
“Il mondo nascosto dei delfini” racconta la realizzazione del documentario Disneynature “Echo, il delfino”, la storia di un giovane delfino tursiope di nome Echo. Dal surf d’onda con i delfini in Sud Africa al ballo con le megattere alle Hawaii, i realizzatori percorrono chilometri – anche in profondità – per gettare nuova luce sui misteri dell’oceano. La versione in lingua originale è narrata dall’esploratrice Céline Cousteau.




Giordana Angi annuncia un duetto inaspettato proprio mentre è al lavoro sul suo progetto internazionale, un disco che la vedrà cantare in inglese, francese e spagnolo grazie al lavoro di squadra con Martin Kierszenbaum, conosciuto anche con lo pseudonimo Cherry Cherry Boom Boom.
Negli scorsi mesi la Angi si è messa al lavoro e ha viaggiato molto per dare vita a questo nuovo capitolo della sua vita discografica ricordando ai tanti fan che, ovviamente, non smetterà mai di cantare e incidere in italiano. Ma veniamo a questa nuova canzone di Giordana Angi, un duetto che la vedrà collaboratore con uno degli artisti francesi più importanti degli ultimi trent’anni, Pascal Obispo. Ecco come la cantautrice ha annunciato l’uscita prevista per fine marzo del brano intitolato 

È il felino più grande delle Americhe, dall’aspetto maestoso e affascinante. È un predatoresolitario che si ciba di una gran varietà di animali che uccide con il suo morso potentissimo, riuscendo addirittura a distruggere i carapaci delle tartarughe. Si ritiene sia una specie molto importante all’interno dell’ecosistema in quanto, essendo un predatore all’apice dalla catena trofica, contribuisce a regolare e mantenere stabile il numero di prede. Il suo range geografico si estende dal Messico al Sud America ed è considerato “quasi minacciato” dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature) a causa principalmente del bracconaggio e della frammentazione dell’habitat.frammentazione dell’habitat.
È una specie che vive in Sud America facente parte della famiglia dei boa. È tra le specie di serpenti più lunghe al mondo, potendo raggiungere circa i 5 metri, e la più pesante. Vive principalmente in acqua, dove può raggiungere velocità di nuoto altissime, ed è principalmente notturna. È una specie non velenosa che utilizza la tecnica della costrizione per uccidere le prede, talvolta rappresentate anche da animali di grosse dimensioni come tapiri e capibara.


