Soundtracks – Lady Gaga – Hold my Hand – Top Gun Maverick



Lady Gaga, il grande ritorno: il singolo ‘Hold my hand’ dal film con Tom Cruise.




Si intitola Hold my hand ed è il grande ritorno di Lady Gaga come autrice e produttrice di colonne sonore dopo l’enorme successo di A star is born (2018) per cui la popstar ha vinto un Premio Oscar, due Grammy Awards, un BAFTA Award, un Golden Globe e un Critics’ Choice Award. Il nuovo singolo è stato annunciato oggi ed è tratto dalla colonna sonora del film Top Gun: Maverick.


Prodotto da Lady Gaga e BloodPop con l’aiuto di Benjamin Rice, Hold my hand uscirà in tutto il mondo martedì 3 maggio via Interscope Records, è stato scritto per il film e la versione “cinematografica” contiene la produzione aggiuntiva di Harold Faltermeyer e del vincitore del Premio Oscar Hans Zimmer. La star ha condiviso sui social una parte del testo della canzone.


Top Gun: Maverick  vede protagonista il tenente Pete “Maverick” Mitchell (Tom Cruise), tra i migliori aviatori della Marina, che dopo più di trent’anni di servizio è ancora nell’unico posto in cui vorrebbe essere. Evita la promozione che non gli permetterebbe più di volare, e si spinge ancora una volta oltre i limiti, collaudando coraggiosamente nuovi aerei.


Chiamato ad addestrare una squadra speciale di allievi dell’accademia Top Gun per una missione segreta, Maverick incontrerà il tenente Bradley Bradshaw (Miles Teller), nome di battaglia “Rooster”, figlio del suo vecchio compagno di volo Nick Bradshaw “Goose”. Alle prese con un futuro incerto e con i fantasmi del suo passato, Maverick dovrà affrontare le sue paure più profonde per portare a termine una missione difficilissima, che richiederà grande sacrificio da parte di tutti coloro che sceglieranno di parteciparvi.


Top Gun Maverick


A sessant’anni Pete “Maverick” Mitchell è ancora un ‘semplice’ officiale al servizio dell’aereonautica americana. Aveva tutto per diventare generale ma Mav se ne infischia delle stelle e dell’uniforme, preferisce essere un pilota collaudatore e superarsi a colpi di Mach. In ritiro in un hangar, tra ricordi gloriosi e ‘riparazioni’, è richiamato dai suoi superiori per addestrare una flotta che dovrà affrontare una missione ad alto rischio in territorio nemico: lo smantellamento di una base segreta di uranio. Tra i giovani allievi c’è Bradley Bradshaw, figlio di Goose, amico e copilota, morto accidentalmente anni primi durante un’esercitazione. La loro relazione fatica a decollare mentre i demoni tuonano come un F-14 e la missione incombe. Quella militare e quella formativa.


Trentasei anni dopo, Maverick riprende servizio in un film che omaggia gli anni Ottanta e i suoi interpreti. Operazione nostalgia già percorsa da Indiana Jones e dall’ultima trilogia di Star Wars, ma con Top Gun è tutta un’altra storia. Il blockbuster di Joseph Kosinski non resta a terra e vola altissimo.


Top Gun: Maverick è un sequel in piena salute e in pieno mito. Stesse amicizie virili, stesse rivalità per pilotare caccia potenti, stessa tensione omoerotica dietro ai Ray-Ban, stessa spiaggia e naturalmente stessi titoli di testa, che riprendono l’incipit di Tony Scott sul celebre tema di Harold Faltermeyer. Una lunga prima scena, evocatrice e onirica, che ci precipita di colpo nel 1986 e su una portaerei in febbrile attività. Il tempo non è passato, Top Gun è davanti a noi, intatto e pronto a tentare l’impossibile a fianco del suo eroe: contraddire tutte le attese e rifiutare tutto quello che avrebbe dovuto essere, o che l’industria avrebbe voluto che fosse. Un ultimo volo malinconico.



L’idea della trasmissione è centrale ma l’eroe di questo secondo capitolo è ancora lui, Tom Cruise, che corre in moto dentro lo stesso tramonto ma si domanda adesso fino a quando potrà ‘volare’, quando e dove smettere. Confrontare il suo personaggio col suo passato, dona a Maverick lo spessore che gli mancava nell’originale, dove dimorava archetipo grezzo. Soprattutto conduce il film verso un’altitudine emozionale quasi fordiana. Come lo struggente ritrovarsi di Tom Cruise con Val Kilmer, che rende conto dell’eterna giovinezza del divo e del suo dramma connaturato: vedere il tempo, la vita e la morte scorrere sugli altri. Ma non su di lui, che quella insaziabile ricerca di giovinezza la porta come un peso, o forse un destino.


 

 

Al di là della trama ‘militare’, il classico racconto di superamento e perdono, Top Gun: Maverick è soprattutto una nuova meditazione su Tom Cruise e la sua relazione col tempo che passa. Impossibile per lui lasciare andare. Lo dice e lo ripete dentro un film che gioca tanto (forse tutto) sulla sua età e su una forma di disadattamento al mondo contemporaneo, confrontandolo col ruolo che lo ha reso celebre e o lo ha definito.