Armando Testa – povero ma moderno



 

Gillo Dorfles aveva detto bene: se si considerasse Armando Testa (Torino, 1917 – 1992) solo come designer o come grafico pubblicitario, si finirebbe col ridurre notevolmente la portata della sua arte. “Artista dotato di vivaci e robuste qualità pittoriche”, “prestigioso creatore di immagini, inventore di paradisi” nonché, sempre utilizzando le definizioni di Gillo Dorfles, “visualizzatore globale dei rapporti tra uomo e mondo, tra produzione e consumo, tra creatività pura e creatività finalizzata a uno scopo”, Testa ha saputo indossare tanto i panni dell’artista concettuale quanto quelli del comunicatore popolaresco, ma anche quelli dell’ardito sperimentatore che fondeva assieme medium diversi per suscitare effetti originali e sorprendenti, quelli dell’ingegnoso creatore di accattivanti metafore e simpatici personaggi che ancora popolano l’immaginario degli italiani (e non solo di quelli che s’incantavano davanti alle sue pubblicità mentre guardavano Carosello), e ancora quelli del visionario capace di sondare con curiosità, intraprendenza e vivacità la lezione dei grandi maestri del Novecento (ma non senza guardare al passato).


Film – Documentario: Armando Testa povero ma moderno




Cinquanta minuti in musica e immagini per raccontare la vita di Armando Testa, il più importante pubblicitario italiano con la passione per la pittura, anch’essa di grande sensibilità e spessore.
‘Povero ma moderno’ firmato da Pappi Corsicato è il titolo del documentario prodotto da Baires e Little Bull e distribuito da Rai Trade; è stato presentato nella sezione ‘Orizzonti’ in occasione della 66° Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia. Il documentario è stato sostenuto dal Piemonte Doc Film Fund con il contributo supplementare della Film Commission Torino Piemonte.

Le immagini girate a Torino in Red raccontano la vita di un pubblicitario all’avanguardia con intuizioni geniali e al tempo stesso pregiato autore di arte contemporanea. Le immagini utilizzate da Corsicato per il documentario sono state scelte dalle Teche Rai, dall’archivio della signora Gemma De Angelis Testa e dalla Armando Testa spa.
Gli spot che hanno segnato un’epoca, le interviste ad Armando Testa, la pittura, le donne delle pubblicità in un mix con l’avanguardia creativa iniziata negli anni Cinquanta. Pappi Corsicato ha ricreato il mondo di Testa in cinquanta minuti di interviste restaurate, immagini girate ex novo e spicchi di spot che hanno fatto la storia della pubblicità italiana: da Caballero e Carmencita di Lavazza all’Olio Sasso, dalla Birra Peroni con Solvi Stubing a Papalla, all’ippopotamo Pippo creato appositamente per Lines.


 

Storie di Moda – Mary Quant

Ultimo aggiornamento 28 gennaio 2024



Addio a Mary Quant, che con l’invenzione della minigonna ha reso le donne più libere.

La dama e designer che ha cambiato per sempre la storia della moda si è spenta a 93 anni. Alla stilista nata nella periferia di Londra nel 1930 si deve l’invenzione della minigonna, visione/evasione à porter che la consacrerà per sempre alla sacerdotessa della moda degli anni sessanta.


 

Il suo nome e il suo volto sono, probabilmente, meno noti al grande pubblico di quelli di molti colleghi, ma la sua influenza nella storia della moda, del costume e in ultima analisi in quella dell’emancipazione femminile non ha avuto uguali nel corso dello scorso secolo. La giovane Mary conquistò la fama planetaria, e si attirò anche una valanga di violente critiche, perché ogni rivoluzione del costume prevede un inevitabile altro lato della medaglia – grazie all’immediata diffusione a macchia d’olio di quella mini skirt sforbiciata due pollici sopra il ginocchio – che salirono poi a quattro (circa 10 centimetri), con cui decise di sconvolgere il formalismo imperante alla fine degli anni ’50 e di diventare la paladina della ribellione che la sua generazione covava nella Swinging London degli anni ’60. «Le vere creatrici della minigonna sono le ragazze che si vedono per strada», dichiarò con occhio lungimirante e attento, avanti anni luce la stilista oggi scomparsa. Una ribellione che sacrificava sull’altare della praticità (leggi libertà) i diktat di eleganza e stile imposti dai grandi couturier dell’epoca: la minigonna era facile, indossabile, giovane. E, soprattutto, permetteva alle adolescenti e alle giovani donne di distinguersi in modo inequivocabile dalle loro contestabilissime madri.


Video: Storie di Moda – Mary Quant



A interpretare i nuovi canoni di bellezza suggeriti da Mary Quant fu una sciampista diciassettenne di 45 chili dalle forme androgine e i capelli corti corti, una certa Leslie Hornby, conosciuta come Twiggy (ovvero grissino). Oltre alle minigonne (il primo orlo fu accorciato da Mary dopo una corsa dietro un autobus, rischiando di perderne la fermata a causa dell’intralcio di una gonna che limitava movimenti e libertà), Quant creò miniabiti in jersey, pull aderenti a coste (i celebri skinny-rib sweaters, che ideò dopo essersi infilata per gioco il pull di un bambino di otto anni), e poi ancora antipioggia in pvc, hotpants, ankle boots di plastica e collant coloratissimi.



 

 

Figlia di due professori universitari, destinata a diventare a sua volta insegnante, rifiuta il tranquillo destino che la famiglia ha scritto per lei e a 16 anni va a vivere da sola a Londra. Qui conosce quello che diventerà suo marito, Alexander Plunket Greene, rampollo di una nobile famiglia inglese. Con lui conduce una vita da bohémien e, nel 1955, compra casa: nello scantinato aprono un ristorante, al primo piano la boutique Bazaar. Situata sulla King’s Road, propone dapprima capi che Quant compra all’ingrosso. Ma ben presto, delusa da quello che offre il mercato, decide di creare lei stessa la moda per le sue clienti.

Designer autodidatta, segue corsi serali per imparare a tagliare e modellare le stoffe stampate, secondo un nuovo linguaggio e una nuova idea di femminilità. Le vendite giornaliere di Bazaar servono per acquistare i tessuti che vengono trasformati in nuovi capi durante la notte. Questo processo, seppur estenuante, porta a grandi risultati: il negozio offre modelli unici a prezzi accessibili ma anche un’esperienza di shopping informale e diversa rispetto ai couturier o ai grandi magazzini.


 

Qui si possono bere free drinks, ascoltare musica a tutto volume e chiacchierare fino a tarda sera: normale che diventi presto crocevia e punto d’incontro di artisti, attori, gente dello spettacolo, che si mescolano con i giovani londinesi impazziti di gioia per avere trovato finalmente chi parla il loro linguaggio, chi vive, pensa e veste come loro. Arrivano soldi e successo, Mary Quant investe in un secondo negozio nella snob Brompton Road a Knightsbridge, imponendosi così come l’icona della Swinging London. Ma la ragazza ha stoffa da vendere e si rivela anche una brillante imprenditrice: nel 1963 lancia la Ginger Group line, linea più economica, che le serve per esportare i suoi prodotti negli Stati Uniti, nel 1966 debutta nei cosmetici e l’anno seguente presenta una collezione di calzature. Il resto è storia, come l’onorificenza di Cavaliere della Corona Britannica ricevuta dalla regina Elisabetta II nel 1966 (l’anno prima era stato conferito ai Beatles, suoi idoli) e di «Dame» Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 2014, per i servizi alla moda britannica.


