Soundtracks – David Bowie: “Starman” – The Martian (sopravvissuto)


Vogliamo raccontare il significato e la storia di una delle canzoni simbolo del Duca Bianco, ‘Starman’, poi inclusa nell’album ‘The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars’ (1972). ‘Starman’ consente a David Bowie di riconnettersi con la vetta delle classifiche dopo i risultati ancora limitati di ‘Hunky Dory’, pubblicato l’anno prima. Arrivato al 10° posto nel Regno Unito, il singolo – in cui nessuno inizialmente credeva e che infatti è stato registrato per ultimo – è osannato dalla critica. Classico tra i classici di Bowie, ‘Starman’ racconta la storia di un adolescente che scopre alla radio una musica incredibile, mai ascoltata prima. Appurato che c’è speranza perché “non siamo soli” e che “loro” possono raggiungerci e incoraggiare le nuove generazioni di bambini, di giovani, a non mollare mai i propri sogni, cogliamo in metafora l’apertura verso i ragazzi degli anni ’70 e la loro idea di accoglienza dell’altro, del “diverso”. L’uomo delle stelle deve insomma salvare l’umanità passando attraverso i giovani, gli unici in grado di capire il cambiamento, perché desiderosi di cambiare il mondo e legati gli uni agli altri dal linguaggio universale della musica.



Per sentire quanto intimamente e visceralmente questa canzone e l’essenza di Ziggy siano legate a David Bowie, vogliamo concludere con un ricordo del gennaio 2016, quando decine di persone scosse dalla sua morte si incontrarono a Brixton (quartiere d’origine del Duca) per salutarlo. In quell’occasione moltissime voci si levarono spontanee nella notte per omaggiare il mito appena scomparso, iniziando proprio con ‘Starman’.

 
The Martian (sopravvissuto) – Il Film
L’equipaggio della missione Ares 3 sul suolo di Marte si trova nel mezzo di una tempesta che non lascia scampo. Il botanico Watney viene colpito da un detrito: credendolo morto, il comandante Lewis ordina alla squadra di abortire la missione e tornare sulla Terra. Ma Watney è vivo e, mentre cercherà di prolungare il più possibile la sua sopravvivenza sul Pianeta Rosso, la Nasa ricorrerà a ogni stratagemma per provare a riportarlo a casa.


Hanno detto che Sopravvissuto – The Martian rimette la “sci” in sci-fi, ovvero pone l’accento sulla “scienza” di fantascienza. E non sono andati lontani dal vero. Ridley Scott, alle prese con uno script non suo – autore il Drew Goddard della scuderia Joss Whedon – e tratto dal meticoloso romanzo di Andy Weir, un ingegnere informatico reinventatosi scrittore, si dimentica di essere il profeta dei futuri distopici di Alien e Blade Runner. E si limita a fare quel che gli riesce meglio, ossia rendere cinematografica materia che tale non è. Concedendo qualcosa al 3D ma il minimo indispensabile alla computer graphics, Scott consegna la sua epica alle riprese in esterni della desolazione marziana. Le passeggiate di Matt Damon sul suolo di Marte, a bordo del suo rover, ricordano tanto le cavalcate fordiane nella Monumental Valley che gli orizzonti infiniti di Lawrence d’Arabia. E non casualmente, visto che quest’ultimo è stato girato in luoghi vicini al deserto della Giordania scelto per The Martian. La visione di Scott e il suo racconto di un’odissea in cui Ulisse e Robinson Crusoe trovano un ideale punto d’incontro procede in parallelo con i teoremi infallibili di Weir, che vede nel suo protagonista l’ingegnere perfetto, un MacGyver di Marte pronto a elaborare modalità di sopravvivenza sempre nuove in un pianeta ostile. Rosso, brullo e indomabile, il quarto pianeta viene privato della allure che lo ha accompagnato in un tutt’altro che brillante passato cinematografico, attraverso l’espediente di ipotetiche civiltà pre-terrestri (Mission to Mars) o alieni belligeranti (La guerra dei mondi). E presentato per ciò che è, un gigantesco e suggestivo ostacolo alla vita.


