I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele – Namibia on the Road

ultimo aggiornamento 14/8/2023





Amate l’avventura , la natura, la libertà , gli spazi infiniti? Siete in cerca di emozioni? L’idea di incontrare branchi di animali  selvaggi  in libertà nella non vi spaventa? Vi piacerebbe svegliarvi al mattino e pensare  che anche oggi sarà una giornata speciale? La Namibia fa per voi!




La nostra grande avventura  inizia  dalla capitale Windohek , una città dinamica e cosmopolita. Qui nolleggiamo un fuoristrada  4×4 ben equipaggiato in quanto le strade sono quasi tutte sterrate. La nostra prima tappa sarà Sousslovei, nel deserto del Namib. Per arrivarci attraversiamo dapprima pascoli e fattorie poi, via via il pesaggio diventa sempre piu`desertico e affascinante. Le  formazioni rocciose  di colore rossastro che incontriamo formano strane sculture  che ricordano alcune zone dell’Arizona e del Nevada.



Raggiungiamo in serata  la nostra meta, giusto in tempo per  andare ad ammirare il tramonto alla « Duna  45 «, nel parco nazionale del Namib Naukluft.



Il giorno seguente sveglia al mattino presto per goderci l’alba nella foresta pietrificata, luogo conosciuto come Dead Vlei. (Palude Morta). La sua particolarità, alberi neri sul suolo bianchissimo, circondati da dune rosse e dal cielo blu cobalto, l’ha fatto diventare uno dei luoghi più fotografati della Namibia.



La  tappa  seguente    prevede la trasferta dal Namib Desert a Swakopmund, una cittadina situata in riva all’ Oceano Atlantico.

Attraversiamo il Tropico del Capricorno e  affrontiamo con molta prudenza due passi  il Gaub e il Kuiseb, il tratto piu` insidioso di tutto l’itinerario. Il paesaggio é lunare ,  le rocce sono nere. In serata arriviamo a Swakopmund , una cittadina molto carina, moderna e pulita. Il giorno seguente ci aspetta un’altra  emozionante giornata. A Walvis Bay saliamo su di un catamarano e prendiamo  il largo accompagnati da pellicani e foche che ogni tanto salgono a bordo a farci compagnia. Gruppi di delfini ci seguono e avvistiamo pure una balena.




Al pomeriggio ci aspetta una jeep  dove un abile autista ci accompagna su e giu’ dalle altissime dune che  costeggiano il mare fino a Sandwich Harbour. Il tour é adrenalinico e molto divertente.


Il giorno seguente proseguiamo verso il Damaraland, regione arida e montuosa della Namibia centro-settentrionale. A Twyfelfontain, visitiano l’interessante sito archeologico costituito da 2000 dipinti  rupestri  e graffiti dell’età della pietra, presenti sulle rocce di arenaria e patrimonio UNESCO. Rappresentano principalmente scene di caccia e animali.

Un luogo da non perdere!.





Proseguiamo in seguito verso Palmweg, dove In serata, partecipiamo ad un piccolo safari in compagnia di  un ranger  che guida abilmente il suo grande Jeep scoperto su una strada alquanto dissestata. Riusciamo a vedere  qualche giraffa ed un gruppo di elefanti del deserto. Al mattino seguente il ruggito dei leoni ci dà la sveglia ed è già ora di partire  per la nostra prossima meta: le Epupa Falls,  situate nel Kaokoland, al confine con l’Angola.  Qui vicono le tribù Himba, un popolo nomade che vive di pastorizia. Alle Epupa Falls iI paesaggio è idilliaco e rilassante, circondato da palme e baobab. Il fiume forma diverse  cascate, la più grande  ha una caduta di circa 40 metri. Nel fiume vivono i coccodrilli quindi niente bagni anche se l’acqua cristallina ed il caldo invitano ad un tuffo rinfrescante!



Il giorno seguente, con una guida locale parlante italiano, andiamo a visitare un autentico  villaggio Himba.




