Il respiro della strada

 

Ci sono giorni nei quali proprio non va. Giorni nei quali ti sembra che tutti gli anni che hai passato al lavoro, nella vita, non siano serviti a niente. Tempo buttato nel cesso. Ci sono giorni nei quali non riesci a trovare proprio niente che ti strappi un sorriso. Giorni vuoti e senza senso nei quali fai le cose solo perché devi, senza pensare, senza la consapevolezza di farle, senza esistere. Giorni nei quali corri anche se non capisci dove stai andando, nei quali capisci che tutto quello hai non ti serve proprio a niente e che ha preso il posto di quello che sei. Giorni in cui fissi il vuoto di un’altra alba grigia fuori dalla finestra, e ricominci a sentire quella specie di senso di colpa che ti cresce dentro che ti chiede che ci fai lì. Ancora lì. Nel riflesso pallido del vetro scorgi a poco a poco il tuo profilo, i capelli spettinati, la barba trascurata, la faccia scavata. Cerchi i tuoi occhi, ti guardi dentro con tutta la dolcezza che puoi inseguendo nei ricordi quel sorriso che da un po’ hai perso. Le giornate ti scivolano via senza che tu te ne accorga e le sere arrivano sempre troppo presto.

Ci sono giorni nei quali senti solo il bisogno di sognare. Di pensare a cose più grandi di te. Giorni nei quali capisci che l’unica cosa che ti tiene a galla davvero è la fuga. Scappare via da questa vita che non senti più tua, da tutte queste cose che hai tanto desiderato e che ora se ne stanno impassibili e fredde davanti a questo sfacelo, da questo magone che ti porti dentro che è riuscito anche a toglierti il gusto forte di un buon caffè. Giorni nei quali capisci che l’unica cosa che devi fare è stare vicino alla tua moto, perché è lei la tua fuga, sentirla insieme a te mentre squarciate quell’invisibile sipario di pensieri sospesi in quest’aria fresca, anche solo per mezz’ora, anche solo in quella maledetta tangenziale.

E allora forse il senso di questi giorni vuoti sta proprio lì, mentre ricordi e sogni, e senti che la tua fuga è già sulla sella di quel pensiero di libertà, leggero come un soffio di vento, sottile come un respiro. Ora sorridi nel riflesso del vetro, la strada ti porterà lontano anche questa volta, attraverso terre lontane e sconosciute, terre di colori e di oscurità, di montagne altissime e valli ombrose, immergendoti nel profumo di deserti aridi e di foreste rigogliose. E  finalmente correrai nel vento, sentirai il soffio della strada accarezzarti il viso e scolpire le tue forme. Respirerai con lei, confondendoti con il mondo che ti circonda, per viaggiare non verso una destinazione, ma verso un’emozione, l’armonia. Passeranno i giorni e il viaggio si rivelerà per quello che racchiude nei segreti delle sue avventure. Solo allora scoprirai che più andrai lontano con il corpo più arriverai vicino al tuo cuore. E una volta laggiù, ai confini del tuo spirito, ai limiti del tuo essere, la motocicletta ti condurrà davvero sulle strade più profonde e difficili da esplorare, quelle della tua anima.

Trailer “Il Respiro della Strada”

 

Prima Parte – Alaska

 

Daniele Donin

Daniele Donin, nasce a Chioggia nel 1980, dottore in Conservazione dei Beni Culturali a Venezia, oggi vive e lavora a Milano. Sportivo determinato, profondo amante della montagna e della natura, in sella alla sua motocicletta ha attraversato in solitaria le strade di più di 80 Paesi attraverso quasi tutti i continenti. Il suo modo di viaggiare, quasi “totale”, molto legato alla strada e interamente immerso nella realtà locale, lo ha portato ad incontrare culture lontane e antiche, nascoste oltre steppe, deserti, foreste, montagne impervie e climi estremi. Nel mondo del motociclismo di viaggio è senz’altro considerato un avventuriero dei giorni nostri, dotato però di una sensibilità fuori dal comune sviluppata proprio grazie alle inevitabili profonde riflessioni che nascono in chi viaggia misurandosi solo con se stesso e soprattutto con i propri limiti. Ormai quando viaggia lo fa senza una destinazione precisa, va semplicemente verso una direzione, il resto lo lascia fare alla vita e all’avventura. Incapace di accontentarsi di questa sponda dell’orizzonte e sempre alla ricerca di sè, riesce a trovarsi sulla strada, in moto e non solo, l’importante per lui è vivere, respirare quella dimensione nascosta, a volte segreta, dove sensi e emozioni si fondono insieme nella bellissima avventura della vita. Nel 2015 ha scritto “Le strade e i giorni”, il suo primo lungo racconto di un viaggio in Asia che fa circolare liberamente perché, come dice lui stesso, quella storia non può avere un prezzo ed essere venduta, in quanto parla di emozioni che a lui sono state semplicemente donate proprio dalla Strada e dal Viaggio. 
Un suo secondo libro, che racconta del viaggio nel Nord America, dall’Alaska a New York d’inverno, sarà presto pubblicato da una nota casa editrice destinando tutto il ricavato ai progetti di  “Bambini nel Deserto”, Onlus che opera attivamente nell’Africa Occidentale.

