Altheo NetTv Nature – Il mondo nascosto dei delfini





“Il mondo nascosto dei delfini” racconta la realizzazione del documentario Disneynature “Echo, il delfino”, la storia di un giovane delfino tursiope di nome Echo. Dal surf d’onda con i delfini in Sud Africa al ballo con le megattere alle Hawaii, i realizzatori percorrono chilometri – anche in profondità – per gettare nuova luce sui misteri dell’oceano. La versione in lingua originale è narrata dall’esploratrice Céline Cousteau.



 

100 lire nel Jukebox – Pascal Obispo & Giordana Angi – J’etais pas fait pour le bonheur



Il nuovo progetto discografico vedrà la cantautrice cantare in francese, inglese e spagnolo.





Giordana Angi annuncia un duetto inaspettato proprio mentre è al lavoro sul suo progetto internazionale, un disco che la vedrà cantare in inglese, francese e spagnolo grazie al lavoro di squadra con Martin Kierszenbaum, conosciuto anche con lo pseudonimo Cherry Cherry Boom Boom.


Il produttore e autore statunitense al lavoro con importantissime etichette come la Interscope Records e la Cherrytree Records, ha collaborato con nomi del calibro di Lady Gaga, Sting, i Tokio Hotel e Feist e, dopo aver ascoltato un brano di Giordana in radio durante una vacanza in Italia, ha voluto contattarla per lavorare con lei.


Negli scorsi mesi la Angi si è messa al lavoro e ha viaggiato molto per dare vita a questo nuovo capitolo della sua vita discografica ricordando ai tanti fan che, ovviamente, non smetterà mai di cantare e incidere in italiano. Ma veniamo a questa nuova canzone di Giordana Angi, un duetto che la vedrà collaboratore con uno degli artisti francesi più importanti degli ultimi trent’anni, Pascal Obispo. Ecco come la cantautrice ha annunciato l’uscita prevista per fine marzo del brano intitolato J’etais pas fait pour le bonheur:


Ciao a tutti. Come vedete sono felice di annunciarvi che a fine Marzo uscirà una canzone di Pascal Obispo in duetto con me. Pascal è in Francia uno tra gli artisti pop rock e autore di canzoni più significativi degli ultimi 30 anni e ha scelto me per festeggiare i suoi 40 anni di carriera. Sono onorata di cominciare questo percorso internazionale con lui. Mi sto divertendo molto e mi sento libera. Let the dream begin


 

 

Spirito Libero – La fauna in Amazzonia


 




 

 

Video – La fauna in Amazzonia




La fauna in Amazzonia


Giaguaro (Panthera onca)


È il felino più grande delle Americhe, dall’aspetto maestoso e affascinante. È un predatoresolitario che si ciba di una gran varietà di animali che uccide con il suo morso potentissimo, riuscendo addirittura a distruggere i carapaci delle tartarughe. Si ritiene sia una specie molto importante all’interno dell’ecosistema in quanto, essendo un predatore all’apice dalla catena trofica, contribuisce a regolare e mantenere stabile il numero di prede. Il suo range geografico si estende dal Messico al Sud America ed è considerato “quasi minacciato” dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature) a causa principalmente del bracconaggio e della frammentazione dell’habitat.frammentazione dell’habitat.

Anaconda verde (Eunectes murinus)


È una specie che vive in Sud America facente parte della famiglia dei boa. È tra le specie di serpenti più lunghe al mondo, potendo raggiungere circa i 5 metri, e la più pesante. Vive principalmente in acqua, dove può raggiungere velocità di nuoto altissime, ed è principalmente notturna. È una specie non velenosa che utilizza la tecnica della costrizione per uccidere le prede, talvolta rappresentate anche da animali di grosse dimensioni come tapiri e capibara.


