
Pushkar, la città sacra del Rajasthan

Pushkar, una delle più antiche città dell’India, è una città sacra ma contemporaneamente anche un luogo vivacemente “hippie”. È situata a 510 metri di altitudine e circondata da colline su tre lati ed il “Nag Pahar”, che significa letteralmente Montagna del Serpente, forma un confine naturale tra la città e Ajmer. Pushkar è conosciuta anche come “il giardino delle rose del Rajasthan” e l’essenza di questi fiori viene esportata in tutto il mondo. È la meta favorita di migliaia di turisti, devoti e “hippie” che affollano giornalmente il pittoresco mercato e le rive del lago sacro.


L’atmosfera che si respira in città è molto rilassante e noi passeggiamo pigramente tra le bancarelle del pittoresco mercato per poi andare a visitare una delle principali attrazioni della città ossia il Tempio di Brahama. Il Tempio è l’unico santuario in India dedicato al Dio creatore della triade Indù ed è assolutamente vietato fotografarlo. È stato costruito nel 14mo secolo, interamente in marmo, ha un alta guglia rossa ed è un importante luogo di pelleggrinaggio. Una grande scalinata porta all’entrata e l’interno non è spettacolare come altri che abbiamo visto.


Dopo un altro breve giro al mercato, raggiungiamo il lago che, secondo una leggenda nacque da un fiore di loto che Brahama lasciò cadere inavvertitamente mentre era assorto in meditazione. Attorno ad esso ci sono circa 52 “ghat” ossia le bianche scalinate che permettono ai devoti di entrare in acqua per purificarsi. La nostra guida ci invita a partecipare al “puja”, un rituale di preghiera che indica un atto di adorazione verso una divinità e viene eseguita da un “santone”. La cerimonia è suggestiva e, anche se si capisce che è palesemente turistica, alla fine siamo tutti commossi. II celebrante ci invita a ripetere dei mantra da lui pronunciati e poi ci dona dei petali di rosa da spargere nel lago alla fine del rito.

Al tramonto le sue rive si animano, c’è musica ovunque, la gente balla , canta, si diverte mentre il cielo s’infiamma e ci regala uno spettacolo suggestivo. La nostra guida ci spiega che in India, la notte del 4 novembre si festeggia “La Notte di Luna piena di Kartik”, la notte più sacra dell’anno e qui a Pushkar gli indù si immergono nelle acque del lago che, secondo la loro credenza, raggiungono il massimo della loro purezza e del loro potere salvifico. La celebrazione è molto sentita e moltissimi fedeli prendono parte al rito.

È la nostra ultima notte in Rajasthan: domani all’alba, nella vicina città di Ajmer, ci attenderà alla stazione un moderno e comodo treno ad alta velocità che ci riporterà a New Dehli. Il nostro viaggio è terminato. “L’India o la ami o la odi” ci avevano detto prima di partire e noi possiamo dire di averla amata sin dal primo momento. Abbiamo amato la sua gente, le sue grandi città con i suoi sfarzosi palazzi, gli incredibili templi, i colorati mercati. L’abbiamo amata a prescindere dalla miseria, dalla sporcizia, dai cattivi odori, dal caos delle strade perché l’India è così, è il paese dei contrasti ed il grande scrittore e viaggiatore Tiziano Terzani è riuscito a descriverla perfettamente in questo paragrafo:

“Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. È sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno. Si soffre a starne lontani. Ma così è l’amore: istintivo, inspiegabile, disinteressato”.
Infine mi permetto di segnalarvi il libro di Pierpaolo di Nardo,(raccontastorie, viaggiatore e musicista che abbiamo avuto l’onore di conoscere personalmente), dal titolo: “Maldindia. Perché non puoi più farne a meno.”