La sua incredibile storia


Barbara Mary Quant è stata una stilista inglese, diventata famosa in tutto il mondo per aver inventato la minigonna. Viene considerata una pioniera della moda e una vera e propria icona della Swinging London degli anni Sessanta.


Nasce a Blackheath, un quartiere di Londra, l’11 febbraio 1934 da Jack e Mary Quant, due professori universitari della London University di origine gallese. Da giovane frequenta la Blackheath High School e subito dopo si iscrive al Goldsmiths College dove segue i corsi di educazione artistica e illustrazione. I genitori di Mary che avevano sognato per lei un futuro come insegnante si scontrano ben presto con il desiderio della figlia di diventare stilista, sogno che in pochi anni si realizza pienamente: subito dopo la laurea, infatti, Mary inizia un tirocinio presso Erik, modista di lusso di Mayfair.


A sedici anni decide di andarsene di casa per vivere la vita “bohemien” di Londra. Nel 1953 conosce il suo futuro marito nonché il suo futuro partner lavorativo: Alexander Plunket Greene. I due condividono l’avversione per le regole, e la smania di libertà. Alexander appartiene a una nobile famiglia inglese ed è nipote di Bertrand Russel. Ben presto la coppia fa amicizia con un ex avvocato diventato fotografo Archie Mc Nair, e quando Alexander per il suo ventunesimo compleanno eredita dei soldi i due decidono con l’aiuto di Mc Nair di comperare casa.


 

 

 

Nello scantinato dello stabile aprono un ristorante e al primo piano la boutique BazaarÈ il 1955 e il sogno di Mary si è appena realizzato. La boutique, situata sulla Kings Road, nel quartiere di Chelsea, in un primo momento scatena nei londinesi un senso di ilarità soprattutto a causa del folcloristico gruppo di giovani che la frequenta. Col passare dei mesi però le vetrine del negozio ideate per catturare l’attenzione delle nuove generazioni iniziano ad attrarre gente del mondo del cinema, del teatro e dell’arte.


È l’inizio del successo: le idee innovative della Quant spopolano nella Swinging London degli anni Sessanta. La fortuna di Mary Quant é basata innanzitutto sulla sua capacità di parlare il linguaggio della sua epoca, di interpretare e di condividere i gusti della propria generazione, e infine di far emergere un profondo desiderio di emancipazione.

Questo fu la minigonna: una frattura col vecchio mondo, un elemento di rifiuto, una ventata d’aria fresca. Mary Quant, che realizzava da sola i propri capi, non si è mai stancata di ripetere: “Sono state le ragazze di King’s Road a inventare la mini”, intendendo dire che erano le sue stesse clienti a chiedere gonne e abiti in generale più corti e in cui sentirsi maggiormente a proprio agio. Due anni dopo la nascita di Bazaar viene inaugurata una seconda boutique nell’aristocratica Brompton Road, a Knightsbridge, il cui design è curato da Terence Conran fondatore di Habitat. Nello stesso anno (1957) Mary e Alexander si sposano: dal loro matrimonio nascerà un unico figlio, Orlando.


Nel 1963 mentre Mary, cavalcando l’onda del successo imprenditoriale è intenta a fondare il “Ginger Group” per esportare i suoi prodotti negli Stati Uniti d’America, nelle vetrine londinesi appare per la prima volta la minigonna resa celebre dalla modella Twiggy. Ormai anche il look della Quant è visibilmente cambiato: studiato dal parrucchiere Vidal Sasson il volto di Mary diventerà noto in tutto il mondo per via della frangia tagliata simmetrica!

Nel 1966 lancia una linea di cosmetici, e nel 1967 una linea di calzature. Sono questi gli anni in cui alla stilista vengono riconosciuti numerosi premi e riconoscimenti. Nel 1966 infatti viene nominata Cavaliere della Corona Britannica dalla Regina Elisabetta II, onorificenza ricevuta l’anno precedente dai Beatles. All’inizio degli anni Settanta Mary Quant si occupa di interior design e design tessile. Nel 1975 a New York viene lanciata una nuova collezione di interior design “Mary Quant at home”. Nello stesso anno vista la sua enorme popolarità la BBC le dedica un documentario di un’ora intitolato La vita di Mary Quant. Riconosciuta ormai a livello internazionale anche per la sua linea di cosmetici, Mary Quant é autrice di libri che trattano il tema del make-up: nel 1984 esce Colour by Quant, e nel 1986 Quant on Makeup, seguono negli anni Novanta The ultimate Beauty book (1996) e Classic Makeup &Beauty book anche nella traduzione in italiano Farsi bella: make-up classico e creativo (1998). Nel 1990 viene premiata per il suo contributo all’industria della moda britannica dal British Fashion Council. Mary Quant ha pubblicato la sua autobiografia nel 1967 con Quant by Quant, e nel 2012 con Quant by Quant: the autobiography of Mary Quant.


Nel 2022 Re Carlo III l’ha premiata con il titolo di Membro dell’ordine cavalleresco dei Compagni d’Onore. Nel 2019 il Victoria & Albert Museum di Londra ha dedicato a Mary Quant la prima retrospettiva internazionale che ripercorre la storia della stilista dal 1955 al 1975.


 

 

 

Spirito Libero – Il tuo viaggio in Amazzonia



 


Amazzonia: il luogo custode di paesaggi sconfinati


 
 
L’Amazzonia è un luogo affascinante, ricco di biodiversità sia animale che vegetale, e comprende una vasta zona del Sud America ricoperta per lo più da foresta pluviale tropicale. La deforestazione è purtroppo una minaccia concreta che mette a rischio la conservazione dei paesaggi e delle specie che la popolano. Un viaggio alla scoperta degli animali che vivono nella foresta amazzonica.
 
Video: Il tuo viaggio in Amazzonia

 

 

Amazzonia: un luogo magico e affascinante, dove ovunque si rivolga lo sguardo è possibile avvistare paesaggi sconfinati di estrema bellezza. L’Amazzonia ha infatti un’estensione molto grande e comprende una vasta regione del Sud America ricoperta per lo più da foresta pluviale tropicale, che ricade per il 58,4% nei confini brasiliani, e per il resto in altri otto stati: Perù, Bolivia, Colombia, Venezuela, Guyana, Suriname, Guyana francese e Ecuador.


