Yeti in cammino e non solo…

E’ noto che il Parco Nazionale del Gran Paradiso è probabilmente uno dei parchi montani più belli d’Europa, forse il più bello. In Italia è particolarmente famosa la parte valdostana, bellissima e molto più turistica, ma la selvaggissima e impervia parte piemontese comprendente la Valle dell’Orco e la Valle Soana oltre a vallette laterali, è qualcosa di unico anche per bellezza, ma risalirla a piedi verso rifugi, bivacchi, colli e cime è sempre molto duro e con percorsi lunghi, specie se si è interessati a raggiungere luoghi particolari e incontaminati. E’ in questi luoghi che si è formato il gruppetto degli Yeti, diversamente giovani frequentatori della montagna e delle colline del Monferrato che tra risate, prese per il culo reciproche, mezze sfide, magnate nei rifugi, ecc… ecc… tira a campare nel tentativo di mantenersi in forma. Il motto potrebbe essere “Camminare e ridere è fondamentale”.
Così, il 18 luglio 2023, con la Citroen di Cristina gentilmente concessa, Yeti 1 accompagnato dal grande sassofonista Yeti 2, sono partiti per il Colle del Nivolet nell’alta Valle dell’Orco, luogo sempre meraviglioso, decisi a conquistare il Colle Rosset, impervio passaggio a quota 3025 mt tra la Valle dell’Orco e la valdostana valle di Rhemes. Colà giunti, constatata la presenza di vento freddino, gabolano sul copricapo più idoneo da indossare per proteggere i preziosi crani e consentire ai cervelli la necessaria lucidità per l’ardito percorso da intraprendere. Yeti 1 opta per un pesante cappello a tinte mimetiche tipo elmetto indossato dalle truppe tedesche della seconda guerra mondiale, per ragionare ha bisogno della testa al caldo. Yeti 2 opta invece per un cappellino di paglia tipico dei ricchi contadini risicoltori del Vercellese, egli infatti ha bisogno di avere il cranio sempre areato per ragionare.
Partiti decisi e alla garibaldina, chiacchierando su argomenti che qui è opportuno non citare per decenza, si trovano nel primo tratto erboso, l’unico frequentato dai turisti, oggi quasi nessuno, in un groviglio di sentieri e con molti pittoreschi laghetti dove….perdono la traccia del percorso migliore da seguire! Poco male perché la direzione è evidente ma pagano un giro più lungo e faticoso per recuperare il percorso. Lo spettacolo che si ammira è grandioso, essendo per giunta la giornata limpidissima. Monti, cime innevate, laghi, torrentelli, cascate.

Recuperato il percorso, gli Yeti pensano all’invidia che proveranno Yeti 3 e Yeti 4 assenti, specie se riusciranno a raggiungere la meta, cosa non certissima, essendo entrambi in condizioni non proprio perfette. Yeti 1 ha una ferita superficiale ma non piccola ormai con crosta sulla gamba sinistra, provocata qualche giorno prima scivolando su una roccia bagnata per la forte pioggia scendendo dalla punta Quinseina, mentre Yeti 2 ha ancora abbastanza male al ginocchio destro per caduta occorsa alla salita al Colle della Terra una dozzina di giorni prima.

Passato il bellissimo lago Rosset che è il più vasto della zona, risalgono la montagna sul lato destro orografico dello stesso lago, raggiungendo una zona ondulata dove ci sono dei laghi minori. Qui incontrano un gruppetto di persone alle quali chiedono se sono di ritorno dal Colle Rosset; risposta: “No, per carità, ci mancherebbe, siamo solo arrivati fino a qui per fotografare questi laghi…”.Ah, ecco…


E così, cammina cammina, giungono ad un laghetto con neve attorno, sotto una erta impressionante di rocce di colore chiaro che, vista da sotto, sembra quasi verticale, per giunta con totale esposizione al sole. Alla cima si nota una selletta che con ogni evidenza è il Colle Rosset. Un attimo di panico e riflessione. Ma come si può salire una simile pendenza? Ad un tratto scorgono quattro persone che stanno scendendo seguendo a zig-zag la parete come se ci fossero tracce di un sentiero. Giunti alla base, gli Yeti scoprono che si tratta di due uomini e due donne giovani, molto allenati con tutta evidenza. Yeti 1 si avvicina ad una bella moretta, la più carina del gruppo, chiedendole se è pericoloso salire. Risposta. “E’ molto più impressionante vederla dal basso di quanto sia difficile in realtà. Bisogna solo stare attenti”.
I due Yeti decidono di affrontare la salita che è davvero terribile. Yeti 2 la affronta con spirito da Tigre dell’Himalaya, balza a salti spavaldi. Yeti 1 tace ma ha la sensazione del “chi cazzo ce lo fa fare?” e sale come un gorilla dell’alto Congo ferito perché inseguito dai bracconieri. E’ durissima, alcuni passaggi sono francamente da paura perché molto esposti; la vera preoccupazione è pensare di doverla poi fare in discesa. La roccia è in larga misura sgretolata, cosa che obbliga alla massima attenzione nel mettere i piedi in sicurezza. Poco prima della cima, il solito crampo che si manifesta di tanto in tanto sulla coscia sinistra di Yeti 1 entra in scena e lo stesso deve fermarsi seduto su una roccia a massaggiare per circa 10 minuti poi passa. E infine si giunge in cima al colle.

Ci si ferma a pasteggiare e a bere ammirando uno spettacolo straordinario sia verso il Piemonte come verso la Valle d’Aosta, circondati da numerose cime tutte superiori ai 3500 mt di altitudine. Ad un certo punto arriva una coppia di quarantacinquenni coi quali scambiano alcune parole. Anche loro hanno trovato dura la salita al colle e, come come gli Yeti, sono preoccupati per la discesa.
Dopo le foto iniziano a scendere con molta prudenza. Ponendo la massima attenzione procedono in sufficiente sicurezza, perfino nel tratto più scabroso dove Yeti 2 collauda una tecnica di discesa innovativa e sperimentale che qui non può essere spiegata poiché intende coprirla di brevetto. L’unica cosa che può rivelarsi, è che che prevede anche il periodico utilizzo delle chiappe a miglior presa sulla roccia. La discesa è accompagnata da una gara di imprecazioni uscite da due bocche senza alcun controllo. Poi arrivano finalmente al laghetto sottostante come certamente hanno voluto gli Dei, pur di non udire più imprecazioni.


Il percorso del ritorno verso il Nivolet scelgono di farlo in maniera alternativa alla salita e lo scoprono ancor più bello. Sono circondati da numerose cime a 360 ° e incontrano pure una bellissima cascata. Roba da rimanere incantati tant’è che Yeti 2, tramortito da quel luogo di sovrumana bellezza….piange senza freni.

Ritornano a valle dopo sosta al solito bar a Ceresole Reale, dove la solita ragazza argentina serve loro due buonissime e fresche birre.
