I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele – Myanmar, il paese del sorriso dove il tempo sembra essersi fermato

ultimo aggiornamento 17/8/2023


 



 

Quando gli amici ci chiedono qual’è il nostro « viaggio  del cuore » senza indugio  rispondiamo: il Myanmar!   E questo  perché il Myanmar « ti entra dentro » e non ti lascia piu’…  Ancora adesso, a distanza di due anni, ci risulta impossibile  ripensare  a questo incredibile  paese senza commuoverci .


Il viaggio inizia a Yangon dove la nostra guida ci attende sorridente all’aeroporto. Moh Moh, questo è il suo nome, è una ragazza birmana di 37 anni  molto simpatica e molto colta che parla perfettamente l’italiano. Di solito mio marito ed io amiamo il viaggio  « on the road  self-drive » ma, questa volta, abbiamo dovuto optare per un viaggio con una  guida privata ed un  auto con autista, in quanto gli stranieri  qui non hanno il permesso di guidare. E per fortuna!  Infatti  le auto hanno  il volante a sinistra (come le nostre) ma si viaggia  pure a sinistra della carreggiata e quindi la guida, ma  soprattutto i sorpassi, risultano molto pericolosi.



La nostra prima tappa sarà Bagan e visto che è nostro desiderio conoscere il Myanmar più autentico e meno turistico, invece di spostarci con l’aereo effettueremo  la trasferta in automobile. Il viaggio avrà la durata di  due giorni, con sosta di una notte a Pyay. La nostra  scelta risulterà pienamente azzeccata.  Durante il viaggio  infatti incontriamo  diverse risaie,  grandi terreni dove i contadini arano i campi con aratri trascinati dai buoi; vediamo donne che lavano i panni nel fiume e diversi coloratissimi e chiassosi mercati locali.  Durante il percorso  scendiamo  più volte dall’auto   per  parlare con i contadini, grazie a Moh Moh che ci fa da interprete. Sia gli uomini che le donne indossano il « longyi » (una specie di « sarong »), il tipico indumento birmano. Le donne hanno il viso e le braccia cosparse di « thanaka », una crema cosmetica di colore giallo-bianco, ottenuta dalla corteccia di alcuni alberi. Principale scopo del « thanaka » è di rinfrescare,

profumare, purificare la pelle e proteggerla dai raggi del sole. Gli abitanti di questa regione non sono  abituati  ai turisti e ci guardano con curiosità. Si dimostrano  comunque felici di vederci e di potere dialogare  con noi. Molti vogliono addirittura  fotografarci,  non perché siamo speciali ma perché per loro, che non hanno mai viaggiato, siamo noi « gli esotici ».




Arriviamo a Bagan, città sacra e spirituale situata sulle sponde del fiume Ayeyarwady, al tramonto. La città ospita la più vasta e densa concentrazione di straordinari templi buddhisti, pagode e stupa, molte datate tra l’ XI e il XII secolo. E’ una delle tappe più suggestive di tutto il Myanmar, un luogo magico, indescrivibile e una manna per gli appassionati, come noi, di siti archeologici. Di Bagan, lo scrittore Tiziano Terzani scrisse:  « E’ uno di quei luoghi che ti rende fiero di appartenere alla razza umana ».


Il giorno seguente sveglia all’alba per un emozionante giro in mongolfiera. Sorvolare questa straordinaria valle dei templi   al sorgere del sole fluttuando nell’aria è un’esperienza indimenticabile.


In giornata visitiamo il «Nyaung U Market », il caratteristico e affollato mercato locale di frutta, verdura , fiori , stoffe e merce varia: un tripudio di colori e profumi.


Dopo la visita al mercato  la nostra guida ci propone di  visitare la  scuola del villaggio di Yaung Pey Sue, a circa un’ora di auto da Bagan. I bambini, che stanno seguendo diligentemente gli insegnamenti di un monaco, ci accolgono con calore e noi regaliamo loro quaderni e matite colorate. Parliamo con i maestri e con il preside della scuola e siamo commossi dall’affetto e dal calore che ci dimostrano. Questa sarà una giornata che resterà per sempre nel nostro cuore.


Lasciamo Bagan per recarci a Mandalay. Raggiungiamo la città  dopo due giorni di rilassante crociera  sul fiume Ayeyarwady, durante la quale  facciamo un paio  di soste per  visitare alcuni  villaggi interessanti.


