100 lire nel Jukebox – Taylor Swift – Fortnight


 


 


Taylor Swift canta “due settimane d’amore” con Post Malone: ecco la sua “Fortnight”. Nell’attesissimo nuovo album di Taylor Swift spicca “Fortnight” con Post Malone: il testo, la traduzione e il significato della canzone in alta rotazione su tutte le radio mondiali.


Il significato di Fortnight di Taylor Swift e Post Malone è da leggere anche nella chiave dell’intero album The tortured poets department, che per ammissione della stessa artista è una raccolta di testi tormentati scritti negli ultimi anni:


È un’antologia di opere inedite che riflettono eventi, opinioni e sentimenti di un momento fugace e fatalista, sensazionale e doloroso in egual misura. Questo periodo della vita dell’autore è ormai concluso, il capitolo è stato chiuso. Non c’è nulla da vendicare, non ci sono conti da regolare una volta che le ferite si sono rimarginate. E, riflettendoci meglio, un buon numero di esse si sono rivelate autoinflitte. Chi scrive è fermamente convinto che le nostre lacrime diventino sacre sotto forma di inchiostro su una pagina. Una volta che abbiamo raccontato la nostra storia più triste, possiamo liberarcene.



Come molte altre canzoni dell’album quindi Fortnight parla di sofferenza, e nello specifico di sofferenza per amore. Un amore, in questo caso, durato due settimane (fortnight è un termine inglese che significa appunto “due settimane”), che ora si è trasformato in una convivenza tra vicini di casa, in cui al limite si parla del meteo. Gli strascichi di questo amore, probabilmente proprio un tradimento tra vicini di casa, sono tuttora presenti nella testa e nel cuore dell’io lirico della canzone, ancora innamorato (ed è questo che causa tanta sofferenza). “I love you, it’s ruining my life”, non a caso, è scritto nel retro della copertina dell’album The tortured poets department, a conferma di quanto i versi siano centrali nel progetto. Il “lui” della canzone, però, ha deciso di stare con la moglie, la quale viene descritta solo mentre innaffia i fiori, un’immagine che suggerisce l’atto di prendersi cura di qualcosa.


Il tema del tradimento, d’altronde, è presente in diverse sfumature nella canzone. Nel secondo ritornello di Fortnight infatti Taylor Swift introduce una variazione e parla dell’infedeltà di suo marito, che “vorrebbe uccidere”. Sempre nello stesso album è presente una traccia, Florida!!! (ft. Florence and the machine), con i versi “And your cheating husband disappeared/Well, no one asks any questions here” (“E il tuo marito infedele è scomparso/Beh, nessuno fa molte domande qui”), che sembrano trattare lo stesso tema. Non a caso, anche in Fortnight si parla di Florida, nell’invito finale a trasferirsi in Florida. Non mancano, in effetti, i riferimenti interni alla discografia di Taylor Swift, che apre la canzone con un possibile rimando ai versi di Hits different, contenuta nell’album Midnights, dove Taylor Swift cantava “Is it you? Or have they come to take me away?” (“Sei tu? O sono venuti a portarmi via”), interpretati da molti fan come un possibile richiamo a un momento di infermità mentale causato dalla sofferenza amorosa. Fortnight invece si apre con una considerazione più amara: la protagonista sarebbe dovuta essere portata via, ma si sono dimenticati di venire a prenderla.


Infine, un’altra piccola chicca tra le teorie che stanno prendendo piene tra i fan. In molti pensano che il nuovo album di Taylor Swift sia incentrato sulla storia d’amore con Joe Alwyn, terminata nel 2023. Anche Fortnight conterrebbe un riferimento alla loro rottura, che sarebbe avvenuta nel febbraio 2023: per questo quindi il testo parlerebbe di un “febbraio senza fine”. Qualunque sia la verità, dopo i circa 7 anni di relazione con l’attore britannico Taylor Swift ha iniziato una nuova relazione con Travis Kelce, giocatore di football americano che quest’anno ha vinto il Super Bowl. Insomma, il 2024 potrebbe essere un anno davvero fortunato per la coppia.


