Kangaroo Island: Il tropico del canguro

 

Spirito Libero

Lo zaino racconta

Kangaroo Island: Il tropico del canguro

 





Un viaggio alla scoperta della Kangoroo Island, un’isola con venti riserve naturali, spiagge deserte, dune altissime, foreste e labirinti di rocce dove si fanno incontri ravvicinati con koala, pinguini, marsupiali e otarie.
Dormendo nei fari e in dimore storiche, pescando aragoste e facendo surf nel mare color cobalto.
A mezzora di volo la vivacissima Adelaide, ricca di musei e gallerie, è la base di partenza per la Borossa Valley: un angolo verde di Mitteleuropa dove i discendenti dei pionieri producono i vini più pregiati del Pacifico.


Secondo la rivista francese l’Express, è uno dei ultimi paradisi non perduti della terra.

Un’oasi di natura felice, con una ventina di parchi protetti, foreste, spiagge bianchissime e scogliere su cui, però da anni puntano gli occhi le immobiliari di tutto il mondo, nella speranza di colonizzare il paradiso.
Poi, però, è arrivato l’annuncio che ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai 4000 abitanti di Kangaroo Island, al largo della costa meridionale australiana; sull’isola, per ora, non si può costruire nemmeno un cottage in più.
L’isola dei canguri è quindi da scoprire subito, se si vogliono fare incontri ravvicinati con un esercito di marsupiali, otarie, foche neozelandesi, koala e ornitorinchi.
Per passeggiare lungo spiagge deserte tra dune di sabbia bianchissima e mare blu indaco.
Per dormire in bed & breakfast storici o nel cottage dei guardiani del faro.
Dopo il relax marino sull’isola si torna sulla terraferma, per inoltrarsi tra le fattorie della Barossa Valley, dove si produce il miglior vino locale, sostando qualche giorno ad Adelaide, una delle più vivaci città australiane.

 



Nel 1802, quando i primi occidentali, il capitano inglese Matthew Flinders e i suoi uomini, sbarcarono, Kangaroo Island era disabitata da millenni.

A parte i canguri, che si muovevano senza timore intorno ai marinai.
Quasi due secoli dopo Kangaroo Island, la terza isola dell’Australia per estensione, dopo la Tasmania e Melville Island, ospita un’infinità di canguri, wallaby, opossum, e altri animali ormai rarissimi.
Questo perché l’isola si è staccata dal continente circa 10 mila anni fa ed è rimasta disabitata per gli ultimi duemila: così piante e animali estinti in altri parti del mondo qui continuano a vivere al riparo da parassiti ed inquinamento.
Proprio per le sue caratteristiche, negli anni venti, Kangaroo Island fu scelta per istituire il primo parco nazionale dell’Australia e oggi il 70 per cento della superficie è area protetta.
Eppure solo uno stretto braccio di mare lungo 16 chilometri la separa dal resto del continente: una traversata di poco più di un’ora o un volo di trenta minuti dalla città di Adelaide.





Arrivare sull’isola, soprattutto dopo l’imbrunire, è emozionante: ai bordi della strada, delimitata dai profili argentei degli alberi, brillano tanti puntini rossi in continuo movimento che a un tratto si materializzano davanti alla luce dei fari.

Un cangurino alle prime armi saltella dietro la madre, opossum dalle folte code e altre creature notturne sbucano all’improvviso dai cespugli per cimentarsi nell’attività più rischiosa dell’isola: raggiungere l’altro capo della strada.
Chi si mette al volante lungo i 1600 chilometri tra strade e piste dell’isola è avvertito: qui la precedenza spetta sempre agli animali.




A qualche passo dal paese, la spiaggia di Penneshaw è una delle più sicure per nuotare, mentre il molo di Hog Bay è il preferito dei pescatori.