Capibara (Hydrochoerus hydrochaeris)


 

È una specie semiacquatica e il più grande roditore al mondo, che vive principalmente nelle zone boscose e forestali vicino agli specchi d’acqua. Il suo range geografico si estende per tutto il Sud America, escluso il Cile, ed è una specie per lo più sociale. Vive infatti in gruppi misti di circa 10-20 individui, che possono addirittura anche arrivare a 100 in alcuni periodi dell’anno.


Conuro del sole (Aratinga solstitialis)


 

È un uccello dai colori molto vivaci che vive in Sud America, molto socievole e ad oggi considerato anche un animale domestico. È una specie classificata come “in pericolo” dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature) a causa della cattura, il commercio e la perdita degli habitat. È una specie molto curiosa e affascinante, che forma coppie monogame già dall’età di 4-5 mesi di età.


Inia (Inia geoffrensis)


 

È un delfino di fiume che vive nel Rio delle Amazzoni e dalle grosse dimensioni: i maschi possono addirittura arrivare a pesare 185 chilogrammi. È chiamato anche “delfino rosa” perché il corpo degli adulti vira verso questo colore, particolarmente evidente nei maschi. Uno studio del 2008 pubblicato su Biology Letters rivela che il corteggiamento in questa specie potrebbe includere un’esibizione socio-sessuale del maschio: è stato osservato infatti che alcuni maschi adulti trasportano ciuffetti di vegetazioni, ramoscelli o pezzi di argilla, al contrario delle femmine e dei giovani, che lo fanno raramente.


Formichiere gigante (Myrmecophaga tridactyla)


È un mammifero insettivoro, appartenente allo stesso ordine dei bradipi. Non è difficile da riconoscere: presenta infatti dei grossi artigli che utilizza per scavare nel terreno alla ricerca di formiche e termiti di cui va letteralmente ghiotto e che cattura con la sua lunga lingua appiccicosa. È una specie considerata “vulnerabile” dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature) a causa della distruzione degli habitat, degli incendi frequenti e del bracconaggio, dovuto soprattutto alla sua pelliccia.


Caimano nero (Melanosuchus niger)


 

È una specie di alligatore carnivoro che vive nei fiumi, nei laghi e nelle zone allagate del bacino amazzonico e dalle grosse dimensioni: può arrivare infatti a circa 5-6 metri di lunghezza. È definito “nero” in quanto gli adulti presentano una colorazione molto scura, talvolta quasi nera. È considerato il più grande predatore dell’Amazzonia: può infatti predare e cibarsi di qualsiasi animale, da piccoli crostacei a piranha, ma anche bradipi, capibara e altre specie di caimani.


Aquila Arpia (Harpia harpyja)


È un rapace che vive nella foresta tropicale amazzonica, il cui range geografico si estende dal Messico all’Argentina. Ad oggi la specie è quasi estinta in Centro-America, ad eccezione di Panama, a causa della deforestazione dell’habitat, ma a livello più ampio è considerata “quasi minacciata” dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature). È una specie comune soprattutto in Brasile ed è stata osservata a un massimo di altitudine di 2000 metri.


Tapiro del Sud America (Tapirus terrestris)


 

È una delle quattro specie esistenti della famiglia Tapiridae originario dell’Amazzonia. È una specie erbivora e un abile nuotatore, che rappresenta una preda per diversi animali come il caimano nero e l’anaconda verde. Non si conosce molto del suo comportamento sociale, ed è una specie considerata “vulnerabile” dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature), principalmente a causa della distruzione dell’habitat e del bracconaggio.


Rana freccia dalle bande gialle (Dendrobates leucomelas)


È una rana appartenente alla famiglia Dendrobatidae, comunemente chiamate anche “rane freccia”, per il veleno che molte specie secernono e che viene estratto e utilizzato dai nativi americani per avvelenare le punte delle frecce. Dendrobates leucomelas presenta dei colori molto accesi che servono ad avvisare il predatore delle propria tossicità: è infatti una specie altamente velenosa. Vive in Sud America settentrionale, principalmente in Venezuela, nelle zone umide delle foreste pluviali tropicali ed è famosa per l’alta territorialità e per i richiami particolarmente rumorosi che emette.