Taylor Swift si riempie di tatuaggi per il video di ‘Fortnight’ feat. Post Malone. Intanto ‘Tortured Poets’ è diventato l’album col maggior numero di stream di sempre in un solo giorno.


Taylor Swift ha pubblicato il primo video del suo album The Tortured Poets Department. Parliamo del singolo Fortnight, insieme a Post Malone. Il video inizia con Swift che si sveglia con un abito bianco, incatenata a un letto in un manicomio. Poco dopo la cantante si asciuga il viso per rivelare i tatuaggi incisi sulla sua pelle e appare Post Malone, in una stanza bianca e spoglia piena di macchine da scrivere. È la storia di due amanti sfortunati tra ambientazioni surreali, come un inquietante laboratorio in cui Ethan Hawke interpreta uno scienziato occhialuto. Swift ha elogiato Post Malone su Instagram il giorno prima di pubblicare il suo nuovo album. «Sono una grande fan di Post per via di come scrive, per la sua sperimentazione musicale e delle melodie che crea e che ti restano in testa per sempre». «Ho potuto assistere in prima persona a quella magia prendere vita quando abbiamo lavorato insieme». Intanto, a poco più di 24 ore dall’uscita, Tortured Poets raccoglie già i primi risultati: in meno di 24 ore l’album ha già battuto il record per il maggior numero di stream in un solo giorno su Spotify. Siamo oltre i 200 milioni di stream, e Swift ora detiene il record per i primi tre debutti nella storia della piattaforma ( Midnights è secondo posto e 1989 (Taylor’s Version) al terzo).

 



 

I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele Maccarinelli – India – Jaisalmer




Jaisalmer, la città d’oro.



 

Da Bikaner proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta del Rajasthan e dopo circa 6 ore di viaggio arriviamo a Jaisalmer, non lontana dal confine con il Pakistan. Jaisalmer è chiamata anche la città d’oro per le sue costruzioni in arenaria gialla. Fu fondata nel 1156 in posizione strategica ai margini del deserto, ed al centro dell’antica via carovaniera verso Delhi. Dal XVII secolo divenne un importante crocevia lungo le piste commerciali tra l’Afghanistan e la Persia e servì da rifugio e stazione di sosta per carovanieri e viaggiatori.


Una delle principali attrazioni di Jaisalmer è sicuramente il Forte risalente al XII secolo e le splendide “haveli”, le case dei mercanti che non badarono a spese per costruire dei veri e propri gioielli. Il Forte è circondato da mura e bastioni e si trova su di una altura che sovrasta la città nuova. Visitiamo la città vecchia al mattino ed è un piacere perdersi tra le sue stradine all’interno della  cittadella, dove si trovano una miriade di  negozi che vendono colorate e preziose  pashmine, souvenirs di ogni genere, profumi orientali dall’intensa fragranza e bellissimi gioielli in argento, rigorosamente fatti a mano,  ed è impossibile non fermarsi ad acquistare qualcosa. Visitiamo anche un paio di templi jainisti che sono le attrazioni religiose più importanti di Jaisalmer.




Questi templi, in arenaria gialla, sono famosi per i loro dipinti in stile Dilwara e per l’architettura d’era medievale. Quello che ci colpisce maggiormente della città sono però le splendide “haveli”, con le facciate ricoperte da un intricato lavoro di intagli. Tra le più belle ci sono  quella di Salim Singh, con le balconate scolpite con le raffigurazioni di pavoni, e la Patwon-ki-haveli, la casa dei mercanti di broccato che è la più maestosa e la più raffinata della città. Il primo ”haveli” fu commissionato nel 1815  da Salim Singh, Primo Ministro del regno, ed ha un architettura particolare infatti il tetto fu costruito a forma di pavone. La casa ha ben 38 balconi e tutti hanno disegni diversi mentre che la facciata assomiglia ad una nave vista da poppa.