Gli abitanti ci accolgono con calore. Ci sono prevalentemente donne  e bambini in quanto gli uomini sono occupati altrove. Le  loro capanne sono fatte di paglia e terra e  ci sono capre dappertutto  che aspettano di essere munte.  Quello che colpisce principalmente è l’aspetto delle donne: hanno il corpo cosparso di  una miscela rossastra composta da burro, ocra e resine profumate e serve, oltre all’aspetto estetico, a proteggersi dai raggi del sole. La miscela viene usata anche  sui capelli, e pure su gioielli e vestiti. L’abbigliamento  tradizionale é succinto, infatti indossano solamente un gonnellino di pelle di capra. I capelli sono intrecciati in modo molto particolare e permettono di riconoscere lo status sociale degli individui all’interno della società.


Lasciamo il  Kaokoland   e proseguiamo l nostro viaggio verso il Parco Nazionale di Etosha, dove ci attende una settimana di emozionante safari nella savana.


Il parco é immenso infatti ha un’estensione di 22.900 km2. Ospita 114 specie di mammiferi  tra cui elefanti, zebre, giraffe, orici, leoni, iene, sciacalli, kudu, springbox, dik dik, leopardi e ghepardi. E’ una riserva unica al mondo ,inutile dire che  é una delle principali mete turistiche della Namibia.


Le giornate sono emozionanti. Ogni giorno ci spostiamo  con la nostra jeep e non ci sembra vero potere ammirare  così da vicino tanti  animali in libertà! Non di rado lunga la strada ci si deve fermare per « dare la precedenza»  a gruppi di giraffe, zebre, elefanti. Ma i luoghi in assoluto   dove si avvistano piuù animali sono le pozze d’acqua e, all’Etosha ce ne sono ben 86.  Bellissimo   è vedere gli elefanti che giocano nell’acqua ,al tramonto, circondati da giraffe e un’infinità di altri animali che si abbeverano tranquillamente.


La nostra avventura durata 15 giorni volge al termine ed é ora di ritornare a Windhoek . Questo viaggio é stato  molto impegnativo, (2400 km percorsi di cui solo km 700 su strade asfaltate), ma  sicuramente  emozionante ed indimenticabile.


I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele

 

 

 

 


I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele ringraziano

il Corriere del Ticino per la pubblicazione di questo reportage.


 

Spirito Libero – Uganda-Rwanda I gorilla di montagna

ultimo aggiornamento 12 ottobre 2023


 


 
Gran parte delle nostre conoscenze sui gorilla proviene da studi sul campo, non della varietà più diffusa di pianura, ma del rarissimo, e quasi estinto, gorilla di montagna, una sottospecie del gorilla orientale.
Il gorilla di montagna è quella scimmia antropomorfa dal mantello irsuto che abbiamo conosciuto attraverso gli studi di George Shaller e Dian Fossey, e il film televisivo di David Attenborough. Oggi ne sopravvivono circa 600 allo stato selvatico e nessuno in cattività.


 

 

Gli ultimi gorilla di montagna acquistati dallo zoo di Londra giunsero in Inghilterra all’inizio degli anni ’60. Si trattava di magnifici animali giovani, e l’obiettivo era di allevarli e di creare una colonia in cattività, ma essi rimasero vittime delle malattie dell’uomo e scomparvero in breve tempo.


Furono gli ultimi esemplari a essere portati fuori dal loro territorio naturale, all’interno del quale oggi, non è esagerato a dirlo, la loro sopravvivenza è appesa a un filo. E’ stato stimato che alcuni anni fa un epidemia di ebola abbia sterminato 5000 gorilla occidentali di pianura, ed è facile immaginare le catastrofiche conseguenze di un tale virus se riuscisse a penetrare nel territorio degli ultimi 600 esemplari di gorilla rimasti sulla terra.