 

La foresta amazzonica ospita la maggiore varietà di specie al mondo, rappresentando così il luogo custode del più grande tesoro esistente di animali e piante. Ad oggi infatti sono state descritte circa 2.200 specie di pesci, 1.294 di uccelli, 427 di mammiferi, 428 di anfibi e 378 di rettili e si stima che ci vivano circa 2,5 milioni di specie di insetti. Anche la varietà di piante non è da meno, anzi: uno studio del 2002 pubblicato sulla rivista Springer ha infatti rivelato che anche solo in un quarto di chilometro quadrato della foresta ecuadoriana è possibile contare più di 1.100 specie di alberi, una cifra davvero altissima.



In realtà l’Amazzonia, purtroppo, non è più il luogo incontaminato e impenetrabile che si è soliti immaginare. La deforestazione infatti, causata soprattutto dalla conversione del suolo per le attività umane, e incrementata anche dagli incendi, particolarmente frequenti soprattutto nel 2019 (un record in Brasile di 72.843 incendi in un solo anno) ha profondamente cambiato il paesaggio e ciò deve destare non poca preoccupazione. Bisogna considerare infatti che la foresta amazzonica rappresenta una risorsa molto importante, da cui deriva il 10% delle riserve di carbonio negli ecosistemi.


 

Bisogna quindi rivalutare e riconsiderare, a tutela del paesaggio, delle specie animali e vegetali, ma anche della nostra stessa specie, la modalità in cui stiamo trattando il pianeta, soprattutto riguardo quelle zone come la foresta amazzonica così ricche di diversità animale e vegetale. 

 


Organizzare un viaggio in Amazzonia


Se c’è una cosa che ogni piccolo esploratore ha sempre sognato è un viaggio in Amazzonia. Consigli per questa avventura se ne trovano pochi e frammentati, perché non è semplice viaggiare in questa zona rimasta fino a pochi decenni fa quasi inaccessibile e ora sempre più aperta al turismo locale e internazionale.



La foresta amazzonica è la più estesa del mondo, infatti considerata il “polmone verde della terra”, attraversata dal fiume più grande del globo. Già questo basta per far diventare mitica quest’area del pianeta.


 

Questa guida è per te che vuoi organizzare un viaggio (o magari dei viaggi) in Amazzonia, alla scoperta di uno degli angoli più suggestivi del pianeta e immerso nella natura più selvaggia. Troverai come arrivarci, cosa fare e vedere, come spostarti, cosa portare e molte altre curiosità. Se dovessi avere qualunque domanda o informazione da aggiungere, lascia pure un commento, ti risponderò al più presto. Prima di iniziare con la guida, guarda questo breve video che ti darà un’idea della natura straordinaria che incontrerai durante il tuo viaggio:


 

 

Nella foresta tropicale il clima è molto caldo e umido. La temperatura media è di circa 27°C, ma l’escursione giornaliera e stagionale è molto bassa. Infatti difficilmente si supereranno i 35°C, anche se l’umidità te ne farà percepire qualcuno in più. L’anno si divide in una lunga stagione delle piogge che dura circa sette mesi, da novembre a maggio e una stagione meno piovosa da giugno a ottobre. Preparati ad avere precipitazioni in ogni periodo dell’anno. La foresta amazzonica è così grande che il clima non è uniforme su tutto il suo territorio. Ciò che è valido per una zona potrebbe non esserlo per un’altra. In particolare, più ti allontani dall’Oceano Atlantico, più la temperatura e l’umidità saliranno. Manaus, la capitale dell’Amazzonia che si trova nell’interno, ha infatti una media di un paio di gradi superiore a Belém, con ancora più caldo percepito a causa dell’umidità.


Viaggio in Amazzonia: Periodo migliore


Quindi, quando andare in Amazzonia? Il periodo migliore per visitare il Rio delle Amazzoni è senza dubbio la stagione più secca, quindi luglio, agosto e settembre. Pioverà di meno, anche se i giorni saranno più caldi.

Questa è anche la stagione migliore per fare del trekking in Amazzonia, dal momento che nei mesi umidi molti sentieri saranno allagati e potresti essere limitato nelle possibili escursioni. La stagione secca è il periodo migliore per vedere il maggior numero di animali che vivono in Amazzonia, dal momento che si sposteranno il più vicino possibile al corso d’acqua principale per abbeverarsi e non saranno più solo nascosti nell’impenetrabile foresta.


Amazzonia. cartina e cenni geografici


Sono nove i paesi del Sudamerica su cui si estende l’Amazzonia: Brasile (da solo il 60%), Perù e Colombia ospitano circa i quattro qiuinti della regione. Il resto si divide tra Bolivia, Ecuador, Guyana, Guyana francese, Suriname e Venezuela.

La maggior parte della foresta amazzonica brasiliana si trova dentro alla regione amministrativa dell’Amazzonia. Manaus è la capitale e città più importante, con circa due milioni di abitanti che vivono grazie alle risorse del Rio delle Amazzoni.


mappa della foresta amazzonica
Prima di organizzare un viaggio lungo il Rio delle Amazzoni, è opportuno conoscerne le dimensioni.

Lunghezza Rio delle Amazzoni: si tratta del secondo fiume più lungo al mondo dopo il Nilo, a seconda di quali punti vengono scelti come sorgente. Ufficialmente il Rio delle Amazzoni è lungo 6.575 chilometri, solo un centinaio in meno del concorrente africano.

Massima larghezza Rio delle Amazzoni: questa è più difficile da calcolare, dal momento che tutto il bacino del fiume è formato da centinaia di altri affluenti. In alcune zone, a seconda dei calcoli, il Rio delle Amazzoni è largo più di 100 chilometri. Attraversandolo in barca spesso ti troverai su un lato del fiume e anche nelle giornate più limpide farai fatica a vedere la sponda opposta, rendendo il Rio delle Amazzoni molto più ampio di uno dei grandi laghi italiani.


La foresta Amazzonica


 

 

Il bacino del Rio delle Amazzoni è occupato dalla più grande foresta pluviale del pianeta. Si tratta di un ambiente assolutamente da proteggere in quanto ospita milioni di specie animali e vegetali. L’Amazzonia oggi ha molti nemici che cercano di sfruttarne le risorse senza avere un occhio di riguardo verso la salvaguardia della sua biodiversità. L’avvento al governo del Presidente Bolsonaro e la sua visione scettica sui cambiamenti climatici non ha aiutato la lotta delle popolazioni locali contro la deforestazione in Amazzonia. Tribù e attivisti si battono strenuamente per difendere il territorio dallo sfruttamento incontrollato, ma le popolazioni indigene dell’Amazzonia, oltre a essere molto divise tra loro, faticano a contenere l’espansione della deforestazione dell’Amazzonia.



Alberi e piante sono in pericolo per vari motivi: innanzitutto come materiale di costruzione, il legno della foresta è esportato in tutto il mondo. C’è stato poi un forte disboscamento dell’Amazzonia per fare posto a coltivazioni di soia, esportata poi soprattutto in Cina. Le piante di soia si presentano come macchie di un verde molto brillante tra la foresta. L’Amazzonia è anche ricca di risorse nel sottosuolo, il che produce ancora più deforestazione in quest’area del Brasile. Fortunatamente alcune zone sono state in passato destinate a riserve naturali protette, così che non possano (almeno per ora) essere sfruttate. Un esempio è la FLONA, la Floresta National do Tapajós vicino ad Alter do Chao, dove gli indios dell’Amazzonia affiancano attività sostenibili a un turismo responsabile, per aiutare a diffondere la conoscenza delle problematiche ambientali e allo stesso tempo creare ricchezza per loro rispettando il territorio.