È un mammifero insettivoro, appartenente allo stesso ordine dei bradipi. Non è difficile da riconoscere: presenta infatti dei grossi artigli che utilizza per scavare nel terreno alla ricerca di formiche e termiti di cui va letteralmente ghiotto e che cattura con la sua lunga lingua appiccicosa. È una specie considerata “vulnerabile” dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature) a causa della distruzione degli habitat, degli incendi frequenti e del bracconaggio, dovuto soprattutto alla sua pelliccia.
È un rapace che vive nella foresta tropicale amazzonica, il cui range geografico si estende dal Messico all’Argentina. Ad oggi la specie è quasi estinta in Centro-America, ad eccezione di Panama, a causa della deforestazione dell’habitat, ma a livello più ampio è considerata “quasi minacciata” dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature). È una specie comune soprattutto in Brasile ed è stata osservata a un massimo di altitudine di 2000 metri.
È una rana appartenente alla famiglia Dendrobatidae, comunemente chiamate anche “rane freccia”, per il veleno che molte specie secernono e che viene estratto e utilizzato dai nativi americani per avvelenare le punte delle frecce. Dendrobates leucomelas presenta dei colori molto accesi che servono ad avvisare il predatore delle propria tossicità: è infatti una specie altamente velenosa. Vive in Sud America settentrionale, principalmente in Venezuela, nelle zone umide delle foreste pluviali tropicali ed è famosa per l’alta territorialità e per i richiami particolarmente rumorosi che emette.
Tutto il mondo parla della “vera ultima canzone” dei quattro di Liverpool. E ora la rivista Forbes lancia un’ipotesi suggestiva: che il pezzo pieno di rimpianto scritto da Lennon nel 1977 e riportato a nuova vita dai Fab Four superstiti (sfidando le leggi del tempo e dei corpi) sia un messaggio struggente all’amico con cui aveva attraversato la tempesta perfetta degli anni sessanta. Vero, falso? Ecco il quadro indiziario.
Gli imperatori dei cuori toccano gli abissi dei nostri sentimenti, ovvio. Specie quando sanno accendere un corto circuito con il proprio vissuto, con i propri segreti, soprattutto quelli più nascosti. Ovvio. Ebbene, quale è il segreto di Now and Then, la “vera ultima canzone” dei Beatles? Sì, è una struggente canzone d’amore, ovvio (And, now and then / If we must start again / Well, we will know for sure / That I will love you, ossia “oggi e allora, se dobbiamo ripartire, beh sappiamo di certo, che io ti amerò”). Dedicata a Yoko Ono, come così tante canzoni di John Lennon, com’è stato sin dagli ultimi anni dei Fab Four fino al sospiro finale di Double Fantasy, pubblicato due settimane prima del suo assassinio?
La straordinaria suggestione l’ha lanciata coma pietra nello stagno la rivista Forbes, ma il quadro indiziario appare tutto sommato solido. Seguite le tracce individuate dall’autorevole testata americana. Che riferisce di quell’ultima visita di Paul McCartney a casa Lennon, nel famigerato Dakota Building di New York (davanti all’ingresso del quale John fu ucciso quattro anni dopo da Mark Chapman e dove, inquietante cabala della storia, Roman Polanski aveva girato il diabolico Rosemary’s Baby): era il 23 aprile 1976, Paul stava per uscire, John gli dette un colpetto sulla spalla, sussurrando “think about me every now and then, old friend”. Pensa a me ogni tanto, every now and then. Now and Then. “Le ultime parole rivolte di persona da John a Paul”, riferisce Forbes.
Scritta da John Lennon nel 1977, affidata – voce e piano – ad un’audiocassetta, è oggi riportata in vita da Paul McCartney e Ringo Starr, che hanno completato la registrazione di oltre quarant’anni fa e le successive aggiunte del 1994 insieme a George Harrison, accantonate in un primo momento a causa della pessima qualità del suono della voce di John sul nastro originario. La canzone è un manifesto di estrema malinconia, di struggente rimpianto. L’idea che tratti di un messaggio di un amico di lunghissima data è nelle cose: I know it’s true / it’s all because of you / and if I make it through / it’s all because of you. Ossia: “è vero, è tutto a causa tua, e se riesco a superare tutto, è grazie a te”. Ma c’è di più: John canta Now and then / I miss you / Oh, now and then / I want you to be there for me. “Adesso e allora, mi manchi. Oh, adesso e allora. Voglio che tu ci sia per me”. Perché dirlo a Yoko, con la quale condivideva tutte le giornate, da mattina a sera? E se invece fosse un messaggio per Paul?
Negli anni dei Beatles, oltre alla straordinaria complicità artistica (emblematica tra le tante la collaborazione in A Day in the Life, dove non solo ci sono due canzoni che confluiscono in una, ma ci sono due personalità che confluiscono in un capolavoro), le prove del loro sentimento stanno negli sguardi: sono immortalate nelle immagini, nei filmati, delle esibizioni della beatlemania prima maniera.
C’è poi il caso di Here Today, scritta in memoria di John, dopo l’omicidio. Paul stesso ha più volte affermato che “almeno una volta a tour” quando la canta si commuove, e ricorda lui stesso che la prima volta che la portò in concerto iniziò a ripetere ossessivamente il verso I love you. Appunto. In questo gioco di multiversi temporali (la canzone postuma dove i vivi suonano con i morti a oltre quattro decadi di distanza), Now and Then sembra quasi un’epifania: And, now and then / If we must start again / Well, we will know for sure / That I will love you. Beh, sapremo con certezza che ti amo. A Paul. Firmato John.