Mandalay è sede di industrie tessili, alimentari e del legno ed è resa immortale nell’opera di Kipling « La strada per Mandalay ». E’ una città ricca di pagode (ce ne sono più di 700) e chiese coloniali. Interessante da visitare è il palazzo reale. L’attrazione principale rimane però l’ «U-bein», il ponte  pedonale di teak più lungo al mondo ( 1 km e 200 metri) che raggiunge la sua massima bellezza al tramonto.  Dopo tre giorni trascorsi a Mandalay   ci spostiamo in aereo nello Stato di Shan, il più orientale del paese, che confina a nord con la Cina, ad est con il Laos  e  a sud con la Thailandia.


Atterriamo all’aeroporto di  Heho e ci rechiamo  a Pindaya dove visitiamo la spettacolare e suggestiva grotta con  più di 1000 Buddha. Il giorno seguente  ci spostiamo a Kakku, un luogo incredibile, una  meraviglia  « nascosta » del Myanmar ancora poco conosciuta. E’ un piccolo gioiello di architettura religiosa dove si allineano ben 2478 stupa, i tradizionali monumenti buddhisti.


Essendo poco turistica risulta un luogo di pace e tranquillità.

Lasciamo Kakku e, attraversando affascinanti paesaggi rurali, raggiungiamo il Lago Inle, situato tra le  montagne  a 920m s/m. La bellezza del lago ci lascia senza fiato. I suoi  abitanti vivono su palafitte costruite lungo le sue sponde e si spostano su canoe piatte. L’attrazione maggiore sono gli orti galleggianti dove i contadini coltivano verdure su tappeti di alghe e terra, ancorati al fondo del lago con lunghe canne di bambù. (foto) Interessante è pure osservare i pescatori  « Intha » che pescano con reti coniche e  remano appoggiando un remo sulla gamba e tenendosi in equilibrio sull’altra. (foto) Anche qui ci sono monasteri, mercati da visitare e abili artigiani da vedere all’opera. Il lago è ricco di fiori di loto; il filo interno del gambo è utilizzato per ricavare con antichi telai, tessuti ancora più preziosi della seta. Le donne birmane sono delle abilissime tessitrici.


Dopo quattro fantastici giorni trascorsi al lago ci attende una settimana di  meritato riposo  sulle esotiche spiagge di Ngapali Beach, dove arriviamo dopo circa un’ora e mezza di volo da Heho.

Dopo  una settimana è  ora di ritornare  a Yangon. Al tramonto  visitiamo la Pagoda Shwedagon in cima alla collina di Singuttara che, con il suo stupa dorato alto quasi 100 metri, domina il profilo della città. E’ l’edificio buddhista più importante di tutto il Myanmar ed  è una sorta di mini città costituita da decine di mini pagode, templi e statue di Buddha: sicuramente un luogo da visitare.


Purtroppo il nostro viaggio è giunto al termine e noi, a malincuore, lasciamo questo incredibile paese. Un paese  che ci ha stupito, commosso e divertito; che ci ha accolto ovunque con calore, tanti sorrisi ed estrema gentilezza. Un paese che ci ha regalato profumi, colori, odori, sapori e che ci ha arricchito con la sua semplicità e autenticità.


Consigliamo a tutti un viaggio in Myanmar da fare però al più presto, prima che il turismo di massa ed il progresso prendano il sopravvento.


Patrizia Maccarinelli-Molina


I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele ringraziano il Corriere del Ticino per la pubblicazione di questo reportage.




 

I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele – Namibia on the Road

ultimo aggiornamento 14/8/2023





Amate l’avventura , la natura, la libertà , gli spazi infiniti? Siete in cerca di emozioni? L’idea di incontrare branchi di animali  selvaggi  in libertà nella non vi spaventa? Vi piacerebbe svegliarvi al mattino e pensare  che anche oggi sarà una giornata speciale? La Namibia fa per voi!




La nostra grande avventura  inizia  dalla capitale Windohek , una città dinamica e cosmopolita. Qui nolleggiamo un fuoristrada  4×4 ben equipaggiato in quanto le strade sono quasi tutte sterrate. La nostra prima tappa sarà Sousslovei, nel deserto del Namib. Per arrivarci attraversiamo dapprima pascoli e fattorie poi, via via il pesaggio diventa sempre piu`desertico e affascinante. Le  formazioni rocciose  di colore rossastro che incontriamo formano strane sculture  che ricordano alcune zone dell’Arizona e del Nevada.



Raggiungiamo in serata  la nostra meta, giusto in tempo per  andare ad ammirare il tramonto alla « Duna  45 «, nel parco nazionale del Namib Naukluft.



Il giorno seguente sveglia al mattino presto per goderci l’alba nella foresta pietrificata, luogo conosciuto come Dead Vlei. (Palude Morta). La sua particolarità, alberi neri sul suolo bianchissimo, circondati da dune rosse e dal cielo blu cobalto, l’ha fatto diventare uno dei luoghi più fotografati della Namibia.



