Lo specchietto dell’immagine

“Non esiste una storia che non meriti di essere raccontata”… ero a pranzo con un amico e alla fine ci siamo sorpresi entrambi nel trovarci d’accordo su questo: non esiste una storia che non valga la pena di essere raccontata, se troviamo la chiave narrativa per farlo, naturalmente.

 

 

 

 

Camminava da tempo contento che in fondo, gli eventi occorsi in un così lungo percorso non avessero lasciato in lui quasi alcun segno apparente, in più, sinceramente riconoscente per il tanto ricevuto nella sua vita. Continua a camminare consapevole che, in fondo, non ci sono chiare le direttrici perché non conosciamo le mete.  Forse, come tante volte ha sentito dire dai più saggi, il cammino è se stesso la meta. 

Sempre volgendo gli occhi avanti, procede cercando di stare attento a non cullarsi nei crediti accumulati in passato. Scanzonato ma attento, disilluso ma sempre curioso, un po’ distaccato se non addirittura disinteressato a molte cose. Egli crede che ancora tutto sia possibile. 

Ma pur in questo modo di incedere, essendo in fondo portatore di una infantile forma di immaturità, è contento di trascorrere il suo tempo con la fotografia, le automobili, le motociclette, ed ogni altra cosa che ricordi o conservi una storia, e sia possibilmente originale e magari stravagante. 

Cammina perché non ci si può fermare, perché ogni giorno pur nell’uso e comprensione del passato, è di fatto un giorno nuovo così simile, a volte scontato, ma al tempo stesso diverso dal precedente. Il suo piacevole attaccamento ad alcuni strumenti, macchine fotografiche comprese, gli sembra un po’ incongruente. Forse possiamo conoscere meglio noi stessi anche attraverso la pratica delle nostre passioni. 

Si libera dicendo che, se così è, ci sarà ancora da capire tanto e quindi, in attesa di capire, pazienza. E scattare fotografie con macchine fotografiche del passato, un fondo, non è un buon esercizio di pazienza? 

Antonio Barbarossa