Per fortuna, i gorilla di montagna sono separati dai loro cugini occidentali da una distanza di oltre 1000 chilometri, perciò, almeno per il momento, possono considerarsi al sicuro da questa particolare minaccia; tuttavia l’aumentato flusso di turismo verso i loro rifugi di montagna comporta un rischio quotidiano di diffusione di malattie dell’uomo. ma anche questa minaccia, per il momento, e per merito dei ranger è sotto controllo. Si spera che questo disastro non accada mai, ma se dovesse accadere ci ritroveremmo con uno scrigno d’informazioni da cui attingere per ricordare questi primati unici. Gli studi effettuati finora sono tra i più esaurienti nell’ambito di quelli condotti su animali allo stato selvatico. I gorilla di montagna vivono nelle foreste immerse tra le nuvole, nel punto di confluenza di Uganda, Rwanda, Repubblica Democratica del Congo, proprio al centro del continente africano. La loro dieta consiste al 90% di foglie, fiori, germogli, steli e radici, provenienti da non meno di 142 specie di piante. Talvolta integrano la loro dieta con corteccia d’albero, frutta, terreno (per i minerali) e formiche.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un maschio adulto consuma quotidianamente fino a 34 kg di materia vegetale. A causa della scarsa qualità nutrizionale della loro dieta, i gorilla di montagna trascorrono almeno metà della loro giornata mangiando. L’altra metà la dedicano al riposo, mentre la notte, i membri dello stesso gruppo dormono uno accanto all’altro in giacigli separati, preparati di fresco ogni sera.
A essere sinceri, si tratta di una vita da bovino per un primate dotato di un cervello così grande: un eterno picnic, senza soluzione di continuità. Le distrazioni sociali, poi, sono poche e remote. In un gruppo di gorilla di montagna, i rapporti interpersonali sono calmi e rilassati e quando un gruppo s’imbatte in un altro gruppo, raramente sorgono questioni territoriali. Al contrario, i due gruppi fanno tutto per evitarsi. Ad eccezione dell’uomo, questi primati non temono nessuno altro predatore.

Lo spirito di competizione con gli scimpanzé è trascurabile, poiché gli scimpanzè che condividono il loro territorio sono animali arboricoli che si nutrono essenzialmente di frutti, e non hanno nessun interesse per le piante consumate dai gorilla. Un gruppo tipico di questa specie consiste di otto-dieci individui: un maschio dominante, tre o quattro femmine adulte e i loro piccoli di varie età. Nel 40% circa dei gruppi, tuttavia, il maschio dominante permette ad altri maschi adulti di stato inferiore a unirsi al gruppo, lasciando svolgere loro l’utile ruolo di sentinelle. L’ammissione nel gruppo di questi maschi aggiuntivi presenta un altro vantaggio, poiché, quando il vecchio maschio dominante muore, uno di essi può prendere tranquillamente il posto. Quando non sono presenti altri maschi subordinati, la morte del capo può comportare il disfacimento di tutto il gruppo famigliare. Questo tipo di organizzazione sociale è qualcosa che il gorilla occidentale di pianura eviterebbe a tutti i costi, e costituisce probabilmente una delle maggiori differenze comportamentali tra queste due specie di gorilla. I rapporti tra la femmina e il maschi dei gorilla sono solitamente amichevoli.

Sebbene l’unità sociale base sia un gruppo costituito da un maschio enorme e da una serie di femmine di dimensioni molto più piccole, il maschio non può affidarsi alla forza bruta per tenersi stretto il suo harem. Nella fitta foresta abitata da questi primati, sarebbe fin troppo facile, per una femmina trattata male, fuggire e trovare un altro gruppo nel quale inserirsi. Così, nonostante la loro straordinaria forza, i maschi sono costretti a gestire bonariamente il loro ruolo dominante.

Gli osservatori hanno anche riscontrato una particolare tenerezza del maschio dominante nei confronti dei suoi piccoli.
Tra tutte le grandi scimmie antropomorfe, i gorilla sembrano essere quelli meno interessati al sesso. L’atto della copulazione è molto più breve e insignificante di quanto si potrebbe pensare. Secondo quanto osservato, la durata di un accoppiamento, in condizioni di cattività, non supera i 10-15 secondi, con un unico caso durato 3 minuti. Nell’osservare queste copulazioni, si è notato che il maschio effettuava solo pochi movimenti pelvici. I primi rilevamenti fatti su animali allo stato selvatico sembravano puntare in direzione contraria, suggerendo l’ipotesi che la situazione artificiale creata in cattività potesse svolgere un’azione inibitoria sui gorilla.
In un caso, si erano osservati quattordici movimenti pelvici, mentre in un altro, in cui la monta era durata quasi 5 minuti, ne erano stati contati non meno di trecento. Il dato più sorprendente di questi due accoppiamenti, tuttavia, era che in entrambi i casi non si trattava del maschio dominante, ma di maschi subordinati. In seguito, più dettagliate osservazioni sul campo, hanno confermato che il maschio dominante consente talvolta ai maschi subalterni di accoppiarsi, ma che la maggioranza degli accoppiamenti sono effettuati dal maschio alfa in persona.
Lontano dall’essere il bruto dell’immaginario popolare, il gorilla, nonostante la sua enorme forza, è senz’altro il più gentile, amichevole e riservato di tutte le grandi scimmie antropomorfe.

