Lo zaino di Jambo

Lo zaino di Jambo

Dal mio zaino di viaggio ideale vorrei sicuramente scaricare tutti i pesi inutili, per tenere solo ciò che ho di leggero, utile e importante, e lasciare tanto posto alle cose nuove che sicuramente verranno: un giorno del 1984 ho fatto lo stesso con la mia vita.



Cambiare latitudine per cambiare prospettiva. L’insolito non è impossibile. Percorrere terre di incontri, incontrando la storia, l’arte; entrando in contatto, per viverlo, con uno straordinario patrimonio culturale e umano. Non sentirsi appagati da un semplice incontro, banale e frettoloso, o da una rapida, seppur emozionante, visione dei luoghi. Avere, anche individualmente, il tempo e la possibilità di vivere quei momenti come spazi personali, secondo le proprie curiosità. E’ banale dire che un viaggio è “culturale”, termine ormai inflazionato e spesso abusato, definizione ingenuamente generalizzata. Eppure basta attenersi a una regola semplice: voglia di rispettare. Che si traduce nella volontà di vedere i Paesi non come musei, ma come un’entità in continuo movimento, che parte dalla storia e percorre periodi di declino e di crescita, a volte di magnificenza, per allacciarsi all’oggi. Cultura come rispetto della sua integrità, come capacità di salvaguardia. La natura è magica, dominatrice e grandiosa. Lo è proprio perchè è integra. A noi capirlo e comportarci di conseguenza. Lasciando solo piccole tracce del nostro passaggio, orme che il vento possa cancellare nello spazio di un soffio. Cultura come dovere: di preservarne la sontuosità, si rispettarne la magnificenza, di conservarne il fascino.