100 lire nel Jukebox – The Beatles – Now and Then


L’ultimo segreto dal multiverso Beatles: Now and Then è una lettera d’amore di John a Paul?



Tutto il mondo parla della “vera ultima canzone” dei quattro di Liverpool. E ora la rivista Forbes lancia un’ipotesi suggestiva: che il pezzo pieno di rimpianto scritto da Lennon nel 1977 e riportato a nuova vita dai Fab Four superstiti (sfidando le leggi del tempo e dei corpi) sia un messaggio struggente all’amico con cui aveva attraversato la tempesta perfetta degli anni sessanta. Vero, falso? Ecco il quadro indiziario.



 

Gli imperatori dei cuori toccano gli abissi dei nostri sentimenti, ovvio. Specie quando sanno accendere un corto circuito con il proprio vissuto, con i propri segreti, soprattutto quelli più nascosti. Ovvio. Ebbene, quale è il segreto di Now and Then, la “vera ultima canzone” dei Beatles? Sì, è una struggente canzone d’amore, ovvio (And, now and then /  If we must start again / Well, we will know for sure /  That I will love you, ossia “oggi e allora, se dobbiamo ripartire, beh sappiamo di certo, che io ti amerò”). Dedicata a Yoko Ono, come così tante canzoni di John Lennon, com’è stato sin dagli ultimi anni dei Fab Four fino al sospiro finale di Double Fantasy, pubblicato due settimane prima del suo assassinio?

Ovvio? E se, invece, il destinatario fosse qualcun altro? Se, colpo di scena, Now and Then fosse una lettera d’amore di John Lennon a Paul McCartney?


La straordinaria suggestione l’ha lanciata coma pietra nello stagno la rivista Forbes, ma il quadro indiziario appare tutto sommato solido. Seguite le tracce individuate dall’autorevole testata americana. Che riferisce di quell’ultima visita di Paul McCartney a casa Lennon, nel famigerato Dakota Building di New York (davanti all’ingresso del quale John fu ucciso quattro anni dopo da Mark Chapman e dove, inquietante cabala della storia, Roman Polanski aveva girato il diabolico Rosemary’s Baby): era il 23 aprile 1976, Paul stava per uscire, John gli dette un colpetto sulla spalla, sussurrando “think about me every now and then, old friend”. Pensa a me ogni tanto, every now and then. Now and Then. “Le ultime parole rivolte di persona da John a Paul”, riferisce Forbes.


Scritta da John Lennon nel 1977, affidata – voce e piano – ad un’audiocassetta, è oggi riportata in vita da Paul McCartney e Ringo Starr, che hanno completato la registrazione di oltre quarant’anni fa e le successive aggiunte del 1994 insieme a George Harrison, accantonate in un primo momento a causa della pessima qualità del suono della voce di John sul nastro originario. La canzone è un manifesto di estrema malinconia, di struggente rimpianto. L’idea che tratti di un messaggio di un amico di lunghissima data è nelle cose: I know it’s true / it’s all because of you / and if I make it through / it’s all because of you. Ossia: “è vero, è tutto a causa tua, e se riesco a superare tutto, è grazie a te”.  Ma c’è di più: John canta Now and then / I miss you / Oh, now and then / I want you to be there for me. “Adesso e allora, mi manchi. Oh, adesso e allora. Voglio che tu ci sia per me”. Perché dirlo a Yoko, con la quale condivideva tutte le giornate, da mattina a sera? E se invece fosse un messaggio per Paul?


Facciamo un passo indietro. La storia della fine dei Beatles è una delle più raccontate del globo. La versione terra-terra è che fosse tutta colpo di Yoko Ono, la signora Lennon, che si era infiltrata tra i Fab Four, presentandosi finanche in studio di registrazione (fatto senza precedenti nel mondo dei quattro di Liverpool). La verità probabilmente è un’altra. La (traumatica) fine della band più famosa al mondo (“più di Gesù Cristo”, come ebbe a dire John) è forse semplicemente la storia di un processo necessario di emancipazione: amici intimi sin dall’adolescenza, attraversando insieme l’uragano dei sixties avevano condiviso tutto, due personalità straordinarie che si influenzavano l’un l’altro profondamente, si condizionavano, si ammiravano.