La  tappa  seguente    prevede la trasferta dal Namib Desert a Swakopmund, una cittadina situata in riva all’ Oceano Atlantico.

Attraversiamo il Tropico del Capricorno e  affrontiamo con molta prudenza due passi  il Gaub e il Kuiseb, il tratto piu` insidioso di tutto l’itinerario. Il paesaggio é lunare ,  le rocce sono nere. In serata arriviamo a Swakopmund , una cittadina molto carina, moderna e pulita. Il giorno seguente ci aspetta un’altra  emozionante giornata. A Walvis Bay saliamo su di un catamarano e prendiamo  il largo accompagnati da pellicani e foche che ogni tanto salgono a bordo a farci compagnia. Gruppi di delfini ci seguono e avvistiamo pure una balena.




Al pomeriggio ci aspetta una jeep  dove un abile autista ci accompagna su e giu’ dalle altissime dune che  costeggiano il mare fino a Sandwich Harbour. Il tour é adrenalinico e molto divertente.


Il giorno seguente proseguiamo verso il Damaraland, regione arida e montuosa della Namibia centro-settentrionale. A Twyfelfontain, visitiano l’interessante sito archeologico costituito da 2000 dipinti  rupestri  e graffiti dell’età della pietra, presenti sulle rocce di arenaria e patrimonio UNESCO. Rappresentano principalmente scene di caccia e animali.

Un luogo da non perdere!.





Proseguiamo in seguito verso Palmweg, dove In serata, partecipiamo ad un piccolo safari in compagnia di  un ranger  che guida abilmente il suo grande Jeep scoperto su una strada alquanto dissestata. Riusciamo a vedere  qualche giraffa ed un gruppo di elefanti del deserto. Al mattino seguente il ruggito dei leoni ci dà la sveglia ed è già ora di partire  per la nostra prossima meta: le Epupa Falls,  situate nel Kaokoland, al confine con l’Angola.  Qui vicono le tribù Himba, un popolo nomade che vive di pastorizia. Alle Epupa Falls iI paesaggio è idilliaco e rilassante, circondato da palme e baobab. Il fiume forma diverse  cascate, la più grande  ha una caduta di circa 40 metri. Nel fiume vivono i coccodrilli quindi niente bagni anche se l’acqua cristallina ed il caldo invitano ad un tuffo rinfrescante!



Il giorno seguente, con una guida locale parlante italiano, andiamo a visitare un autentico  villaggio Himba.




Gli abitanti ci accolgono con calore. Ci sono prevalentemente donne  e bambini in quanto gli uomini sono occupati altrove. Le  loro capanne sono fatte di paglia e terra e  ci sono capre dappertutto  che aspettano di essere munte.  Quello che colpisce principalmente è l’aspetto delle donne: hanno il corpo cosparso di  una miscela rossastra composta da burro, ocra e resine profumate e serve, oltre all’aspetto estetico, a proteggersi dai raggi del sole. La miscela viene usata anche  sui capelli, e pure su gioielli e vestiti. L’abbigliamento  tradizionale é succinto, infatti indossano solamente un gonnellino di pelle di capra. I capelli sono intrecciati in modo molto particolare e permettono di riconoscere lo status sociale degli individui all’interno della società.


Lasciamo il  Kaokoland   e proseguiamo l nostro viaggio verso il Parco Nazionale di Etosha, dove ci attende una settimana di emozionante safari nella savana.


Il parco é immenso infatti ha un’estensione di 22.900 km2. Ospita 114 specie di mammiferi  tra cui elefanti, zebre, giraffe, orici, leoni, iene, sciacalli, kudu, springbox, dik dik, leopardi e ghepardi. E’ una riserva unica al mondo ,inutile dire che  é una delle principali mete turistiche della Namibia.


Le giornate sono emozionanti. Ogni giorno ci spostiamo  con la nostra jeep e non ci sembra vero potere ammirare  così da vicino tanti  animali in libertà! Non di rado lunga la strada ci si deve fermare per « dare la precedenza»  a gruppi di giraffe, zebre, elefanti. Ma i luoghi in assoluto   dove si avvistano piuù animali sono le pozze d’acqua e, all’Etosha ce ne sono ben 86.  Bellissimo   è vedere gli elefanti che giocano nell’acqua ,al tramonto, circondati da giraffe e un’infinità di altri animali che si abbeverano tranquillamente.


La nostra avventura durata 15 giorni volge al termine ed é ora di ritornare a Windhoek . Questo viaggio é stato  molto impegnativo, (2400 km percorsi di cui solo km 700 su strade asfaltate), ma  sicuramente  emozionante ed indimenticabile.


I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele

 

 

 

 


I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele ringraziano

il Corriere del Ticino per la pubblicazione di questo reportage.