Amazzonia: biodiversità



La foresta amazzonica conta un numero immenso di specie animali e vegetali. Secondo wikipedia, ci sono circa 100.000 invertebrati: le specie di insetti in Amazzonia sono infatti tantissime e te ne accorgerai con una semplice passeggiata nella foresta. Tra queste, i ragni e le formiche giganti sono tra le più famose e, forse, spaventose. Altri animali che potresti vedere durante la tua vacanza in Amazzonia sono scimmie, serpenti e una miriade di uccelli, tra i quali i più colorati sono i pappagalli e i tucani. Il Rio delle Amazzoni è ovviamente pieno di pesci e altre creature: attento a non pestare una razza quando entrerai nelle sue acque; il delfino rosa è tipico dell’Amazzonia; infine, i caimani e i piranha fanno paura ma difficilmente li vedrai. Per fortuna!


Vaccinazioni Amazzonia


Nel 2017 c’è stata un’epidemia di febbre gialla in alcuni stati del Brasile. Secondo il Ministero della Salute, il vaccino per la febbre gialla era consigliato per chi viaggiava in Amazzonia. Dal momento che è una vaccinazione obbligatoria in molti paesi del mondo, io la farei direttamente. Alcuni consigliano la profilassi antimalarica, ma dipende un po’ da te. Personalmente l’ho fatta e la rifarei se dovessi tornarci, ma se vuoi stare più sicuro, soprattutto se visiti l’Amazzonia durante il periodo delle piogge, potresti farla anche tu e non passare una settimana con la fobia di essere punto. Un buon repellente anti-zanzare è sempre un buon punto di partenza per evitare di prendere la malaria.


Visto turistico Brasile


È facile ottenere il visto turistico per il Brasile se sei un cittadino italiano (e molti altri paesi europei). Il visto si ottiene infatti all’arrivo in aeroporto ed è gratis. Il permesso di entrata nel paese vale 90 giorni dall’arrivo e può facilmente essere raddoppiato. Normalmente le autorità di frontiera sono molto gentili e permissive con i turisti in arrivo, ma all’occorrenza potrebbero chiederti prova di un volo di uscita dal paese per confermare che non hai intenzione di stabilirtici troppo a lungo.


Come arrivare in Amazzonia


L’Amazzonia è collegata con il resto del Brasile da molti voli interni. Se vuoi arrivare direttamente nella regione settentrionale del paese, i due aeroporti internazionali amazzonici sono Manaus, la capitale e Belém, alla foce del Rio delle Amazzoni. Non ci sono voli diretti dall’Italia per Manaus o Belém, ma con uno o al massimo due scali puoi facilmente raggiungere una delle due città. La città di Santarém si trova a metà strada ed è collegata a entrambe le località da voli giornalieri. È il punto di arrivo ideale se hai intenzione di visitare Alter do Chao. La migliore compagnia per raggiungere l’Amazzonia è Latam.


Crociera sul Rio delle Amazzoni


 

Escludendo le tratte aeree, l’unico modo per viaggiare in Amazzonia è fare una crociera: Rio delle Amazzoni, Rio Negro e tutti gli altri affluenti sono infatti anche le uniche vie di comunicazione terrestre tra le varie zone della foresta. Non ci sono ancora (per fortuna) grosse strade che collegano le maggiori città dell’Amazzonia e il trasporto stradale è limitato alle realtà locali.

Se hai intenzione di viaggiare in Amazzonia, ti consiglio di fare come la popolazione locale, che si muove con la barca quando deve trasferirsi da una città all’altra. L’esperienza di prendere un traghetto sul Rio delle Amazzoni è una di quelle cose da fare nella vita e non ti pentirai della scelta.


 


Quanto ci vuole da Belém a Manaus in barca?


Viaggiare in barca è lento, molto lento. Se hai fretta di saltare da un posto all’altro, allora evita questo mezzo di trasporto. Scegli la barca se vuoi dedicare del tempo a te stesso e a conoscere gli usi degli abitanti dell’Amazzonia. Solo così avrai modo di apprezzare al massimo quest’avventura. Le barche che fanno il tragitto tra Manaus e Belém partono in generale due volte a settimana e i tempi di percorrenza sono più o meno simili per le diverse compagnie. Qua sotto puoi trovare alcuni esempi della durata del viaggio. Il tragitto da Manaus a Belém è ovviamente più breve perché segue il corso lento del Rio delle Amazzoni. Da Belém a Manaus: partenza il mercoledì alle 19 e arrivo il lunedì alle 17. Totale: 118 ore. Da Manaus a Belém: partenza il mercoledì alle 12 e arrivo la domenica alle 7. Totale: 84 ore. Per arrivare a Santarém considera più o meno metà del tempo.


Cosa vedrai dalla barca?


Dalla barca, prevedibilmente, vedrai acqua, molta acqua. Come hai letto poco più sopra, il Rio delle Amazzoni è enorme e spesso da una sponda farai fatica a distinguere l’altra. Anche perché in alcuni punti il corso del fiume crea dei veri e propri laghi ben più grandi di quelli a cui siamo abituati noi in Europa. La giungla fa da cornice al fiume per tutta la sua lunghezza, punteggiata di singole case costruite su palafitte, distanziate un centinaio di metri una dall’altra. Gli alberi raggiungono anche una ventina di metri di altezza, nascondendo dietro di loro il resto della foresta. Al passaggio del traghetto le madri portano i bambini a vederla da vicino sulle loro canoe e ogni tanto ricevono dai passeggeri del cibo in elemosina. Alcuni ragazzini giocano pericolosamente ad avvicinarsi fino a toccare il gigante di metallo, appollaiati sulle loro piccole piroghe. Non vedrai queste scene facendo un normale jungle tour in Amazzonia, altro motivo per prediligere questo mezzo di trasporto!

Durante le poche fermate nei villaggi principali osserva come i viaggiatori comprano cibo dai venditori locali che fanno arrivare la mercanzia a bordo tramite pali di bamboo lunghi una decina di metri. A volte i venditori si avventurano sul traghettto anche lontano dai centri abitati, accostando con la barca e salendo a poi bordo. Potrai facilmente comprare açai, formaggio dell’Amazzonia, cuore di palma e piatti pronti.


Costi e come prenotare la barca sul Rio delle Amazzoni


Partenza da Manaus


Se hai intenzione di fare il tragitto più veloce, seguendo il corso del Rio delle Amazzoni, partirai da Manaus, la capitale dell’Amazzonia. Puoi prenotare direttamente online la barca fino a Santarém o Belém, con incluso il passaggio dal tuo hotel al porto della capitale amazzonica.


