
Lasciata New Delhi, dopo circa 4 ore di viaggio arriviamo ad Agra, città dove si trovano il Forte Rosso ed il Taj Mahal, famoso in tutto il mondo.

Il Forte Rosso

Il Forte, patrimonio UNESCO, è una grande fortezza in arenaria rossa costruita nel XVI secolo e rappresenta il primo grande progetto dell’imperatore Mughal Akbar. Un tempo era sia una base militare che la residenza reale e fungeva da sede del governo quando la capitale Mughal era ancora ad Agra. Il Forte sorge sulla riva destra del fiume Yamuna ed è stato costruito nel 1565 dc sul sito di un precedente castello. Dentro le mura della magnifica cittadella si trovano diversi palazzi e splendidi giardini e a ridosso della torre si trova il Shish Mahal, il “palazzo degli specchi,” decorato con mosaici e specchi. All’interno della sala delle udienze private finemente decorata, si trovava il famoso Trono del Pavone decorato con 180 rubini e 116 smeraldi incastonati in 1200 chili di oro, che ora si trova in Iran. Dal Forte si può ammirare in lontananza l’imponente Taj Mahal.

Taj Mahal


Lasciato il Forte Rosso, dopo un breve tragitto il Mausoleo ci appare in tutto il suo bianco splendore e la leggera nebbia che lo circonda aumenta la magia e l’emozione del momento tanto atteso. Il Taj Mahal è situato sulle sponde del fiume Yamuna e fu costruito dall’imperatore moghul Shah Jahan nel 1631 in memoria della sua seconda moglie.


Ci vollero ben 22 anni per completare la costruzione e 22.000 persone per costruirlo. Ai lati della piattaforma di marmo bianco ci sono quattro minareti e le decorazioni delle facciate sono molteplici: mosaici di pietre semipreziose, finestre di marmo traforato, intarsi in marmo nero che riproducono iscrizioni coraniche e arabeschi floreali. Il complesso, disegnato dall’architetto persiano Ustad Isa, si compone di cinque elementi principali: il portone, il giardino, la moschea, luogo di culto dei pellegrini, ”la casa degli ospiti” ed infine il mausoleo, ovvero la tomba dell’imperatore Shah Jahan e di sua moglie. All’interno del sito si trovano magnifici giardini e un lungo canale d’acqua che riflette il Taj Mahal. L’edificio è stato dichiarato patrimonio UNESCO ed inserito nel 2007 fra le nuove sette meraviglie del mondo moderno.







156 spettacoli e 2,3 milioni di persone, e una delle scenografie più spettacolari messe in piedi dall’ex-Pink Floyd. Bastano questi dati per dare le dimensioni del tour “Us+Them”: iniziò nel maggio 2017 in America, per sbarcare in Europa e Italia nel 2018, prima in primavera nei palazzetti di Milano e Bologna, poi in estate a Lucca e Roma, nella sua configurazione all’aperto: le due versioni erano infatti leggermente diverse nella scenografia, con la prima – quella al chiuso – che prevedeva uno schermo sospeso per lungo sopra la platea, mentre la seconda un megaschermo dietro il palco. In entrambi i casi la narazione era la stessa, con lo schermo che nella seconda parte dello show diventa la Battersea Power Station ritratta sulla copertina di “Anmals”, in contemporanea all’esecuzione di “Dogs” e “Pigs (Three Different Ones)”, tratte dall’album.
Lo show è pazzesco visivamente, e anche di questo ne abbiamo già parlato in abbondanza al tempo: è in linea con le mega produzioni di Waters, un continuo “effetto wow” di messe in scena delle canzoni. Quando ho visto lo show per la prima volta nell’aprile del 2018 a Milano però cosa mi colpì fu il suono della band. Lo dico con un po’ di distacco da ascoltatore che ama i Pink Floyd senza essere però un mega-fan della band. A spiccare era il chitarrista principale Dave Kilminster – collaboratore di Waters da tempo. Ma secondo me le armi segrete – per così dire – sono state Jonathan Wilson, già coinvolto in studio in “Is This the Life We Really Want?”, e le Lucius molto più che coriste. In particolare Wilson: è di estrazione differente – arriva dal suono americano, dalla psichedelia e dal cantautorato: come produttore e cantautore è considerato il responsabile del revival del Laurel Canyon negli ultimi anni – ma si è adattato alla perfezione, prendendosi in carico con personalità il ruolo di spalla sia strumentale (seconda chitarra) sia di voce (a lui sono affidate diverse canzoni, in vece di Gilmour).


Il Rajasthan è probabilmente lo Stato Federale più turistico ed è ideale come primo approccio a questo paese essendo “il meno povero”, se così si può definire, e quindi il meno traumatico dal punto di vista emozionale in quanto qui difficilmente si vedono persone che muoiono per strada, come può capitare a Calcutta o Varanasi. 
Rajasthan significa Terra dei Rè, il paese dei mahrajà e dei loro palazzi da sogno, il paese delle favole delle Mille e una Notte. 