Le strade e i giorni

Daniele non è uno scrittore, è solo un motociclista, uno semplice, uno di quelli che prende la vita e la butta lì, su una moto in mezzo alla strada. Uno di quelli che apre il gas quando capisce che la strada lo sta buttando fuori ancora una volta. Uno di quelli che ha scelto la moto per guidare con il corpo, che ha scelto di bagnarsi se piove, di sudare se fa caldo e di congelare se fa un freddo cane, di diventare un tutt’uno con la strada, col mondo che lo circonda. Uno di quelli che corre nel vento in equilibrio incerto su due ruote. Questo non è un romanzo, è solo il racconto di un viaggio in motocicletta, un viaggio “totale”, schietto, sincero e istintivo, proprio come l’ andare in moto. “Le strade e i giorni” racconta di un avventuroso viaggio compiuto in motocicletta, in solitaria alla fine dell’inverno, da Milano verso una delle zone montuose più alte e impervie del pianeta, il Pamir. La vicenda, stilisticamente, è raccontata mediante flash back che affiorano durante il viaggio di ritorno, compiuto in aereo per motivi di tempo. La narrazione è volutamente poco ricercata, al fine di rendere il racconto quanto più possibile diretto e coinvolgente e, come ogni viaggio, parte da casa, da quelle compressioni che attanagliano le nostre vite quotidiane, ma che altro non fanno se non caricare una molla immaginaria. E tanto più la molla è carica, tanto più lontano si cerca di andare, quasi alla ricerca di problemi e avventure che in qualche modo ci possano distrarre. E così Daniele parte, nel periodo meno indicato ma nell’unica occasione che gli capita. Parte per andare da solo alla ricerca di un mondo lontano, nello spazio e nel tempo. Parte verso l’Asia centrale con la sua motocicletta, senza un programma preciso, ma con solo una obbligata data di ritorno. Viaggia per giorni su strade di tutti i tipi e sotto cieli di tutti i colori, dai bellissimi tramonti alle tormente di neve. Il suo modo di vivere la strada è totale e profondo, prende quello che trova e vive le emozioni che gli eventi suscitano in lui con tutto se stesso. E più si allontana dal mondo delle sue abitudini, più capisce che in realtà, proprio quelle strade e giorni lo stanno conducendo a scoprire se stesso. La solitudine, tutti i suoi sensi estremamente coinvolti, le condizioni difficili in cui vive questo viaggio gli svelano in realtà quanto sia profondo l’animo umano e quanto ciò che ci circonda sia solo il mezzo per raggiungere la propria essenza, quella consapevolezza di sé che dovremmo avere in tutto quello che facciamo per poterlo vivere appieno. Guidando la sua moto, che chiama spiritosamente “kammella”, riesce a raggiungere quella coscienza che lo porta a sentire l’essenza di tutte le cose, che lo porta a respirare nel mondo e a diventarne egli stesso parte. Il Viaggio così attraversa quella dimensione spirituale che purtroppo qui abbiamo perso, ma che grazie alla consapevolezza di esistere, proprio lì in quel momento, riusciamo a ritrovare. E proprio perché ritiene che questa consapevolezza della vita gli sia stata donata, dalla moto, dalla Strada, dal Viaggio, ha deciso che il libro non può essere venduto, perché i regali non hanno un prezzo. Lo ha stampato in qualche centinaio di copie e in formato elettronico e lo regala a chiunque voglia leggerlo, voglia rivivere e far continuare il suo bellissimo viaggio.