Il Ptwon-ki-haveli invece, fu costruito tra il 1800 ed il 1860 da cinque fratelli della religione jainista ed è famosa per gli specchi che decorano le pareti ed i soffitti. La casa comprende cinque unità di cui una è stata trasformata in museo, ed essendo una meraviglia architettonica richiama turisti da tutto il mondo.



 

 

 

Dopo la visita alla città, nel  tardo pomeriggio andiamo nel deserto di Sam ad ammirare il  tramonto. Il luogo è molto turistico ed il posto brulica di cammellieri pronti farci fare una cavalcata tra le dune sabbiose. Il cielo è nuvoloso ed il tramonto non è granchè ma noi ce lo gustiamo ugualmente, sorseggiando un ottimo bicchiere di vino locale, accompagnati dalle note dei suonatori di flauto.




Il giorno seguente prima di lasciare Jaisalmer per recarci a Jodhpur, facciamo una sosta all’incantevole Lago Gadisar, un lago artificiale costruito nel 1156  con dei piccoli templi e santuari molto suggestivi, costruiti intorno ad esso. Nel Medioevo serviva da serbatoio in mancanza di sistemi di irrigazione. È un luogo molto rilassante dove  famiglie locali amano passeggiare e fare pic-nic sulle sue sponde. Noi lasciamo a  malincuore Jaisalmer sapendo però che, fra qualche ora, scopriremo un’altra perla del Rajasthan…



 

I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele Maccarinelli – India – Bikaner





A 336 km. da Jaipur si trova la città di Bikaner chiamata anche la città rossa per il colore delle case in arenaria. Fu fondata nel 1486 dal Maharaja Rao Bikaji, figlio di Rao Jodhaji di Jodhpur e fu, in età moderna, capitale di uno Stato indipendente. Bikaner è un importante destinazione turistica grazie al suo splendido forte di Junagarth, risalente al XVI secolo e i meravigliosi “haveli”. Il termine “haveli” deriva dall’arabo e significa “tramezzo” o “spazio privato” ed è divenuto popolare sotto l’impero Moghul. Le “haveli” erano uno  status simbol per i ricchi mercanti che tra il 1830 ed il 1930 le fecero progettare per ospitare le loro numerose  famiglie in tutta sicurezza.




Il centro storico ed il suo mercato


Iniziamo la nostra visita nel centro storico della città vecchia a bordo di un tuk-tuk che sfreccia a velocità alquanto elevata nelle strette viuzze, scansando di poco pedoni e animali. A piedi ammiriamo dapprima le stupende “haveli” in arenaria rossa per poi immergerci nel caos del mercato locale. Il mercato è un tripudio di colori, di odori, (purtroppo  non tutti gradevoli), di profumi delle spezie e  delle piccanti pietanze  preparate al momento.


Camminiamo tra la folla scansando tuk-tuk,motorini e mucche e nonostante il casino è un piacere essere qui in una realtà così diversa dalla nostra. Abbiamo inoltre la fortuna di assistere ad un coloratissimo corteo nunziale. Il matrimonio in India non è solo l’unione della coppia ma anche di due famiglie. Gli invitati sono sempre numerosissimi ed i festeggiamenti durano diversi giorni anche nelle famiglie più povere.


Il Forte Junagarth




Il Forte Junagarth, inaccessibile ai tempi in cui fu edificato, è circondato da un fossato, da alte mura ed all’interno si trovano diverse sale ed edifici. È sicuramente l’attrazione principale della città  con 37 bastioni che proteggono il forte ed è un perfetto mix tra fortezza militare e reggia lussuosa. Fu costruito tra il 1588 ed il 1593 col nome di Chintamani per volere del Maharaja Rai Singh e ospita tra le sue mura diversi palazzi, cortili, padiglioni e balconi. Le mura del palazzo sono riccamenti decorate con pietre semipreziose, marmi e dipinti.


