ernst o Mirò. La fortuna americana del surrealismo è testimoniata dalla grande mostra che si tiene a New York nel 1936. Proprio la metropoli americana si distingue in questi anni per la vivacità dell’ambiente artistico; la città brulica di cenacoli, atelier e luoghi di esposizione: nel 1939 il MoMA presenta il capolavoro di Picasso Guernica e pochi anni più tardi nasce la celebre galleria di Peggy Guggenheim Art of This Century.In questo contesto si afferma un gruppo di autori che dà vita, nel corso del decennio successivo, a una delle esperienze più  determinanti dell’arte contemporanea: l’espressionismo astratto. Sono gli esponenti della Scuola di New York che, pur non avendo un programma ben definito, sono accomunati dall’interesse per il gesto creativo, espressione intima dell’artista. Dalle istanze dei  surrealisti, mutuano l’automatismo psichico, cioè la creazione spontanea, non mediata dalla ragione, e l’interesse per la forma astratta. La loro ricerca si sviluppa nella direzione meditata e contemplativa di Rothko, nell’action painting di Pollock, De Kooning, Kline e nella fantasiosa iconografia di Gorky. L’affermazione internazionale del loro linguaggio innovativo segna il definitivo passaggio del primato artistico dal vecchio al nuovo continente.

Informale – Poetica della Materia

Dubuffet, Fautrier, Burri, Fontana, Gruppo Cobra … Luca Massimo Barbero – Direttore della Fondazione Cini di Venezia

La seconda metà del Novecento vede l’ Europa segnata dai drammatici eventi della Seconda Guerra Mondiale, che determinano la fine dell’idea tradizionale di società civile. Le innumerevoli morti, la distruzione diffusa, l’orrore dell’Olocauto generano una profonda crisi che investe l’intero tessuto sociale e che si riflette nello scenario culturale.
L’arte Informale fa capolino proprio in questo periodo, partendo dalla Parigi ancora sconvolta dai bombardamenti. I suoi esponenti non fanno riferimento a una particolare forma stilistica: per questo motivo il critico francese Michel Tapiè definisce il loro lavoro Informel.
Negli stessi anni, oltreoceano, il critico Clement Greenberg lancia l’ Espressionismo astratto.
Figure come PollockDe KooningKline, stanno lavorando anch’essi ad un nuovo tipo di pittura, che privilegia la gestualità dell’artista, che assume tratti quasi eroici. Questo linguaggio stilistico incontrerà un grandissimo successo, e New York negli anni successivi diventerà il maggiore centro di irradiazione delle nuove esperienze figurative.

Land Art

Il mondo a supporto dell’opera d’arte – Robert Smithson, Walter De Maria, Richard Long, Dennis Oppenheim, James Turrel Robert Morris, Flanagan …. Germano Celant. – Curatore e critico, direttore della 47esima Biennale di Venezia.

La seconda metà degli anni sessanta è caratterizzata Negli Stati Uniti da profonde tensioni politiche e sociali che sfociano in un generale pessimismo e nella sfiducia nei confronti delle Istituzioni. I primi drammatici effetti sull’ambiente, causati dalla massiccia industrializzazione, portano alla nascita di un pensiero ecologista che propone nuovi valori e un polemico ritorno alla natura. Anche i nuovi movimenti artistici sono animati da un generale desiderio di cambiamento che punta a realizzare un diretto rapporto tra arte e vita.

Questa volontà di fuoriuscire dai limiti spaziali del museo e in generale dai luoghi tradizionali dell’arte porta gli artisti a occuparsi del paesaggio e a intervenire direttamente su di esso: nasce la Land Art.

La Figura Umana

La condizione esistenziale e il corpo. Bacon, Freud, Sutherland, Richter

Gabriella Belli.

Direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia.

La figura umana è stata da sempre rappresentata nell’arte in molteplici modi e con significati diversi. Ogni epoca ha avuto dei modelli a cui gli artisti si sono ispirati per le loro esecuzioni, frutto di una specifica visione dell’uomo e della sua collocazione nel mondo. Se nel Medioevo il ritratto era l’occasione per rappresentare l’iconografia di santi e figure sacre, nel Rinascimento la nuova centralità dell’uomo, porta agli artisti a raffigurare l’essere umano attraverso la descrizione fedele del suo aspetto fisico e della sua psicologia. Nel corso dei secoli successivi, si afferma la grande ritrattistica ufficiale, con cui il potere legittima agli occhi del mondo la propria autorità: Tiziano, Velasquez e Goya si fanno interpreti delle aspirazioni di grandezza di nobili ed ecclesiastici.

“Si può dire che un grido sia un’immagine di orrore, ma io ero in realtà interessato a dipingere il grido più che l’orrore”. (F. Bacon)

Nouveau Realisme

La realtà, tra arte e vita

Klein, Arman, César, Manzoni ….

Luca Massimo Barbero.

Direttore della Fondazione Cini di Venezia

Mentre in America si sta affermando la pop art in cui l’oggetto è visto come il mito fondante della nuova società, in Francia, prende piede la corrente artistica del Nouveau Réalisme, fondata a Parigi nel 1960.

Il punto di partenza del movimento è sempre l’oggetto, a cui però i Nouveau realistes danno un valore di testimonianza storica.
Questi artisti preferiscono lavorare su manufatti industriali che hanno esaurito il proprio ciclo vitale: un rottame schiacciato, cibi avanzati e lattine arrugginite sono selezionati dalla realtà quotidiana e sottoposti a “riciclaggio poetico”, ovvero recuperati e trasformati in arte.

Nascono così le compressioni di César, le accumulazioni di Arman, le peintures de feu di Yves Klein, opere che costituiscono una reazione creativa al feticismo dell’oggetto moderno: grazie a un approccio ironico e insieme spirituale questi artisti si fanno cantori “dell’appassionante avventura del reale colto in sé”.

“Sono uno scultore classico perché io intervengo, io dirigo durante il processo della compressione […] Resto in contatto con la materia e la controllo” (César)

Il Nuovo Millennio

Il nuovo volto dell’arte con Stefano Chiodi

Performance e Body Art

 

 

A partire dagli anni Sessanta, nel pieno dei fermenti socio-culturali che percorrono il mondo occidentale, si afferma un inedito linguaggio artistico: la performance. Essa pone al centro della rappresentazione il corpo dell’artista, che si carica di valenze estetiche e simboliche enfatizzando l’azione dell’artefice e la fruizione unica e irripetibile dello spettatore. Alla sua nascita e al suo sviluppo contribuiscono due fattori in particolare: l’esigenza di individuare nuove strade espressive, in sintonia con le rivendicazioni dei movimenti ecologista, femminista e pacifista e la volontà di emancipare l’opera d’arte dalla mercificazione imposta dal sistema.

Pittura e graffitismo degli anni Ottanta

Il ritorno della figura. Clemente, Kiefer, De Dominicis, Haring, Basquiat, Achille Bonito Oliva. Critico d’arte, accademico e curatore.

Il concetto di «postmoderno» è stato introdotto dal filosofo francese Jean-François Lyotard, che nel ’79 descrive la fine della modernità con il tramonto dei grandi ideali dei secoli precedenti. La razionalità, l’oggettività e il progresso, cardini del pensiero moderno, vengono messi in crisi dagli eventi tragici e contraddittori della seconda metà del Novecento: dall’Olocausto, alle sollevazioni popolari degli anni sessanta, alla recessione degli anni ’70.