Partenza da Belém



Rivolgiti ad Amazon Star dietro Praça da Republica, dove parlano bene inglese e francese e non applicano sovrapprezzi. Questi sono i costi per la barca fino a Santarém, con piccole variazioni a seconda del cambio:

  • Amaca: 42€
  • Amaca con aria condizionata: 49€
  • Cabina con aria condizionata: 146€
  • Cabina con aria condizionata e bagno: 182€

Per andare da Belém a Manaus chiedi loro un preventivo online, sarai sicuro della loro affidabilità.


Traghetto sul Rio delle Amazzoni: consigli


Del tuo viaggio nella foresta amazzonica, questa parte è probabilmente quella che più ti rimarrà nel cuore e nella mente. La lentezza del movimento rispetto alla velocità sfrenata delle nostre vite ti darà tempo per riflettere su mille aspetti della vita e per ammirare l’imponenza della natura intorno a te.


Quando arrivare al porto?


Dicono di arrivare con almeno un paio d’ore in anticipo al porto. Io ti consiglio di esagerare e fare anche tre o quattro ore prima, perché dovrai metterti in fila e i primi ad arrivare saranno anche i primi a salire sulla barca. Il che significa essere tra i primi a posizionare l’amaca!


Dove mettere l’amaca?


Dal mio punto di vista c’è solo un modo per fare questo viaggio ed è quello di dormire in amaca, come la maggior parte delle persone fa. I ponti della nave sono dotati di tubi per posizionare le amache, vero e proprio accessorio rappresentativo dell’Amazzonia. Lascia stare i locali condizionati, sono più vuoti e meno pittoreschi, oltre ad avere spesso porte e finestre aperte che vanificano la frescura artificiale. Preparati a condividere un lato della barca con altre cento persone, avendo a disposizione per te solo un paio di metri quadri. E lì passerai la maggior parte del tuo tempo, quindi vuoi trovare il posto migliore dove piazzarti. Innanzitutto scegli un posto sulla linea più esterna, quindi lontano dal bagno e dal suo odore. Sarà anche più piacevole avere come vista il fiume e il cielo piuttosto che altre persone o l’interno della nave. Il motore della nave è molto rumoroso, così come le persone che usano le scale a poppa per salire e scendere tra i ponti. Non scegliere un posto dietro, ma avvicinati alla prua. Le luci sono sempre accese, anche durante la notte. Sarà difficile trovare un posto che non è sotto o di fianco a una lampada, quindi preparati a usare un telo o asciugamano per proteggerti dalla luce diretta.


Orari


Tutto succede molto presto sull’imbarcazione. All’ora dei pasti un membro della ciurma passerà con un campanello per comunicare che la mensa è aperta. Sappi che l’orario della colazione sono le sei del mattino!


Cosa portare?


Alcuni accessori saranno molto importanti per la tua crociera sul Rio delle Amazzoni. Una bella amaca è fondamentale, possibilmente leggera e con una tasca extra per avere altre cose a portata di mano durante il sonno. Se non ce l’hai, puoi comprarne una tipica brasiliana. Sarà più pesante e ingombrante, ma anche un bel ricordo una volta tornato a casa. Se hai difficoltà a dormire, porta tappi per le orecchie e una mascherina per gli occhi per proteggerti dall’onnipresente luce artificiale. Un cuscino gonfiabile potrebbe migliorare la qualità del sonno sull’amaca. Durante la notte le temperature scendono leggermente e la maglietta non basterà più. Assicurati di avere con te una felpa e un telo da usare come coperta o un sacco lenzuolo.


Mangiare e bere


Sulla barca puoi trovare acqua potabile gratuita, ma se non ti fidi del tuo stomaco puoi portarti una cassa d’acqua da tenere sotto l’amaca. C’è una mensa con della ottima cucina tipica brasiliana a bassissimo prezzo (sui 2€) con porzioni molto abbondanti. Da provare assolutamente almeno una volta. La scelta è normalmente tra il marmitex, ovvero un insieme di riso, pasta, fagioli e puré con l’aggiunta di pollo o manzo, oppure tra gli stessi ingredienti al self-service con l’aggiunta di carne di maiale, pesce fritto e frutta. Il cibo è veramente buono, ma per essere sicuro di non stancarti della poca variazione del menù, compra al mercato frutta e noci prima di salire. Questa opzione è assolutamente da scegliere anche se sei vegetariano. Sul ponte superiore si trova un piccolo bar che vende snacks e bibite, incluse alcune birre brasiliane per 1€. Qui una televisione trasmette costantemente musica brasiliana.


Bagni e docce


Non aspettarti il Grand Hotel, ma la pulizia dei servizi igienici sulla barca è buona. I bagni comuni sono molto spartani, ma sono puliti almeno due volte al giorno e le docce funzionano bene, non sono troppo fredde e sono discretamente spaziose.


Sicurezza


In linea di massima i traghetti sono molto sicuri, ma alcuni piccoli accorgimenti possono aiutarti a rimuovere lo stress dovuto a ciò. Se sei da solo o da sola, forse ti conviene metterti nei paraggi degli altri (pochi) turisti stranieri, sia per socializzare che per sentirti più a tuo agio. Non sarà difficile identificarli fin dal porto di partenza. Porta uno zainetto con dentro tutti i tuoi beni di valore e documenti da tenere sempre con te, sia dentro l’amaca mentre dormi che in spalla quando ti sposti per osservare il panorama. Stai soprattutto attento quando si avvicinano le barche per vendere cibo o souvenir, perché in quel momento caotico i venditori salgono per poco tempo e riscendono molto velocemente, sparendo senza possibilità di ritrovarli.


Zanzare


Sono poche le zanzare che ti rovineranno il sonno mentre attraversi l’Amazzonia in barca. Porta comunque un repellente che aiuta a respingere anche i noiosi moscerini e le mosche. Il migliore anti-zanzare è senza dubbio l’anti-brumm.


Elettricità


Se hai bisogno di elettricità portati una piccola ciabatta da attaccare alla catena creata dalle prolunghe degli altri passeggeri per portare corrente in tutta la barca. Sarai comunque in una zona senza copertura internet, quindi non dovendo ricaricare il cellulare una power bank dovrebbe bastarti per la macchina fotografica e il kindle.


Kindle


Avrai moltissimo tempo per leggere, quindi ti consiglio di arrivare al porto con il tuo kindle ben carico e con su alcuni libri per essere sicuro di averne abbastanza.


La fauna in Amazzonia


Video – La fauna in Amazzonia




La fauna in Amazzonia


Giaguaro (Panthera onca)


È il felino più grande delle Americhe, dall’aspetto maestoso e affascinante. È un predatoresolitario che si ciba di una gran varietà di animali che uccide con il suo morso potentissimo, riuscendo addirittura a distruggere i carapaci delle tartarughe. Si ritiene sia una specie molto importante all’interno dell’ecosistema in quanto, essendo un predatore all’apice dalla catena trofica, contribuisce a regolare e mantenere stabile il numero di prede. Il suo range geografico si estende dal Messico al Sud America ed è considerato “quasi minacciato” dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature) a causa principalmente del bracconaggio e della frammentazione dell’habitat.frammentazione dell’habitat.

