Marocco: Meknes, nel segno di Moulay Ismail

Spirito Libero

Lo zaino racconta

Marocco: Meknes, nel segno di Moulay Ismail

 

 

La piazza principale della città, da cui partono le visite alla medina, si chiama place El Hedim, conosciuta con il poco piacevole nome di piazza della Distruzione.
L’immenso spiazzo, oggi occupato da bancarelle di vario genere e da un trafficatissimo parcheggio per le auto, ospitava una volta palazzi ed edifici, fatti abbattere da Mounlay Ismail in vena di protagonismo.
Dalla piazza, attraverso la bellissima Bab Mansur, una porta monumentale costruita nel XVIII secolo e mirabilmente decorata con piastrelle bianche e verdi, si entra nella vera e propria città imperiale.
Subito oltre la porta si trova un altro spiazzo, più piccolo e tranquillo del precedente.
Si tratta di place Lalla Aounda, dove si trovano il padiglione nel quale venivano ricevuti gli ambasciatori stranieri, Koubbet el Khiyatine, e un porticato semicircolare nel quale gli artigiani arabi lavorano la lana.

L’impatto è bellissimo: bioccoli di lana candida, battuti con speciali arnesi, vengono ammonticchiati in cataste che contrastano con l’ocra dello sfondo e i mucchi di lana viva vengono separati da quella morta, proveniente cioè da animali uccisi, meno soffice della precedente.
Ricordate che i lanai arabi a differenza degli altri artigiani berberi che lavorano nei souk, non

amano troppo a essere fotografati.
Ma oramai sapete come la pensiamo. Dopo che si è conosciuta una persona, si parla, si ride, magari si beve insieme anche un the alla menta, dopo, e solo dopo, la foto non solo è più bella ma sicuramente più vera.

Da place Lalla Aounda si ha accesso al Mausoleo di Mounlay Ismail, l’unico, insieme a quello di Mohammed V a rabat, nel quale possono entrare anche i non musulmani.
Magnifico nella sobrietà della struttura e nella ricercatezza delle decorazioni.
Si entra nei cortili, ma non nella sala in cui si trova la tomba del sultano, visibile solo da lontano.
I due orologi a pendolo dietro il sepolcro sarebbero, secondo la tradizione, un tentativo da parte del Re Sole di riappacificarsi con l’offesissimo sultano.
Il fatto che Mounlay Ismail fosse un pazzo sanguinario non sembra preoccupare più di tanto i marocchini, che da secoli continuano a venerarne la tomba, al punto da costruire un cimitero accanto al mausoleo per coloro che vogliono essere sepolti  di fianco al sultano.
In realtà una spiegazione c’è e ha poco a che fare con la devozione.
Sembra infatti che il luogo goda del baraka, una speciale protezione divina in grado di diffondersi a tutti quelli che lo frequentano.
Poco distante dal mausoleo, ben nascosto da mura e protetto a vista dalle guardie, è stato costruito un campo di golf riservato al re e ai pochissimi intimi che, in possesso di una speciale carta Vip, possono entrare per una partita.
Qui si trovava Dar Kebira, il più imponente e sontuoso dei palazzi fatti erigere da Ismail, distrutto però dal figlio che salì al trono nel 1727, e del quale restano solo poche rovine.
Da vedere, sempre all’interno della Città Imperiale, la Medersa Filala risalente al XVII secolo e la Medersa Bou Inamia, del XIV secolo, dalla cui terrazza si abbraccia con uno sguardo la città antica, la Grande Moschea e il Dar Jamal, bellissimo palazzo in stile tradizionale marocchino, che si trova dalla parte opposta della place el hadim rispetto alla Bab Mansour.
Costruito dallo stesso architetto che progettò il Dar Jamai di Fes, oggi trasformato in albergo di lusso, ospita il Museo delle Arti Tradizionali marocchine, con una interessante collezione di stoffe e tappeti.

 

Quanto alla medina vera e propria, è difficile resistere alla tentazione di immergersi nel labirinto di stradine, passeggiando senza meta fra le botteghe di artigiani che lavorano il legno, negozi di tappeti e di argenteria e bancarelle di frutta.
Nonostante la vivacità del luogo si noterà subito che anche il souk di Meknes, come il resto della città, sembra avvolto da un’atmosfera un po’ melanconica, come se il ricordo del terribile Ismail fosse difficile a allontanare.
Non bisogna perdere invece una visita ai magazzini del grano, chiamati Heri as Souani, fuori dalla città vecchia.
I locali, immensi e divisi in 23 navate, servivano per la conservazione del grano ed erano tali da garantire il rifornimento alla città anche in caso d’assedio.
Dalla terrazza che li sovrasta si gode una vista a 360° della città.
Di fianco ai magazzini il Bacino Aguedal raccoglieva l’acqua necessaria alla popolazione e all’irrigazione dei giardini del sultano.
Stessa magnificenza hanno le Stalle Regie, che potevano contenere 12 mila cavalli e altrettanti stallieri.
Un canale convogliava l’acqua nelle stalle in modo che gli animali potessero abbeverarsi senza uscire dl recinto.