Solo con la forza dello humour da middle-class americana di Damon-Watney e con il pragmatismo della Nasa (collaboratrice e sponsor del film) il racconto regge per la sua lunga durata, avvince e infine porta all’immedesimazione con il protagonista. E pur trattandosi questi, ancora una volta, di un Matt Damon da salvare (Salvate il soldato Ryan) per il bene dell’America e del mondo, lo script spinge il minimo indispensabile sul pedale di un enfatico patriottismo; scegliendo anzi, con un’inattesa svolta narrativa, di ridimensionare il ruolo statunitense di superpotenza infallibile. Il futuro non è mai parso più verosimile di così, divaricando ulteriormente le due storiche branche della fantascienza: da un lato una space opera sempre più assetata di effetti speciali e meraviglie, dall’altro la controparte pseudo-scientifica, con i piedi ben piantati per terra, nonostante gli occhi osservino il cielo. Con buona pace di chi cerca una sua personale terza via, come il Nolan di Interstellar. Resta da domandarsi, visto il palesato intento di promozione a un rilancio dei viaggi aerospaziali della Nasa, se si tratti di uno spot centrato o controproducente. Proprio in virtù della stretta aderenza ai fatti di The Martian, infatti, Marte come meta non è mai parsa meno allettante di così. Omini verdi malvagi con i laser compresi.

 

Soundtracks – Andy Grammer – Don’t give up on me – (A un metro da te)



S-Curve Records ha pubblicato ‘Don’t Give Up on Me’ come singolo principale dall’album Ingenuo . Ingenuo è il quarto album integrale di Andy Grammer. ‘Don’t Give Up On Me’ funge da sigla del film: “A un metro da te”. E Andy Grammer (insieme ai suoi partner di cantautori) secondo come riferito ha scritto la canzone basato sulla trama del film.



‘Five Feet Apart’ è basato su una storia d’amore tra due adolescenti con fibrosi cistica. E di conseguenza, parte dei proventi di ‘Don’t Give Up on Me’ sarà donato alla Claire’s Place Foundation. Questa fondazione è una ONG che si rivolge specificamente ai bambini con questa malattia. Abbastanza interessante, A un metro da te è stato diretto dall’attore e regista americano Justin Baldoni, ex compagno di stanza di Andy Grammar.




Anche se il titolo (‘Don’t Give Up On Me’) può insinuare il contrario, il sentimento principale espresso in questa canzone non è quello in cui il cantante chiede supporto, anche se conclude il ritornello su una tale nota. Piuttosto sta principalmente affermando la sua immortale volontà di essere lì per qualcun altro, in particolare il suo ‘amante’. Ciò include la sua determinazione a rimanere presente indipendentemente da ciò che lei sta attraversando, incluso ‘aspettarla’ per un periodo di tempo non specificato, che in realtà è un simbolo di esercizio della pazienza indipendentemente dalle sfide che potrebbe affrontare. In effetti, anche quando è ‘fino all’ultimo respiro’, intende essere lì per lei.


 

Quindi, come atto di reciprocità, sta chiedendo che anche lei ‘non si arrenda’ con lui. Quindi sembra che stia reclamizzando il suo imperituro impegno nei suoi confronti per razionalizzarla mostrandogli lo stesso in cambio. Quindi, ancora una volta, la maggior parte dei testi di questa canzone non sono incentrati sul cantante che richiede il supporto eterno del suo amante di per sé. O se lo sono, come insinua il titolo, allora lo fa in modo indiretto concentrandosi piuttosto sul suo amore infinito per lei.


A un metro da te – Il Film



Gli adolescenti Stella Grant e Will Newman hanno la fibrosi cistica, una malattia genetica progressiva che danneggia gli organi e rende i pazienti vulnerabili alle infezioni. A causa del loro sistema immunitario compromesso, i pazienti con FC non dovrebbero avvicinarsi l’uno all’altro per più di due metri. Stella prende i suoi farmaci e segue con precisione gli ordini dei medici. Will, un cinico ribelle la cui prognosi è cupa, è più disinteressato a seguire il trattamento, atteggiamento che frustra la meticolosa Stella. Will ha contratto la B. cepacia e fa parte di una nuova sperimentazione farmacologica, ma l’infezione lo rende ineleggibile per un trapianto di polmoni. Stella è sulla lista dei trapianti da molto tempo. Quando scopre che Will non sta facendo i suoi trattamenti, Stella cerca di aiutarlo. In cambio, Will le chiede solo il permesso di disegnare un suo autoritratto. Will inizia a guardare i video sui social media di Stella. Nel corso del tempo, iniziano a fare i loro trattamenti insieme. Will e Stella si innamorano, ma non possono avvicinarsi di più di due metri l’uno all’altro.


Il tubo di alimentazione di Stella si infetta e deve sottoporsi a un intervento chirurgico per sostituirlo. Will scopre che la sorella di Stella, Abby, che si è infallibilmente presa cura di Stella, è morta per un’acrobazia su una scogliera un anno prima. Poiché Abby è morta, Stella deve affrontare l’operazione da sola, mentre è devastata dal senso di colpa dell’essere sopravvissuta alla sorella. Will si presenta per sostenere Stella e le canta la canzone che Abby le ha sempre cantato prima dell’intervento chirurgico.