Anaconda verde (Eunectes murinus)


È una specie che vive in Sud America facente parte della famiglia dei boa. È tra le specie di serpenti più lunghe al mondo, potendo raggiungere circa i 5 metri, e la più pesante. Vive principalmente in acqua, dove può raggiungere velocità di nuoto altissime, ed è principalmente notturna. È una specie non velenosa che utilizza la tecnica della costrizione per uccidere le prede, talvolta rappresentate anche da animali di grosse dimensioni come tapiri e capibara.


Capibara (Hydrochoerus hydrochaeris)


 

È una specie semiacquatica e il più grande roditore al mondo, che vive principalmente nelle zone boscose e forestali vicino agli specchi d’acqua. Il suo range geografico si estende per tutto il Sud America, escluso il Cile, ed è una specie per lo più sociale. Vive infatti in gruppi misti di circa 10-20 individui, che possono addirittura anche arrivare a 100 in alcuni periodi dell’anno.


Conuro del sole (Aratinga solstitialis)


 

È un uccello dai colori molto vivaci che vive in Sud America, molto socievole e ad oggi considerato anche un animale domestico. È una specie classificata come “in pericolo” dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature) a causa della cattura, il commercio e la perdita degli habitat. È una specie molto curiosa e affascinante, che forma coppie monogame già dall’età di 4-5 mesi di età.


Inia (Inia geoffrensis)


 

È un delfino di fiume che vive nel Rio delle Amazzoni e dalle grosse dimensioni: i maschi possono addirittura arrivare a pesare 185 chilogrammi. È chiamato anche “delfino rosa” perché il corpo degli adulti vira verso questo colore, particolarmente evidente nei maschi. Uno studio del 2008 pubblicato su Biology Letters rivela che il corteggiamento in questa specie potrebbe includere un’esibizione socio-sessuale del maschio: è stato osservato infatti che alcuni maschi adulti trasportano ciuffetti di vegetazioni, ramoscelli o pezzi di argilla, al contrario delle femmine e dei giovani, che lo fanno raramente.


Formichiere gigante (Myrmecophaga tridactyla)


È un mammifero insettivoro, appartenente allo stesso ordine dei bradipi. Non è difficile da riconoscere: presenta infatti dei grossi artigli che utilizza per scavare nel terreno alla ricerca di formiche e termiti di cui va letteralmente ghiotto e che cattura con la sua lunga lingua appiccicosa. È una specie considerata “vulnerabile” dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature) a causa della distruzione degli habitat, degli incendi frequenti e del bracconaggio, dovuto soprattutto alla sua pelliccia.


Caimano nero (Melanosuchus niger)


 

È una specie di alligatore carnivoro che vive nei fiumi, nei laghi e nelle zone allagate del bacino amazzonico e dalle grosse dimensioni: può arrivare infatti a circa 5-6 metri di lunghezza. È definito “nero” in quanto gli adulti presentano una colorazione molto scura, talvolta quasi nera. È considerato il più grande predatore dell’Amazzonia: può infatti predare e cibarsi di qualsiasi animale, da piccoli crostacei a piranha, ma anche bradipi, capibara e altre specie di caimani.


Aquila Arpia (Harpia harpyja)


È un rapace che vive nella foresta tropicale amazzonica, il cui range geografico si estende dal Messico all’Argentina. Ad oggi la specie è quasi estinta in Centro-America, ad eccezione di Panama, a causa della deforestazione dell’habitat, ma a livello più ampio è considerata “quasi minacciata” dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature). È una specie comune soprattutto in Brasile ed è stata osservata a un massimo di altitudine di 2000 metri.


Tapiro del Sud America (Tapirus terrestris)


 

È una delle quattro specie esistenti della famiglia Tapiridae originario dell’Amazzonia. È una specie erbivora e un abile nuotatore, che rappresenta una preda per diversi animali come il caimano nero e l’anaconda verde. Non si conosce molto del suo comportamento sociale, ed è una specie considerata “vulnerabile” dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature), principalmente a causa della distruzione dell’habitat e del bracconaggio.


Rana freccia dalle bande gialle (Dendrobates leucomelas)


È una rana appartenente alla famiglia Dendrobatidae, comunemente chiamate anche “rane freccia”, per il veleno che molte specie secernono e che viene estratto e utilizzato dai nativi americani per avvelenare le punte delle frecce. Dendrobates leucomelas presenta dei colori molto accesi che servono ad avvisare il predatore delle propria tossicità: è infatti una specie altamente velenosa. Vive in Sud America settentrionale, principalmente in Venezuela, nelle zone umide delle foreste pluviali tropicali ed è famosa per l’alta territorialità e per i richiami particolarmente rumorosi che emette.


 

I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele: Milano – La città dello Stile


 


Milano – La città dello stile 

 



I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele Maccarinelli: Milano – La città dello Stile


Prima Parte


 

Milano capitale della moda, del design, della cultura, dei ristoranti stellati e del divertimento si presta perfettamente per un weekend non lontano da casa ma comunque lontano dalla vita di tutti i giorni. Riserviamo all’Hotel Admiral, storico 4 stelle ubicato in Via Domodossola 16 e situato di fronte al Parco City Life, di proprietà del nostro amico Edward Coffrini dell’Orto.





Un indirizzo sicuro per sentirsi bene, in una bella, comoda e originale struttura, coccolati dal personale gentilissimo. Noi ci sentiamo dei privilegiati perché a farci da guida sarà il nostro caro amico “Jambo” Gianluca, co-fondatore del network Altheo NetTv. 


Jambo, videomaker e regista, sta girando un documentario diviso in tre puntate dedicato a Milano dal titolo “La mia città”. Nel documentario vi sono interviste a personaggi famosi e non, che raccontano storie particolari e molto interessanti di avvenimenti e di luoghi di Milano. Ci siamo pure noi che raccontiamo a modo nostro luoghi particolari e curiosità della città.


 
Tra una ripresa e l’altra e tante risate, Jambo ci porta alla scoperta di Milano iniziando dallo splendido Parco Sempione, il polmone verde di Milano posto accanto al Castello Sforzesco.

Nel parco, oltre a vaste zone alberate con prati e arbusti, si possono osservare degli edifici interessanti quali: l’Arco della Pace, edificato nel 1807 per commemorare le vittorie di Napoleone, il Palazzo dell’Arte de La Triennale, l’Arena Civica, inaugurata nel 1806 sotto Napoleone e l’Acquario Civico.


 

 

 

 

 

Al centro del parco ed in un ansa del laghetto si trova il romantico Ponte delle Sirenette, conosciuto anche come il ponte delle sorelle “Ghisini”.

 

 




II ponticello fu progettato nel 1840 dall’architetto Francesco Tettamanzi allo scopo di accorciare la distanza necessaria a raggiungere la sponda opposta del Naviglio Paderno e fu il primo in ghisa realizzato a Milano.

Continuiamo la nostra passeggiata attraversando l’imponente Castello Sforzesco edificato nel 1358 dalla famiglia Visconti per proteggere la città dal nemico. 

