I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele – India – Pushkar




Pushkar, la città sacra del Rajasthan


 

Pushkar, una delle più antiche città dell’India, è una città sacra ma contemporaneamente anche un luogo vivacemente “hippie”.  È situata a 510 metri di altitudine e circondata da colline su tre lati ed il “Nag Pahar”, che significa letteralmente Montagna del Serpente, forma un confine naturale tra la città e Ajmer. Pushkar è conosciuta anche  come “il giardino delle rose del Rajasthan” e l’essenza di questi fiori    viene esportata in tutto il mondo. È la meta favorita di migliaia di turisti, devoti e “hippie” che affollano giornalmente  il pittoresco  mercato e le rive del lago sacro.




L’atmosfera che si respira in città è molto rilassante e noi passeggiamo pigramente tra le bancarelle del pittoresco mercato per poi andare a visitare una delle principali attrazioni della città ossia il Tempio di Brahama. Il Tempio è l’unico santuario in India dedicato al Dio creatore della triade Indù ed è assolutamente vietato fotografarlo. È stato costruito nel 14mo secolo, interamente in marmo, ha un alta guglia rossa ed è un importante luogo di pelleggrinaggio. Una grande scalinata porta all’entrata e l’interno  non è spettacolare come altri che abbiamo visto.




Dopo un altro breve giro al mercato, raggiungiamo il lago che, secondo una leggenda nacque da un fiore di loto che Brahama lasciò cadere inavvertitamente mentre era assorto in meditazione. Attorno ad esso ci sono circa 52 “ghat” ossia le bianche scalinate che permettono ai devoti di entrare in acqua per purificarsi. La nostra guida ci invita a partecipare al “puja”, un rituale di preghiera che indica un atto di adorazione verso una divinità e viene  eseguita da un “santone”. La cerimonia è suggestiva e, anche se si capisce che è palesemente turistica, alla fine siamo tutti commossi. II celebrante ci invita a ripetere dei mantra da lui pronunciati e poi ci dona dei petali di rosa da spargere nel lago alla fine del rito.



Al tramonto le sue  rive si animano, c’è musica ovunque, la gente balla , canta, si diverte mentre il cielo s’infiamma e ci regala uno spettacolo suggestivo. La nostra  guida ci spiega che in India, la notte del  4 novembre si festeggia “La Notte di Luna piena di Kartik”, la notte più sacra dell’anno e qui a Pushkar gli indù si immergono nelle acque del lago che, secondo la loro credenza, raggiungono il massimo della loro purezza e del loro potere salvifico. La celebrazione è molto sentita e moltissimi fedeli prendono parte al rito.



È la nostra ultima notte in Rajasthan: domani all’alba, nella vicina città di  Ajmer, ci attenderà alla stazione  un moderno e comodo treno ad alta velocità che ci riporterà a New Dehli. Il nostro viaggio è terminato. “L’India o la ami o la odi” ci avevano detto prima di partire e noi possiamo dire di averla  amata sin dal primo momento. Abbiamo amato la sua gente, le sue grandi città con i suoi sfarzosi palazzi, gli incredibili templi, i colorati mercati. L’abbiamo amata a prescindere dalla miseria, dalla sporcizia, dai cattivi odori, dal caos delle strade perché l’India è così, è il paese dei contrasti ed il grande scrittore e viaggiatore Tiziano Terzani è riuscito a descriverla perfettamente in questo paragrafo:


“Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. È sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno.  Si soffre a starne lontani. Ma così è l’amore: istintivo, inspiegabile, disinteressato”.


Infine mi permetto di segnalarvi il libro di Pierpaolo di Nardo,(raccontastorie, viaggiatore e musicista che abbiamo avuto l’onore di conoscere personalmente), dal titolo: “Maldindia. Perché non puoi più farne a meno.”




 

I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele Maccarinelli – India – Udaipur




Udaipur, la Venezia d’Oriente.


Oggi ci aspetta  una  giornata lunga ed  emozionante. Lasciamo di buon’ora la città blù di Jodhpur per recarci a Udaipur, altra magnifica città del Rajasthan. Durante il viaggio ci fermiamo a visitare una scuola pubblica. Le scuole pubbliche in India sono obbligatorie e gratuite fino ai 14 anni. Dai 3 ai 5 anni i bambini frequentano la Scuola Materna mentre che, la Scuola Primaria Inferiore va dai 6 ai 10 anni e la Superiore dai 11 ai 14. A scuola i bambini possono ricevere l’istruzione nella propria lingua e studiare hindi e inglese come seconde lingue o viceversa.



