Milano Fashion Week


 


Milano, 20 febbraio 2024 – Al via da qui al 26 febbraio la Milano Fashion Week 2024, la Settimana della moda a Milano che diventa per una settimana la capitale della moda italiana e del fashion system internazionale che porta in città top model internazionali, star ed eventi all’insegna del glamour. Non solo sfilate, tanti gli appuntamenti in giro per la città: il calendario prevede 168 eventi, di cui 56 le sfilate di cui due doppie e cinque realizzate in formato digitale. Se quasi tutte le sfilate delle nuove collezioni femminili per l’autunno/inverno 2024-25 e i vernissage sono a porte chiuse.


Le Sfilate



La Sfilata



Emporio Armani, variazioni romantiche. Una collezione che, come sempre, Giorgio Armani dedica alle donne giovani per le quali la modernità non è un’espressione eccentrica.


 

Emporio Armani, variazioni romantiche- immagine 2

Le jeune filles che vivono nella complessità dei nostri tempi nel racconto pacato della collezione di Emporio Armani per l’autunno inverno 2024. Che parla di quotidianità curata, di passaggi generazionali che avvengono in continuità: qui un tailleur pantaloni in velluto verde e dalla giacca lunga, lì un giubbotto di pelliccia ecologica, là un pullover corto in vita, qui una giacchina in seta goffrata.


Emporio Armani, variazioni romantiche- immagine 3


“Buongiorno, notte!” dice Giorgio Armani costruendo uno scenario “in cui si muove una donna tipicamente armaniana, che ha la libertà istintiva di Emporio: porta i pantaloni sotto l’abito vaporoso che per lei è una camicia, riscopre il cappotto dalle forme ampie e avvolgenti, il gilet di tessuto o di crochet; indossa tute, pantaloni sciolti che si chiudono al fondo” recita la nota della collezione.


Emporio Armani, variazioni romantiche- immagine 4

Ma c’è anche qualcosa di più. C’è che con Emporio Giorgio Armani coglie “quel che resta del giorno”,  direbbe lo scrittore giapponese Kazuro Ishiguro, cioè coglie quello che resta di un’attitudine giovanile di donne che difficilmente cedono al fascino del “facciamolo strano”. “Ho voluto essere coerente facendo vestiti che si indossano. È vero, nella collezione ci sono anche spunti eccessivi e c’è perfino qualche concessione allo spettacolo… ma è tutto molto portabile” dice Armani dopo la sfilata mentre parla sulla passerella ancora innevata.


Emporio Armani, variazioni romantiche- immagine 5

Si, perché il tocco più romantico arriva proprio nel finale della sfilata, quando dopo i completi, i grossi cappotti maschili, le giacche, i piumini arrivano gli abiti da sera, per lo più neri, luccicanti, poetici indossati da modelle che attraversano la passerella sotto una nevicata romantica. Un romanticismo non svenevole che richiama un tema precedente visto in passerella: le grandi gonne nere con le stelle stampate con l’outline bianco. “Le stelle sono emblematiche di qualcosa di irraggiungibile ma che vorremmo conoscere” dice Giorgio Armani nell’espressione più romantica possibile che si possa avere dopo lo stress di una sfilata.



La Sfilata



Dolce & Gabbana, tuxedo symphony. Variabili sartoriali e trasformazioni non codificate: Domenico Dolce e Stefano Gabbana presentano una collezione in nero di infinite espressioni femminili.


Dolce&Gabbana, tuxedo symphony- immagine 2

“Una donna in abito nero è un tratto di matita” dicono Domenico Dolce e Stefano Gabbana e vogliono significare che quel tratto ha infinite possibilità per definirsi, per affermarsi, per essere il mistero che decide di essere quando vuole esserlo: ecco “Tuxedo”, la collezione autunno inverno 2024 di Dolce & Gabbana. E con essa, nella lunga storia d’amore fra Domenico Dolce e di Stefano Gabbana con le donne si inserisce una reference che non ha nulla di “maschile” anche se proviene dal mondo dei maschi.


Dolce&Gabbana, tuxedo symphony- immagine 3

“Il tuxedo è il simbolo dello stile più puro. Per noi, solo lo stile permette di andare oltre la moda: più un capo è semplice, classico come il tuxedo, più è perfetto, cioè eterno, senza epoca” dicono gli stilisti. Ma sanno benissimo quello che hanno fatto: quel completo nato perché gli uomini lo indossassero per stare comodi a cena nelle ville del countryside inglese, così comodo che poteva essere indossato anche mentre si ritiravano nel fumoir (e per questo, in Europa si chiama Smoking) nella collezione Dolce&Gabbana è semplicemente il punto di partenza di un’idea, di una sensazione, di un significato: di un timeless che non ha alcun significato piccolo borghese che atterra nella durata. È piuttosto una questione di sartorialità, quello si.