Durante il periodo del Rinascimento ospitò i laboratori di Leonardo da Vinci. Oggi il castello ospita numerosi musei.


 

 


Dopo una piacevole camminata e per vie traverse giungiamo nel quartiere di Brera, il quartiere degli artisti, uno dei più affascinanti della città. La nostra prima impressione è di un ambiente tranquillo, romantico e bohèmienne.

Il fiore all’occhiello di Brera è il Palazzo Brera e la Pinacoteca.


 

 

 

 


Passeggiando tra le viuzze acciotolate arriviamo in Piazza del Carmine dove è situata l’omonima chiesa e dove, di fronte ad essa, si trova la scultura in bronzo dell’artista polacco Igor Mitoraj “Il Grande Toscano”, meglio conosciuta come “Petto a metà”.


 


A poca distanza da Brera e percorrendo Via Garibaldi, si trova la Piazza Gae Aulenti, dedicata alla famosa architetta e inaugurata l’8 dicembre 2012. La Piazza è l’epicentro della zona più moderna di Milano ed è opera dell’architetto Cesar Pelli.

È circondata da vari edifici ed il più impressionante è l’Unicredit Tower, con il grattacielo più alto d’Italia di ben 231 metri di altezza!.


 

 

 

 

 

 

Per un attimo ci sembra di essere piombati in una grande città americana… Al buio la Piazza Gae Aulenti diventa un luogo affascinante con le sue luci che si specchiano nella spettacolare fontana posta al centro di essa.




 


Ma la più grande attrazione che attira  chiunque giunga in questa zona è sicuramente la visione del famosissimo Bosco Verticale, un complesso di due palazzi residenziali progettato dallo Studio di Stefano Boeri, con le sue due torri rivestite da 2000 specie vegetali. E con negli occhi queste meraviglie concludiamo la nostra prima giornata a Milano.





 

Il mattino seguente, dopo un’ottima colazione consumata all’hotel, con Jambo, Stefano ed Ezio ci rechiamo in centro per continuare le riprese del documentario e scoprire altre meraviglie della città. Percorriamo Via Verdi costeggiata da splendidi palazzi d’epoca e prima di raggiungere il centro, Jambo ci porta a Piazza Affari per mostrarci una scultura dell’artista italiano Maurizio Cattelan, collocata di fronte a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa milanese. La scultura si chiama L.O.V.E ed è l’acronimo di libertà, odio, vendetta, eternità ma è conosciuta come “Il Dito”, infatti il lungo dito si estende per più di due metri.


 

In questo caldo mattino di primavera  Piazza  del Duomo è come al solito presa d’assalto da turisti provenienti da tutto il mondo. Il Duomo è di una bellezza incredibile. È la terza chiesa cattolica nel mondo dopo San Pietro in Vaticano e la cattedrale di Siviglia. Dallo stile gotico imponente, è costruita con marmo di Condoglia, un particolare marmo di una cava situata sul Lago Maggiore, di proprietà della famiglia Visconti. La sua costruzione iniziata 1386 è stata ultimata nel 1800, ben 500 anni dopo.


 

 

Accanto alla Piazza si trova la Galleria Vittorio Emanuele II, il “salotto di Milano” che collega Piazza del Duomo a Piazza della Scala ed è costruita con una struttura reticolare in ferro e vetro retinato. Migliaia di turisti e non, ogni giorno percorrono questo passaggio ricco di boutique dai brand più famosi, ristoranti stellati e prestigiosi negozi.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 


Appena usciti dalla “Galleria” si trova Luini, da oltre 70 anni lo street- food più famoso di Milano e ormai conosciuto in tutto il mondo. Ogni giorno migliaia di turisti e milanesi si mettono in coda per gustare i mitici panzerotti pugliesi e farsi un selfie davanti al famoso forno.


 


Ammiriamo il Palazzo Reale situato a pochi passi dal Duomo. Il maestoso palazzo è il cuore espositivo del centro della città, una struttura che da anni programma e gestisce grandi mostre d’arte. Le sue origini sono molto antiche e la sua storia è intrecciata a quella di Milano e a quelli che l’ hanno governata, dagli Sforza a Napoleone. La vera storia espositiva inizia nel 51 quando Roberto Longhi allestisce una mostra su Caravaggio. È l’inizio di una serie di memorabili mostre che animeranno la vita culturale della città.


 

Anche oggi continuano le riprese del documentario.

Visitiamo il Museo del Novecento, un’esposizione permanente di oltre 4000 opere d’arte italiana del XX secolo ospitata all’interno del Palazzo dell’Arengario, inaugurata nel 2010. Collezionisti e galleristi  hanno collaborato a formare una delle più importanti raccolte d’arte italiana del XX secolo.


 


 

 

 

 

 

Troviamo opere di Carrà, Marini, de Chirico, Sironi, Morandi, Fontana, Pomodoro e molti altri.

All’ultimo piano, dove una vetrata offre un’imprendibile e privilegiata vista di Piazza del Duomo, si trova la sorprendente “Struttura al neon” di Lucio Fontana, una composizione ellittica di luce fluorescente sospesa nel vuoto. Creata negli anni 50 e precursone delle attuale strisce con luci al led.


 

 

 

 


 

Nel pomeriggio ci gustiamo una deliziosa merenda nella pasticceria del grande Iginio Massari, uno dei più importanti pasticcieri al mondo fondatore dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani. Torniamo in albergo passando da Piazzale Cadorna, uno dei nodi più trafficati di Milano, dove c’è la fontana abbellita dalla famosa e gigantesca scultura “Ago, Filo e Nodo.”

Il progetto fu affidato alla celebre architetta Gae Aulenti e realizzata dallo scultore svedese Claes Oldenburg e dalla moglie olandese Coosje van Bruggen, storica dell’arte. Simboleggia un treno che entra in una galleria sotterranea e richiama la vicina stazione ferroviaria e della metropolitana, inaugurata nel 2000, alta ben 18 metri e lungs circa 86 metri.


 

 

 

Dedichiamo la nostra ultima giornata alla visita della Pinacoteca di Brera.

Fondata da Napoleone ad inizio ottocento, è uno dei principali musei italiani.

Lo splendido palazzo che la ospita si apre su un cortile al cui centro è situato il Monumento a Napoleone di Antonio Canova. Al primo piano e a destra dell’entrata, la nostra attenzione viene subito catturata da una porta a vetri, purtroppo chiusa, con la scritta “La collezione Prutscher di libri viennesi per bambini 1900-1938.” 


 


La biblioteca che si scorge all’interno è un sogno, immensa, bellissima e zeppa di volumi. Incuriositi cerchiamo delucidazioni in rete e leggiamo che è stata creata dall’architetto e design Otto Prutscher per le figlie Heliy e Ilse e comprende libri per bambini, cartoline, disegni e bozze. Entriamo nel museo e veniamo sopraffatti dalla maestosità dell’ambiente sapientemente illuminato.