Visitiamo diverse classi ed assistiamo a qualche lezione ed i bambini sono molto emozionati  ma anche felici di vederci. Le aule sono piccole e molto spartane, gli allievi siedono a terra su delle stuoie posizionate sulla terra battuta, non ci sono banchi ma c’è solo una lavagna alla parete. Nelle aule della Scuola Superiore ci sono dei banchi con computer obsoleti. La struttura è inoltre provvista di una mensa dove vengono preparati dei pasti bilanciati. Tutto è molto semplice ma ben organizzato e si respira tanta serenità. Noi non possiamo fare a meno di paragonare questa scuola con le nostre all’avanguardia e  provviste di ogni sorta di materiale, e ci lasciamo sopraffare dalla tristezza pensando all’abisso che separa questi due mondi…




Salutiamo con calore allievi ed insegnanti e continuiamo il nostro viaggio. La prossima tappa sarà il tempio jainista di Ranakpur, un capolavoro in marmo bianco dedicato al Tirthankara Adinatha, il primo dei 24 profeti che nel tempo hanno rivelato il messaggio jainista al mondo. Il tempio si trova immerso in una giungla rigogliosa a circa 100 km da Udaipur, in una valle nella zona occidentale dei monti Aravalli ed è conosciuto in tutto il mondo per la sua bellezza. È chiamato anche Chamukla e risale al XV secolo. La struttura consiste in un grande edificio che occupa 4500 metri quadrati dove 1444 pilastri sorreggono 80 cupole tra 29 sale. Una grande scalinata porta all’ingresso dove le donne devono entrare rigorosamente con il capo coperto. Il tempio è un capolavoro di architettura, i pilastri e le cupole sono finemente scolpiti con giochi di complicati intarsi ed il marmo bianco ne esalta la bellezza.




 

 

 

 

 

Con ancora negli occhi questa meraviglia risaliamo sull’autobus per raggiungere Udaipur la nostra meta finale odierna. La strada, che si trova in una valle, è stretta e tutta curve e sui muretti ai lati ci sono diverse scimmie che osservano incuriosite il traffico. Il paesaggio è bucolico e piacevole. Arriviamo in serata a Udaipur: domani avremo un giorno intero per visitarla.


Udaipur è chiamata anche la città bianca per il colore bianco dei suoi palazzi di marmo e delle sue  case ed è stata definita  la città più romantica dell’India. Fu fondata nella seconda metà del XVI secolo dal Maharana Udai Singh II di Mewar e rappresenta la tipica città “delle mille e una notte “ dell’immaginario collettivo. I suoi maestosi palazzi si riflettono nel Lago Pichola, uno dei laghi più belli di tutto il Rajasthan. I laghi di Udaipur  nei secoli sono stati importanti bacini idrici durante la stagione secca e sono diventati una vera e propria attrazione turistica.


 

Di prima mattina visitiamo il maestoso City Palace, una delle tante meraviglie architettoniche dell’India  ed il più grande complesso di palazzi del Rajasthan. Il City Palace è un mix di architettura medievale, europea e cinese ed è interamente costruito in granito e marmo. C’è un entrata a tre archi che conduce al palazzo e si dice che i Mahraja fossero pesati qui, ed in seguito distribuivano l’equivalente del loro peso in oro e argento alla popolazione. Il grandioso complesso che comprende 11 palazzi, ha numerose torri, cupole, archi, cortili, padi- glioni e giardini pensili. All’interno troviamo camere con pregiati mobili antichi, specchi e piastrelle ornamentali. Insomma: l’intero palazzo è un’autentica meraviglia.




La nostra visita prosegue al Tempio Jagdish, il più  grande tempio indù della città, situato in centro ed altra grande attrazione turistica della città. Originariamente fu costruito da Maharana Jagat Singh I nel 1651 dC. e consacra un’immagine di pietra nera di Lord Vishnu.  La sua guglia riccamente decorata, raggiunge gli 80 metri d’altezza. Ogni tempio è considerato un centro che attrae l’energia cosmica e quindi,  per beneficiare di questa energia, bisogna camminare a piedi nudi.


 


Terminiamo la mattinata facendo una rilassante passeggiata nel Sahelyon Ki Bari chiamato anche “giardino delle vergini”. Questo immenso  giardino  fu costruito come luogo di svago per le fanciulle della Maharani che abitavano nel City Palace, lontano dagli sguardi indiscreti  e dagli intrighi politici della corte. Nel parco ci sono padiglioni in marmo, numerose aiuole fiorite e fontane riccamente decorate. La più bella ha statue di leoni ed elefanti e l’acqua è ricoperta di fiori di loto. Un luogo veramente ben curato e molto rilassante.


Nel pomeriggio facciamo un riposante giro in barca sul Lago Pichola che comprende diverse isole e da dove possiamo ammirare i magnifici palazzi costruiti in riva ad esso come il famoso Lake Palace, un hotel tra i più cari al mondo. Facciamo una sosta sull’isola di Jag Mandir per ammirare un’altra magnifica struttura ossia un palazzo a tre piani in arenaria gialla e marmo, costruito nei primi anni del VII secolo che era anche un ritiro estivo per intrattenere gli ospiti della città di Udaipur. Magnifici elefanti scolpiti nel marmo bianco ci danno il benvenuto sull’isola. Jag Mandir ha bellissimi giardini con magnifiche piante e fiori ed un interessante museo, che visitiamo, dove è stata conservata la storia dell’isola e del suo palazzo.