Mentre Will lascia la sala operatoria, viene scoperto dall’infermiera Barb. Barb gli racconta la storia di due persone innamorate con FC che sono morte dopo che hanno infranto la regola dei due metri, contaminandosi a vicenda. Will si rende conto di amare troppo Stella per metterla in pericolo, quindi le dice che non può più vederla. Stella è sconvolta e arrabbiata, ma ha intenzione di continuare a frequentare Will. Decide di riprendersi un metro che la FC le ha rubato e porta una stecca da biliardo che misura esattamente un metro in modo da potersi tenere così lontano da Will. Il giorno del compleanno di Will, il migliore amico di Stella, Poe, un altro paziente con FC, muore. Come atto di ribellione contro la FC, i due lasciano l’ospedale per visitare le luci che Stella poteva vedere solo dalla sua stanza d’ospedale.


Mentre è lontana dall’ospedale, Stella apprende via messaggio che il suo trapianto di polmoni è pronto, ma decide di ignorarlo. Dopo essere stata convinta da Will, decidono di tornare in ospedale ma Stella cade attraverso il ghiaccio di uno stagno ghiacciato. Anche se il contatto con la saliva è molto pericoloso per due persone con la FC, Will le fa la respirazione bocca a bocca per salvarle la vita. Stella sopravvive e vengono riportati in ospedale. Will teme che la respirazione bocca a bocca che le ha dato possa averla infettata con la B. cepacia, ma il trapianto di polmone di Stella va liscio e, fortunatamente, non ha contratto la B. cepacia.


Nel frattempo, Will scopre che la terapia sperimentale non sta funzionando. Mentre Stella è ancora sotto anestesia dopo il trapianto, i suoi genitori, la madre di Will e le infermiere e i medici aiutano Will a impostare le luci fuori dalla stanza di Stella. Dopo essersi reso conto che probabilmente l’avrebbe infettata se avessero continuato a stare insieme, Will decide di dare un ultimo addio a Stella e confessa il suo amore per lei. Prima di andarsene, le dà il suo quaderno di schizzi di disegni che aveva fatto di lei e dei suoi amici durante la loro permanenza in ospedale.


 

100 lire nel Jukebox – “Gli sbagli che fai” – Vasco Rossi



Vasco Rossi è tornato. In contemporanea all’uscita de Il Supervissuto, la docu-serie che racconta la sua vita e la sua carriera, ha pubblicato anche una canzone inedita, Gli sbagli che fai. Un brano dal testo e dal significato in pieno stile del Blasco. La canzone è la stessa usata per la sigla de Il Supervissuto, inserita anche nella colonna sonora ufficiale della docu-serie. È il primo singolo di Vasco Rossi dopo quello pubblicato lo scorso anno, Patto con riscatto, che ha ottenuto un enorme successo.



Gli sbagli che fai è il titolo del nuovo singolo di Vasco Rossi, un brano inedito che si inserisce perfettamente nel significato della docu-serie Il Supervissuto. Il testo del singolo, infatti, riflette sulla natura umana e sulla ricerca di un senso nella vita. Tutti temi che ritornano spesso nelle canzoni del Blasco. Il significato di Gli sbagli che fai è la ricerca di una stabilità, una sorta di “centro di gravità permanente” e suggerisce che gli artisti con la loro arte cercano di far credere che tutto è possibile, anche quando la realtà è molto più difficile. Esattamente quello che ha fatto Vasco Rossi in oltre quarant’anni di carriera. Il testo e il significato di Gli sbagli che fai, quindi, diventano un elogio all’arte, che può essere un’illusione per evadere dalla realtà.


Il Supervissuto è la docu-serie Netflix su Vasco Rossi che ha come sigla Gli sbagli che fai, il nuovo singolo del rocker. In 5 episodi, la serie ripercorre la vita e la carriera del Blasco partendo dagli inizi. Dal concorso canoro L’Usignolo d’Oro, fatto da ragazzino, e vinto nell’incredulità generale, anche quella dello stesso Blasco, si passa poi alle prime canzoni scritte per amore (per una coetanea che Vasco vedeva passare dalla finestra). E poi la sala di incisione, gli album, i concerti. Fino al tutto esaurito negli stadi. L’autore di Albachiara non si risparmia nemmeno su temi scottanti come la dipendenza dalla droga e la sua esperienza in prigione.