 

 

 

 

 


Trentotto sale ospitano un’incredibile collezione di opere di grandi artisti. Tra i capolavori più famosi ammiriamo il Cristo Morto di Andrea Mantegna, lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, la Cena in Emmaus del Caravaggio ed il Bacio di Hayez. Una splendida esposizione che attira turisti da tutto il mondo.


 

 



 

Il nostro weekend a Milano è purtroppo terminato e noi torniamo all’Hotel Admiral, non prima  però di aver deviato il percorsco per ammirare le case colorate di Via Balzaretti, una chicca che pochi conoscono.

La via diventa una design street permanente grazie al duo Cattelan & Ferrari  che hanno dipinto le facciate con fiori e colori: assolutamente da non perdere!


 

 

 

 

 


 

Salutiamo e ringraziamo il nostro amico Jambo ci ha fatto scoprire tante meraviglie con la promessa di rivederci presto in questa splendida città.


Milano – La città dello Stile

Seconda Parte


Ed eccoci nuovamente a Milano per un weekend all’insegna della cultura, del divertimento… e del lavoro. In quesi giorni infatti faremo le riprese della puntata conclusiva de  “La mia città”. Arrivati all’hotel Admiral veniamo subito calorosamente accolti dal  proprietario ed amico Edward Coffrini dell’Orto, proprietario dell’Hotel Admiral, dalla sua simpaticissima mamma  Anna  e da Jambo, videomaker, regista, cameraman per anni in giro per il mondo, grande amico e tanto altro.


Nel pomeriggio iniziamo le riprese davanti al Palalido, ora Allianz Cloud, con Giuliano Airoldi, ex giocatore di basket del Legnano Basket fino al 1980 per poi allenare fino al 1987 le giovanili di legnano, Busto Arsizio, Varese ed in serie B1 la Bustese Faciba, che ci racconta aneddoti dei tempi d’oro. 



Il Palalido è un punto di riferimento per lo sport nazionale ed internazionale è stato completamente rinnovato nel 2019. Ospita importanti eventi sportivi, culturali e di intrattenimento. Salutato Giuliano, ci rechiamo davanti allo storico “Derby”, il celebre locale notturno dove esordirono i “grandi “dello spettacolo. Diego Abatantuono, Claudio Bisio, Cochi & Renato, Gaber, Teocoli, Francesco Salvi e molti altri mossero i primi passi proprio su quel palco. Con l’arrivo degli anni 80 poi nascono le prime emittenti private e i “ragazzi” vengono chiamati ad esibirsi in tv. E così nell’85 si decide a malincuore di chiudere lo storico locale: un colpo al cuore per numerosi milanesi.

Per concludere la giornata, e per la gioia di  di Gabriele, ci rechiamo in Via Mac Mahon nei giardini dedicati al fumettista Gianluigi Bonelli ad ammirare la scultura in bronzo che raffigura Tex Willer ed il suo cavallo preferito Dinamite. La scultura è stata donata al Comune dalla famiglia Bonelli. Davanti a Tex, Gabriele ed Edward si fanno una bella chiacchierata e Gabriele da grande  e appassionato collezionista dei suoi fumetti è felice di poter parlare del suo eroe preferito. Concludiamo così la prima giornata di riprese, domani ci aspettano altri interessanti luoghi da visitare.


 




 

 

 

 

 

 

 

Giornata molto emozionante quella di oggi. La prima parte è dedicata al grande compositore Giuseppe Verdi. Andiamo dapprima a visitare la sua cripta che si trova all’interno della splendida ”Casa di Riposo per Musicisti”, di stile  neogotico, fortemente voluta e fondata proprio da lui, il 16 dicembre1899 situata in Piazza Buonarroti. Nella cripta Verdi riposa accanto alla sua seconda moglie Giuseppina Stepponi. Al centro della piazza, dal 10 ottobre 1913 si trova la sua statua. L’opera è dello scultore Enrico Butti e fu voluta dall’Ordine dei Giornalisti.



Grazie ad Edward ed alle sue conoscenze riusciamo ad entrare nella stupenda  Suite  215 del ”Grand Hotel e de Milan” storico hotel situato in Via Manzoni, dove Verdi soggiornò durante le sue permanenze milanesi e dove compose le sue opere più belle. Quasi tutti  i mobili sono originali a parte il letto che fu sostituito per ovvi motivi.


 

 

E per non farci mancare niente,  altra emozione: Jambo incontra per caso il famoso e grande ex giocatore di basket dell’Olimpia Armani, al tempo Simmenthal, e suo amico: Arthur Kenney, ormai 77enne ancora in ottima forma. Proprio ieri davanti al Palalido, Giuliano Airoldi ci ha parlato di lui! Kenney, che attualmente vive a Manhattan, accetta simpaticamente di fermarsi a bere un caffè con noi nella sala del Grand Hotel e ci delizia con i suoi racconti.


Salutato Kenney, andiamo ad ammirare il famoso Teatro della Scala considerato tra i più prestigiosi al mondo dove tra i grandi, dal 1951 al 1960, si esibì la divina Maria Callas che interpretò  le più grandi figure femminili della lirica tra cui Lucia di Lammermoor, Lady MacBeth, Norma e Medea. L’edificio, inaugurato nel 1778, fu progettato da Giuseppe Piermarini. Da citare che l’architetto ticinese Mario Botta ha realizzato il grande restauro del teatro tra il 2002 ed il 2004 aggiungendo spazi all’edificio e dando la possibilità di avere più sale di prova. Terminiamo la giornata nei giardini pubblici dedicati ad Indro Montanelli dove una statua ritrae il grande giornalista intento a scrivere a macchina. Montanelli amava passeggiare nei giardini  e poco distante, nel 1977 subì un attentato da parte delle Brigate Rosse perché giudicato un giornalista scomodo.


Oggi, sabato, ultima giornata di riprese al Cimitero Monumentale. Il cimitero fu inaugurato nel 1866 e merita di essere visitato perché è un museo a cielo aperto. All’entrata si trova la chiesa che come stile ricorda il Duomo di Firenze. Qui sono sepolti personaggi illustri che hanno fatto grande Milano da Alda Merini a Dario Fo e Franca Rame, Paolo Grassi, Enzo Jannacci, Guido Crepax, Ambrogio Fogar, le famiglie Bonelli e Bocconi solo per citarne alcuni. Un luogo che merita assolutamente una visita.


Terminate le riprese della terza puntata ci godiamo il pomeriggio visitanto la mostra del grande fotografo Helmut Newton, allestita al  Palazzo Reale. Le foto sono principalmente in bianco e nero e ripercorrono attraverso 250 fotografie, riviste, documenti e video la carriera del famoso e discusso fotografo. Nel cortile del palazzo, troviamo un’opera (se così si può chiamare) di Leandro Erlich, un artista che non ha eguali e dove niente è come sembra…..E qui mi fermo sperando  di avere stuzzicato la vostra curiosità. Un’ottima cena nello storico quartiere di Brera conclude degnamente il nostro weekend a Milano.

Ciao città bellissima, ho la sensazione che presto ci rivedremo…



 

 

 

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