 


Si conclude così la visita alla città di Udaipur: domani partiremo per Pushkar, ultima meta del nostro interessante viaggio in Rajashan.



 

I favolosi anni ’60 – The Beatles




John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Stuart Sutcliffe e Pete Best suonano insieme con il nome di Silver Beatles nel 1960 a Liverpool. Nell’estate di quell’anno si esibiscono ad Amburgo, in Germania, e nel 1961 incidono il primo 45 giri come gruppo d’accompagnamento del cantante Tony Sheridan. Nell’autunno di quello stesso anno Brian Epstein, negoziante di dischi trasformatosi in manager del gruppo, riesce ad ottenere un provino con la Decca, dove i Beatles vengono scartati. Epstein riprova alla Parlophone, dove è George Martin a prendersi a cuore il progetto. Dopo un cambio di formazione – esce Pete Best, entra Ringo Starr, mentre Stuart Sutcliffe aveva già lasciato la band qualche tempo prima – il gruppo pubblica il primo 45 giri della discografia dei Beatles, LOVE ME DO, e un secondo, PLEASE PLEASE ME, che balza in testa alle classifiche, dando il via ad un successo senza precedenti – fatto di numeri uno in classifica, di una febbre collettiva chiamata Beatlemania che contagia i teenagers di tutto il mondo, di cambiamenti cruciali ancora oggi alla base del pop e del rock – che si arresta soltanto otto anni dopo, con lo scioglimento del quartetto.



Le tappe fondamentali del gruppo sono scandite da eventi clamorosi, come l’invasione degli Stati Uniti nel 1964 (cinque canzoni nei primi cinque posti in classifica), due film come “A hard day’s night” e “Help!”, l’onorificenza di Baronetti consegnata al gruppo dalla Regina Elisabetta II nel corso di una cerimonia a Buckingham Palace nel 1965, la crociata contro il gruppo intrapresa negli Stati Uniti dopo la frase «Siamo più famosi di Gesù Cristo» che Lennon pronuncia nel 1966. Sono gli anni della consacrazione dei Beatles: la discografia è fatta di successi come A HARD DAY’S NIGHT, BEATLES FOR SALE, HELP, RUBBER SOUL, e di canzoni come “I want to hold yor hand”, “Ticket to ride”, “Yesterday”, “Yellow Submarine”, tanto per citare alcuni titoli in una produzione molto conosciuta.


 

 

 

Nonostante il successo mondiale, il gruppo – sul finire degli anni sessanta – comincia a soffrire di una certa stanchezza segnata anche dai malumori tra i vari componenti. Nel 1968 viene pubblicato THE WHITE ALBUM, un trionfo, in cui però emerge una volta per tutte la volontà dei Fab Four di esprimersi singolarmente piuttosto che ancora come un gruppo. L’anno successivo esce invece ABBEY ROAD, lavoro più complesso sia nei testi sia negli arrangiamenti musicali, che vede anche la consacrazione di George Harrison come grande compositore alla stregua di Lennon-McCartney grazie ai successi di “Here comes the sun” e “Something”.



LET IT BE, il loro ultimo disco uscito nel 1970, viene portato a termine nonostante Paul McCartney sia in rotta con il manager perché vuole che a curare i profitti dei Beatles sia il padre di sua moglie Linda, Lee Eastman. La fine dei Beatles viene proclamata il 10 aprile dello stesso anno con un annuncio di Paul McCartney che nel frattempo ha già cominciato a lavorare a progetti solisti . E’ solo nel 1996 che quel che resta dei Beatles torna insieme in sala di registrazione per lavorare ad un documentario sulla loro storia e a tre doppi antologici cd comprendenti inediti e alternate versioni dei loro classici, compresi due brani inediti di Lennon. Dopo la morte di Lennon nel 1980 e quella di Harrison nel 2001 a seguito di una lunga malattia, sempre lo stesso McCartney dichiara – nel 2007 – di voler completare “Now and then”, canzone sulla quale la band ha lavorato durante la realizzazione di ANTHOLOGY, scritta con nuovi versi utilizzando una nuova traccia di batteria di Ringo Starr e delle registrazioni d’archivio della chitarra di George Harrison.
Alla fine del 2007 i due Beatles superstiti sono chiamati a suonare in Israele per festeggiare sessant’anni dalla sua costituzione.


Il 9 settembre del 2009 è il giorno dei Remasters: la ripubblicazione in versione rimasterizzata del catalogo dei Beatles, ovvero i 13 album dei Beatles – i 12 della discografia originale inglese più “Magical Mystery Tour”, che originariamente era stato pubblicato solo come doppio EP – a cui si aggiungono un box omnicomprensivo ed uno solo con i mono mix. In contemporanea arriva anche il videogioco Beatles Rock Band. Nella stessa occasione si vocifera di un arrivo del catalogo della band in digitale, atteso da anni: il tutto si concretizza solo un anno dopo, il 16 novembre 2010, quando l’intera discografia dei Beatles arriva in esclusiva su iTunes.