Impressionante è la struttura Anup Mahal, un palazzo a più piani che fungeva da quartier generale amministrativo del regno,  con i soffitti in legno decorati con specchi intarsiati e le pareti decorate ricoperte di rosso e oro con intarsi in vetro colorato.




Palazzo Lalgarth


Il Palazzo Lalgarth, in arenaria rossa, fu costruito nel 1902 dal re Ganga Singh in memoria di suo padre. Questa magnifica costruzione è ispirato allo stile rajput con influenze musulmane e britanniche . Attualmente ospita la residenza dell’attuale famiglia reale, un museo ed un lussuoso hotel in stile tradizionale dove abbiamo avuto la fortuna di passare la notte.



 

Spirito Libero – India – Yoga – Religione e Filosofia




“La pratica è lo sforzo per assicurarsi la stabilità. Questa pratica diventa salda quando è continuata con devozione reverente e senza interruzione per un lungo periodo di tempo”. (Yogasutra)




Tradizione antica incentrata sulla prassi ascetica e meditativa in quanto mezzi con i quali l’uomo può raggiungere la liberazione. La formulazione classica è riportata negli Yogasutra di Patanjali e in commentari successivi. Lo Yoga è uno dei sei sistemi filosofici ortodossi (darshana), con il Sankhya condivide gran parte l’impianto teoretico, basato sul dualismo radicale fra il Purusha (lo spirito, non agente, immobile e impassibile) e la Prakrti ( la materia/natura, potenzialità di tutto l’esistente ma priva di coscienza). Come nel Sankhya, l’unica via di liberazione è individuata nella conoscenza (ma aiutata dalla prassi); si distingue dall’ateismo del primo in quanto postula l’esistenza di un Essere Omnipotente (Ishvara) che partecipa al dispiegarsi della natura.





Le tecniche yogiche si articolano in otto gruppi: yama (proibizioni), niyama (discipline), asana (posizioni), pranayama (controllo del respiro), pratyahara (percezione senza partecipazione), dharana (concentrazione), dhyana (attenzione continua) e samadhi (raccoglimento assoluto). Il loro scopo è di condurre il praticante attraverso altrettanti stadi che mirano a liberare dai “vortici della mente” (cittavrtta), ovvero gli stati psichici e sensoriali che precludono all’uomo la coscienza salvifica.
Le tecniche di meditazione dello yoga sono state adottate trasversalmente da differenti sistemi di pensiero del Subcontinente, e ciò testimonia la vitalità di questa tradizione nei secoli.


Miniatura con uno yogi in una posizione per il pranayama, XIX secolo, Londra, British Library.

 
 
 
 
 
 
Le tecniche yogiche furono adottate da moltre altre tradizioni del Subcontinente, in special modo da sette e insegnamenti di carattere esoterico. Nonostante le informazioni in proposito siano scarse e non univoche, è probabile che i fondamenti di discipline del corpo e della mente attuate mediante esercizi fisici e spirituali siano da ricercarsi nell’antichità remota dell’India, forse anche pre-vedica. Il costante sviluppo e perfezionamento di queste tecniche, originariamente eterogenee, avrebbero poi portato lentamente alla costituzione di una disciplina unitaria, cui venne data una base filosofica con la dottrina del dualismo radicale di Sankhya.

 
Scultura di yogini

 
 
La yogini è la praticante dello yoga di sesso femminile; e soprattutto nei riti tantrici che essa riveste grande importanza, data dal valore simbolico della donna e, in generale, dal principio femminile in queste tradizioni. La yogini può essere quindi il partner sessuale femminile di un rito tantrico, depositaria della duplice potenza creatrice e distruttrice simbolicamente connaturata al suo sesso. Il termine indica anche attendente o una emanazione di Durga, che assiste la dea nella battaglia contro i demoni. Alle yogini sono dedicati alcuni santuari particolari, costituiti da 64 nicchie disposte a cerchio o a quadrato.