E forse, a modo loro, si amavano.


I Beatles in uno scatto del 1968

I Beatles in uno scatto del 1968


Dopo un decennio vissuto sull’onda più alta della tempesta perfetta di una rivoluzione dei cuori e delle menti, sull’orlo dei trent’anni i due più o meno consapevolmente capiscono che hanno bisogno di intraprendere ciascuno la propria via. La via dell’uno si chiamava Yoko Ono, la via dell’altro si chiamava Linda Eastman, ma dietro ci sono anche precise scelte di libertà (John si trasferirà negli Usa e ingaggerà una sfida eroica con l’Fbi, l’altro si ritira in campagna a leccarsi le ferite) e nettissime scelte creative (il primo sceglie di denudare l’anima, il secondo fonderà un nuovo gruppo alla guida del quale calcare i palchi di tutto il mondo, i Wings). Resta il fatto che la rottura tra loro lascia ferite profonde, rabbia, talvolta rancore: ma anche rimpianto.


Negli anni dei Beatles, oltre alla straordinaria complicità artistica (emblematica tra le tante la collaborazione in A Day in the Life, dove non solo ci sono due canzoni che confluiscono in una, ma ci sono due personalità che confluiscono in un capolavoro), le prove del loro sentimento stanno negli sguardi: sono immortalate nelle immagini, nei filmati, delle esibizioni della beatlemania prima maniera.


E leggendario è il racconto di Paul che narra di quando i due si perdono, nel sessantasette, negli occhi l’uno dell’altro, con lui che chiama l’amico “l’imperatore dell’universo”. E appaiono rivelatorie pure le immagini che ha restituito al mondo Peter Jackson in Get Back, specie nel concerto finale sul tetto di Savile Row: in faccia ad una Yoko Ono un po’ malmostosa, e nonostante le crescente consapevolezza che la loro avventura si stava avviando verso l’epilogo, John alla sua Epiphone e Paul al suo basso Hofner si lanciano languidi sguardi di felicità. Tanti lo hanno scritto: da innamorati.


John e Paul in una scena di The Beatles: Get Back di Peter Jackson

John e Paul in una scena di The Beatles: Get Back di Peter Jackson


Infine. C’è tutta una pubblicistica che si diletta ad indagare sulle canzoni che, sotto mentite spoglie, parlerebbero l’uno dell’altro. Prendete Two of Us, di Paul (sempre da Let it Be): stando alla versione ufficiale il pezzo parla di Linda, ma c’è chi giura che il destinatario sia John. You and I have memories / Longer than the road / That stretches out ahead, canta Paul. “Tu ed io condividiamo ricordi, più lunghi della via che si stende dinnanzi a noi”. E subito dopo We’re on our way home, We’re going home, “siamo sulla strada di casa, stiamo tornando a casa”. Sono versi che parlano di un rapporto che affondano le radici lontano ed evocano il desiderio di tornare alle cose com’erano prima. Prima non c’era Linda. C’era John.


C’è poi il caso di Here Today, scritta in memoria di John, dopo l’omicidio. Paul stesso ha più volte affermato che “almeno una volta a tour” quando la canta si commuove, e ricorda lui stesso che la prima volta che la portò in concerto iniziò a ripetere ossessivamente il verso I love you. Appunto. In questo gioco di multiversi temporali (la canzone postuma dove i vivi suonano con i morti a oltre quattro decadi di distanza), Now and Then sembra quasi un’epifania: And, now and then / If we must start again / Well, we will know for sure / That I will love you. Beh, sapremo con certezza che ti amo. A Paul. Firmato John.