Ho passato una sera con me
Ed è stato davvero incredibile
Non ho ancora capito se sono tornato in me

Ne ho trovati a dir vero due o tre
Di individui davvero simpatici
Ed ognuno parlava da solo dentro di me

Sempre a correre correre scappando da che
Poi a chiedersi chiedersi sempre il perché
Per accorgersi poi che alla fine
Non sempre c’è

Sempre a prendere prendere, che non si sa mai
A cercar di correggere gli sbagli che fai
Per accorgerti poi che alla fine comunque lo sai
Che ne rifarai

Ho passato una sera con me
Ed è stato indescrivibile
Non capivo chi aveva ragione di questi tre

Non trovavo nemmeno più un sé
Che applicasse le solite regole
Ogni cosa fluiva leggera dentro di me

Sempre a correre correre scappando da che
Poi a chiedersi chiedersi sempre il perché
Per accorgersi poi che alla fine
Non sempre c’è

Sempre a prendere prendere, che non si sa mai
A cercar di correggere gli sbagli che fai
Per accorgerti poi che alla fine
Comunque vedrai
Che imparerai
Dagli errori che fai

Prendimi la mano e raccontami che niente è impossibile

Sempre a correre correre scappando da che
Poi a chiedersi chiedersi sempre il perché
Per accorgersi poi che alla fine
Non sempre c’è

Sempre a prendere prendere, che non si sa mai
A cercar di correggere gli sbagli che fai
Per accorgerti poi che alla fine
Comunque vedrai
Che imparerai
Dagli errori che fai
Tu imparerai
Dagli sbagli che fai.


 

100 lire nel Jukebox – “Pazza musica” – Marco Mengoni & Elodie



Un sound retrò e due grandi voci, quelle di Marco Mengoni e Elodie, insieme in studio per la prima volta. Dopo l’Eurovision 2023, il cantante di Due vite torna con nuova, anzi, Pazza Musica: è questo il titolo del feat contenuto nel nuovo album in cui duetta con la reginetta di Due e con cui punta a dominare l’estate 2023. Terza traccia di Materia (Prisma), ultimo album della trilogia di dischi multiplatino di Mengoni MATERIAPazza Musica, scritta da Paolo Antonacci (figlio di Biagio), Davide Petrella, Davide Simonetta e Zef e prodotta da E.D.D. Simonetta e Zef, è fuori dalla mezzanotte di venerdì 26 maggio (contemporaneamente al nuovo album) per Epic Records Italy di Sony Music.




Pazza Musica è l’inno alla libertà del primo e della nona classificata all’ultimo Festival di Sanremo, che uniscono le forze per accompagnarci durante l’estate. Il sound, un misto jazz e blues dal sapore noir e retrò, risulta fresco e vivace, il ritmo lento e veloce sorprende, la voce di Mengoni porta potenza e quella di Elodie assicura sensualità: gli ingredienti per un gran successo ci sono tutti. Il brano è un invito ad assaporare il piacere di lasciarsi andare, abbandonando per un istante le preoccupazioni quotidiane (“corriamo forte sopra le paure e il panico, per mandare tutto al Diavolo senza nessun perché”). E, accanto alle canzoni di Fedez, Annalisa e J Ax, Mr. Rain con Sangiovanni o Achille Lauro con Rose Villain, è uno dei tormentoni dell’estate 2023.


Giuro che oggi me ne sto per i fatti miei
Nudo, chissà cosa cerco dentro un display
E non mi va di pensare, forse è l’effetto della TV
La notte sembra il mattino, ma che cretino, non bevo più
Come cerco l’autotune mi rimani in testa e non mi passa più

Però si vede il mare, non siamo così male
Corriamo forte sopra le paure e il panico
Per mandare tutto al Diavolo
Senza nessun perché

Ma ti ricordi
Che ci siamo chiusi fuori di casa
Che ci siamo fatti terra bruciata
Stupide canzoni in mezzo alla strada
Che poi ti ricordi quando ti senti da solo
Ti ricordi quando non c’era nessuno
Solo una
Pazza musica, pazza musica, pazza musica
Pazza musica, pazza musica, pazza musica

Mamma mi diceva: “Non ti fare male
Esci solo con i criminali
All’inizio sono tutti bravi
Alla fine da dimenticare”
“Sei l’unica”, non ci casco più
Voglio una pazza musica, poi sex blues

E non mi va di pensare, forse è l’effetto che mi va su
La notte sei clandestino, il giorno è un casino, non le faccio più
Quelle cose che vuoi tu
Ma che mal di testa, Madonna oh Gesù

Però si vede il mare, non siamo così male
Corriamo forte sopra le paure e il panico
Per mandare tutto al Diavolo
Senza nessun perché

Ma ti ricordi
Che ci siamo chiusi fuori di casa
Che ci siamo fatti terra bruciata
Stupide canzoni in mezzo alla strada
Che poi ti ricordi quando ti senti da solo
Ti ricordi quando non c’era nessuno
Solo una
Pazza musica, pazza musica, pazza musica
Pazza musica, pazza musica, pazza musica

Pazza musica, pazza musica, pazza musica
Pazza musica, pazza musica, pazza musica

Pazza musica, pazza musica