Africa: Vita quotidiana. Arti del corpo

Africa: Vita quotidiana. Arti del corpo.

“Neppure il parrucchiere più abile può tagliarsi i capelli da solo”.
( proverbio Congo ).



I Bafia del Cameroun spiegavano la foratura delle orecchie e la limatura dei denti sostenendo che altrimenti sarebbero somigliati a scimpanzé o porci.
Il corpo offre alle società africane un campo metaforico attraverso cui rappresentare le relazioni sociali e il luogo su cui imprimere il proprio segno modificandone volume e superficie.
L’acquisizione di status definitivi o temporanei è marcata attraverso modificazioni permanenti (scarificazioni, tatuaggi, mutilazioni, deformazioni ossee ), oppure transitorie e ripetibili ( colore, abbigliamento e acconciature, soggetti a prescrizioni e divieti, è una modalità di espressione delle gerarchie sociali.
Non si tratta però di un quadro statico; vi è spazio anche per le mode, per cambiamenti generati localmente o importati dall’esterno e per apprezzamenti estetici.
Nudità e trascuratezza nella cura dei propri capelli sono in Africa il segno della marginalità sociale e di un’umanità minacciata dall’animalità o dal disordine della morte: il lutto è spesso contrassegnato dalla nudità e dalla rasatura della testa così come l’iniziazione, in cui si muore simbolicamente per rinascere trasformati; elementi che servono anche a sottolineare lo status pre-sociale e scarsamente umanizzato dei bambini.
Capelli lunghi e spettinati sono invece spesso il segno della perdita della ragione, dell’apparizione di spiriti malvagi.





Il colore è oggetto giudizi che sono al contempo etici, medici, religiosi ed estetici.

La bellezza non è un dato naturale di partenza ma il risultato di una cura del corpo che si esprime attraverso la pulizia e la cosmesi.
Presso i Mende della Sierra Leone ad esempio, una pelle nero lucente e levigata ottenuta con continue applicazioni di olio rappresenta l’ideale della bellezza femminile.
La concezione africana del colore poggia sulla terna bianco, rosso, nero, con il rosso che fa da mediatore.
Fra i Ndenbu del Congo il rosso è simbolo del sangue, il bianco del latte materno e dello sperma e il nero delle feci e dell’urina.
Bianco e nero esprimono il contrasto tra bontà e cattiveria, vita e morte, salute e malattia.
Il bianco del latte materno, dello sperma e della farina è associato al nutrimento, alla procreazione, alla verità e alla purezza rituale.




Fra gli Yoruba della Nigeria la scarificazione del corpo mira ad ottenere un equilibrio compositivo ( idogba ), tanto tattile che visivo, che è il risultato dall’alternanza e combinazione di superfici lucide e opache, levigate e ruvide, attentamente incise e lavorate: il nero del pigmento usato nelle scarnificazioni modera la lucentezza della pelle modificandone il colore.