

Harvey Ball ha sorriso al mondo, e il mondo ha ricambiato il suo sorriso. Il suo semplice disegno, con due puntini a mo’ di occhi su un fondo giallo, non aveva alcun particolare significato, non veicolava alcun messaggio politico né chiedeva di comprare qualcosa. Era solo un simbolo di ottimismo e generosità – una specie di buongiorno – contagioso e comunicativo come un vero sorriso. Ball disegnò lo Smile nel 1963 per risollevare il morale degli impiegati di due compagnie assicurative di Worcester fusesi di recente.
Non chiese mai la registrazione del marchio né i diritti d’autore. La sua creazione assunse presto una sua identità, riscuotendo un enorme successo in tutto il mondo negli anni Settanta e Ottanta. Dagli anni Ottanta è stato usato come simbolo della musica house. È stato spesso usato in campagne pubblicitarie, ed è apparso su un francobollo nel 1999. Resta tuttavia un sorriso semplice e sincero. Lo Smile è apparso anche – ed era inevitabile – sul web. I primi web surfers usavano già la punteggiatura 🙂 per indicare un sorriso. Oggi, questi segni sono stati sostituiti da un piccolo Smile di cui esistono molte varianti per indicare i nostri diversi stati d’animo. Ball era naturalmente orgoglioso dell’inatteso successo della sua creazione. “Mai, nella storia dell’uomo, un’idea così semplice e positiva ha raggiunto tante persone”, diceva. Trovava tuttavia irritante il fatto che degli impostori ne reclamassero la paternità, o che la cupidigia di alcuni ne insudiciasse lo spirito.
Nel solo 1971 furono venduti più di 50 milioni di spilline, ma Ball non incassò mai un solo centesimo in più oltre i 45 dollari ricevuti dalla “State Mutual Life Assurance.” Eppure, non ha mai avuto alcun rimpianto. “Ehi, posso mangiare solo una bistecca per volta, e guidare un’auto alla volta”, diceva, ed era contento del suo terreno, dove era nato; aveva gestito la sua azienda, cresciuto i suoi figli ed era infine morto felice. Harvey Ball frequentò una scuola locale e l’istituto d’arte di Worcester. Infine, partecipò durante la Seconda guerra mondiale alla battaglia di Okinawa e fu insignito della stella di bronzo per avere installato una linea di comunicazione sotto il fuoco nemico. Mentre prestava servizio nel Pacifico, scampò a un’esplosione che uccise tre suoi compagni. Sedeva con loro, quando fu chiamato dall’ufficiale in capo. Questo terribile evento era rimasto impresso nella sua memoria: aveva disegnato alcuni schizzi dei suoi sfortunati compagni, ed alcune medaglie per la Guardia Nazionale del Massachusetts. Ball ha fondato la “World Smile Corporation”, che si occupa della vendita dei prodotti del logo e della distribuzione dei profitti agli istituti per l’infanzia di tutto il mondo. Questa organizzazione si occupa anche della promozione della “Giornata mondiale dello Smile.” Gli sono sopravvissuti la moglie Winifred, i tre figli e la figlia. Harvey Ross Ball, graphic designer, è nato il 10 luglio 1921. È morto il 12 aprile 2001, all’età di 79 anni.




Il mondo del glamour di Valentino viene mostrato attraverso lo sguardo di Matt Tyrnauer, corrispondente speciale di Vanity Fair. La troupe dal giugno 2005 al luglio 2007 ha girato circa 250 ore. Si tratta di un documentario decisamente interessante e non solo per chi si occupa di alta moda o di personaggi della jet society. Ne esce infatti un ritratto complesso di quello che è stato davvero un ‘imperatore’. Tyrnauer riesce a offrire allo spettatore l’immagine di un grande creatore di moda seguendolo nel processo di realizzazione dei suoi capolavori di stoffa cogliendone le intuizioni geniali così come gli improvvisi mutamenti d’umore. Ma ciò che più colpisce è che, nonostante quel margine di agiografico che queste operazioni prevedono, dalla visione emerge con la forza dei sentimenti la storia di una relazione durata 50 anni: quella tra Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Il rapporto tra i due è di stima, di affetto e di collaborazione piena. Il creativo Valentino si vede sgombrare la strada delle incombenze quotidiane dal manager Giancarlo. Assistiamo ai loro scontri ma anche alla commozione che prende il ‘freddo’ stilista quando ringrazia pubblicamente chi lo ha sostenuto e accompagnato così a lungo nella vita.


