il richiamo del mondo 2020

 

Come un’artigiano del Medioevo, mio padre credeva nell’idea di insegnare ai giovani il mestiere di famiglia fin dalla più tenera età. Capendo che con me era molto difficile mi regalò la mia prima cinepresa, con qualche istruzione per l’uso che m’intimorì non poco, quando avevo dodici anni.
A sedici anni, feci in modo che seguissi per qualche giorno mio zio, fotografo naturalista.
“Stagli incollato”, mi disse mio padre. Fai  esattamente come lui, dall’alba al tramonto”.
A questo punto intervenne mia madre: “Quando però diventa buio, tu smetti di copiare quello che fa lui, e fai di testa tua”.

Jambo

prima della partenza

 

i protagonisti

 

“Frammenti Africani” 1982-2010

E no, perché ti auto-limiti? non è dedicato soltanto alla redazione di Altheo NetTv. Non è.
Non può esserlo.
Che tu tenti di limitarlo oppure no, attribuendogli legittimamente i destinatari che più ritieni opportuno e giusto, lui se ne scorre invece come un fiume gonfio di emozioni, vola via libero nella sabbia del deserto insieme al vento caldo dell’Africa, brilla tanto negli sguardi ancestrali di quella gente, la prima inquilina del Mondo!, quanto in quelli nobilissimi dei suoi animali, così nobili che più li guardi e più ritieni semanticamente corretto definirli “fiere”.
Sono immagini, di più, sussurri o grida, che vanno e toccano fin “dentro” tutte le persone nelle quali batte ancora un cuore; quelle nelle quali palpita qualcosa che a seconda del credo può prendere il nome di anima, spirito o altro ancora – aiutatemi voi, non sono mai stato forte in cose di religione!; insomma in tutti coloro che conservano l’innocenza infantile per potersi commuovere ancora e soprattutto l’orgoglio adulto di saper ammettere la propria commozione.
Grazie, infine, anche per l’intelligenza di aver dato al filmato quel titolo, perché l’Africa può stare solo in mille e mille “frammenti”, dato che è troppo immensa e libera per poter essere racchiusa in un’immagine unica.
Guido Mattioni

Se chiudo gli occhi sono sempre vive nella mia mente le immagini, i colori, gli odori di quella terra lontana chiamata Africa.

Lo spazio infinito del Serengeti, il Masai Mara, il lago Turkana, Ngorongoro, terra di paesaggi sconfinati, dove lo sguardo si perde all’orizzonte.
Terra dove la natura è tanto affascinante quanto dura e selvaggia, dove ogni giorno si compie la lotta per la sopravvivenza, la selezione naturale del regno animale tra carnivori ed erbivori.
Terra spettacolare per i colori del cielo, della terra, dei mercati.
Terra alla quale vengono fatte risalire le origini dell’uomo, terre di antiche tradizioni e culture.
Terra in grado di trasmettere e suscitare fortissime emozioni, dove l’animo del viaggiatore è rapito dai lunghi e infuocati tramonti.
Terra dai forti contrasti e dai mille paesaggi, dagli estremi delle sue coste fino alle zone più intense del suo territorio.
Terra dove l’anima pulsante e vitale è rappresentata da donne e bambini.
Terra i cui vivono e convivono antichissime popolazioni ed etnie, persone dal sorriso bianchissimo, dagli occhi e dalla pelle scura.
Per questo motivo, sin dall’antichità, questa terra è stata chiamata Africa Nera, e io l’ho sempre chiamata… casa.