Dolce&Gabbana, tuxedo symphony- immagine 4

“La nostra è una storia d’amore con le donne, e nel tuxedo decliniamo la sartorialità al femminile. Un incontro tra contrasti: maschile e femminile, austerità e seduzione si intrecciano, lasciando a ogni donna la libertà di esprimere la propria concezione di stile”. Ma Domenico Dolce e Stefano Gabbana sanno bene che non possono fermarsi prima di prendersi la responsabilità della proposta. Ecco, allora, che quel tuxedo diventato l’abito da sera preferito dagli uomini qui viene demistificato, tagliato, trasformato, sottoposto alle soluzioni fantastiche che solo il sapiente taglio sartoriale può ricomporre in vestiti che esprimono una femminilità esaltante.


 

 

Dolce&Gabbana, tuxedo symphony- immagine 5

“Disegnare un tuxedo significa per noi proporre un’eleganza senza tempo, profondamente radicata nella nostra cultura sartoriale. Significa donare alle donne un guardaroba classico che, sfuggendo alla moda del momento, permetta loro di avere più fiducia in sé stesse”. Si, però…Se l’intento è sicuramente questo, Domenico e Stefano non mettono a riposo le loro curiosità.


Dolce&Gabbana, tuxedo symphony- immagine 6

Mettono lo spencer corto del tuxedo sopra un body in seta e pizzo, la giacca larga di un altro tuxedo sopra ai pantaloni stretti, un’altra su una gonna di chiffon composta da un telo fermato in vita da un nastro in raso. E ancora, trasformano la fusciacca in un bustier, la giacca in un robe manteau lungo, trasformano la camicia in un abito sottoveste completamente aperto di lato. E fanno accompagnare il tutto da grandi cappotti in ecopelliccia a pelo lungo, da tuniche spalmate di cristalli, da giacche indossate sopra le culotte in raso.


Dolce&Gabbana, tuxedo symphony- immagine 7

E solo quando molte delle trasformazioni sono in campo ci si accorge che a legare la storia, anzi le tante storie scritte con il pretesto del tuxedo c’è il nero. Il colore di Dolce&Gabbana che funziona come la nota di base di una sinfonia di stile. “L’eleganza lineare e la semplicità sofisticata del tuxedo esaltano la femminilità: una donna in tuxedo affascina per la sua eleganza, la sua ambiguità, la sua forza seducente”. Si è vero. Ma se non ci fosse l’intervento della creatività e la lavorazione manuale della sartoria, alla fine sarebbe rimasto un tuxedo. Quello che tutti conoscono. Qui l’esercizio è trovare il punto di partenza di tutte queste variabili non codificate.


 



Versace, post punk glamour. Donatella cita Siouxsie Sioux e Steven Severin tutti insieme in passerella per un racconto di un periodo che suona il punk rock e si confronta con la New Wave.


La Sfilata



Versace Back Stage



Versace, post punk glamour- immagine 2

Quante immagini si affastellano nella mente guardando una sola sfilate di Versace: con la collezione autunno inverno 2024 Donatella Versace regala immagini al presente del punk rock e del post punk. Conservando indomita la vocazione del glamour. Che poi, addomesticare il punk e spingerlo verso il glamour per Versace è sempre stato un attimo: ricordate la collezione firmata da Gianni con le spille che tenevano insieme lembi di vestiti? Uno di quelli rese famosa Liz Hurley con una sola apparizione in una notte da red carpet. Donatella va oltre e rilegge le immagini di Siouxsie Sioux e Steven Severin che nella Londra del 1976 formarono il gruppo Siouxsie and the Banshees che, per 20 anni (fino allo scioglimento del 1996), fu la voce del post punk, movimento musicale e di lifestyle del quale furono i pionieri.


 

Versace, post punk glamour- immagine 3

Belli e affascinanti entrambi, capelli sparati in testa, a seconda dell’umore neri, biondi e tinti con altri colori, i due furono responsabili, in un certo senso, anche della nascita della New Wave, cioè della reazione e dell’alternativa a loro stessi, che si personificò in quell’altra esplosione musicale dei The Cure e dei loro favolosi look in black glamour. Una storia di un periodo bellissimo perché creativo fatto con poca spesa che Donatella Versace rilegge a modo suo: mettendo tutto insieme e ottenendo quel detonatore di moda che il mondo chiama Versace.


 

Non bada a spese creative, Donatella, che dal post punk prende le smagliature e le trasporta nei maglioni, dagli spacchi ricava abiti sexy, costruisce cappotti in cavallino tinto di rosso, prepara miniabiti in maglia di metallo, incastra specchietti e paillettes nei tessuti bouclé rossi e neri (iconografia classica del punk). E così ottiene il risultato di rileggere subculture e street culture in una sola collezione.


Versace, post punk glamour- immagine 5