I Fairy Penguins, una varietà di piccoli pinguini che nidificano tra dune e scogli, è l’unica specie che vive e si riproduce in acque australiane, attendendo il calar del sole prima di ritornare in spiaggia e arrivare alla spicciolata a ogni ora della notte.
Puntualmente attesa da gruppetti di turisti scortati dalle guide, appostati tra il molo e l’insenatura di Christmas Cove.
Per fortuna l’uso dei flash che disturberebbe gli animali è vietatissimo.
A circa venti kilometri da Penneshaw, oltre la foce del Chapman River,  appare la lunga striscia di sabbia di Antechamber Bay, orlata da dune e punteggiata di zona d’ombra per pic nic.
Poco più a est, si erge il primo faro costruito nell’Australia del Sud, quello di Cape Willoughby, completato nel 1852.
Qui la costa si fa più selvaggia, scoscesa e impervia.
Dal faro un sentiero porta fino alla Windmill Beach, una spiaggia di ciottoli tondi e levigati dalla marea.



La strada principale che conduce a Kingscote è dominata dal profilo del monte Thisby che il capitano Flinders chiamò Prospect Hill.

Nelle giornate più limpide vale la pena di arrampicarsi per 512 gradini fino in cima.
E godersi la vista del monte Lofty, alle spalle di Adelaide e, verso l’interno dell’isola oltre Pelican Lagoon, di Pennington Bay amata dai surfisti più audaci che sfidano le sue correnti.
Da questa riva ci vogliono 5000 chilometri prima d’incontrare la terraferma: i ghiacci dell’Antartico.
American River, nell’omonima baia, si affaccia invece su un braccio interno di mare color cobalto orlato da una fitta vegetazione e solcato da pescherecci con le immancabili scie di pellicani al seguito del loro carico di granchi, salmoni, whiting, snook e garfish.
E’ il pesce che figura tutti i giorni nel menù del Mattew Flinders Terraces Motel, un albergo di charme a terrazze, con miniappartamenti, vista a 180 gradi che spazia da Pelican Lagoon a Eastern Cove, terrazza panoramica e sauna all’aperto nel rigoglioso giardino.




Tutta la parte occidentale è occupata dal Flinders Chase National Park, un’immensa macchia di quasi 74.000 ettari, il primo tra i venti parchi naturali dell’isola e anche uno tra i più ampi dell’intero continente.

Qui crescono circa 400 tra le 700 piante endemiche dell’isola ( e 50 di orchidee ), vivono liberi wallaby e canguri, iguana, echidne ( animali molto simili agli istrici ), ornitorinchi, koala.
La zona di Rocky River è perfetta per gli incontri ravvicinati: i koala sono come sempre appollaiati sugli alberi; per avvistare l’ornitorinco si deve arrivare alla mattina presto o nel tardo pomeriggio.
Ma un incontro quasi assicurato è con i piccoli canguri e i tammar wallaby che vivono soltanto sull’isola, bestiole dagli occhi teneri e curiosi, che fanno capolino dal folto della vegetazione e si avvicinano con fiducia.
Attraverso l’apertura di Admiral Arch, un arco naturale di roccia vicino al faro di Cape de Couèdic, si possono osservare le foche da pelliccia neozelandesi divertirsi nelle pozze d’acqua, tra spruzzi di spuma.
E’ scolpita nel vento e dall’acqua la spettacolare Remarkable Rocks, meta purtroppo anche di tutti i torpedoni.




Sulla punta di Cape Borda, una delle parti più remote dell’isola ( si raggiunge dalla Playford) sorge un faro squadrato con annesso un piccolo museo marittimo, che offre anche un’originale sistemazione.

E’ il cottage dei guardiani, per sei persone, spartano ma suggestivo come quelli di Cape Willoughby, Rock River, Cape de Couèdic che si affittano tramite il National Park and Wildlife Service.
Passata  Scotts Cove che regala il miglior panorama sulle scogliere impervie ( le più alte dell’Australia meridionale ), parte uno stretto nastro di terra che s’inoltra nella vegetazione fitta.
Sei kilometri più avanti, un sentiero scende ripido per altri quattro fino alle Ravine di Casoras, una piccola insenatura tra pareti di roccia e caverne, dove si distinguono le scritte lasciate dall’esploratore Baudin e dal suo equipaggio.
Sempre che la popolazione di Fairy Penguin permetta agli umani di entrare nella loro dimora.
Benvenuti a Kangaroo Island, uno dei paradisi non ancora perduti.