 

 


 
 
 
 

Spirito Libero – Kenya-Tanzania la grande migrazione

ultimo aggiornamento 10 novembre  2023




 
Come per magia, ogni anno da luglio a ottobre, in Kenya si rinnova uno spettacolo della natura, unico e maestoso: la Grande Migrazione. 
Oltre due milioni di erbivori, gnu, zebre, antilopi e gazzelle, si mettono in movimento dal Serengeti alla Riserva del Maasai Mara in cerca di abbondanti pascoli.


Quando le grandi piogge di maggio e giugno riportano in vita le aride savane del Maasai Mara, nelle ampie pianure rimbomba il tuono degli zoccoli di un milione e mezzo di gnu e mezzo milione di capi tra gazzelle e zebre, in migrazione verso nord-est.


Il fiume Mara si ingrossa e scorre tumultuoso tra le sponde alte e fangose, diventate famose per il “crossing”, degli erbivori che per raggiungere i pascoli sulla sponda opposta, combattono le correnti e le possenti mandibole dei coccodrilli del Nilo e dei grandi predatori che attendono i branchi appostati e pronti all’agguato mortale.


Non c’è posto migliore delle pianure del Maasai Mara per assistere a questo maestoso evento che si ripete per giorni e giorni.


 
 
Sulle tracce degli erbivori si spostano i predatori, soprattutto leoni ma anche i veloci ghepardi, i leopardi solitari e le temibili iene. 
Ma non solo morte: solo al Maasai Mara durante il safari infatti si può assistere a tutto il ciclo della natura: accoppiamenti, nascite e caccia! La Grande Migrazione inizia ogni anno tra aprile e maggio e segue solitamente un percorso in senso orario che porta gli animali nel cossidetto “corridoio occidentale” da aprile verso giugno in Tanzania.  Da qui, tra luglio e agosto quasi due milioni di erbivori arrivano nel Maasai Mara e vi si fermano fino ad ottobre per poi scendere nuovamente verso Ngorongoro (Novembre-Aprile) per la stagione riproduttiva.


 
Migliaia i turisti che si recano in Kenya solo per assistere alla migrazione che può essere vissuta con un classico safari in fuoristrada, a piedi seguendo le guide Maasai, a cavallo nelle aree intorno al Mara o ancora con suggestivi safari in mongolfiera. 
Il Maasai Mara riserva una vasta gamma di opzioni di viaggio e di strutture ricettive. 
Dai lodge di lusso ai campi tendati, tutti in grado di offrire un’esperienza safari indimenticabile e piena di emozione.


 
 

Spirito Libero – Africa: Vita quotidiana. Arti del corpo


ultimo aggiornamento 4 Febbraio 2024



“Neppure il parrucchiere più abile può tagliarsi i capelli da solo”.
( proverbio Congo ).

 



I Bafia del Cameroun spiegavano la foratura delle orecchie e la limatura dei denti sostenendo che altrimenti sarebbero somigliati a scimpanzé o porci. Il corpo offre alle società africane un campo metaforico attraverso cui rappresentare le relazioni sociali e il luogo su cui imprimere il proprio segno modificandone volume e superficie.
L’acquisizione di status definitivi o temporanei è marcata attraverso modificazioni permanenti (scarificazioni, tatuaggi, mutilazioni, deformazioni ossee ), oppure transitorie e ripetibili ( colore, abbigliamento e acconciature, soggetti a prescrizioni e divieti, è una modalità di espressione delle gerarchie sociali.
Non si tratta però di un quadro statico; vi è spazio anche per le mode, per cambiamenti generati localmente o importati dall’esterno e per apprezzamenti estetici. Nudità e trascuratezza nella cura dei propri capelli sono in Africa il segno della marginalità sociale e di un’umanità minacciata dall’animalità o dal disordine della morte: il lutto è spesso contrassegnato dalla nudità e dalla rasatura della testa così come l’iniziazione, in cui si muore simbolicamente per rinascere trasformati; elementi che servono anche a sottolineare lo status pre-sociale e scarsamente umanizzato dei bambini. Capelli lunghi e spettinati sono invece spesso il segno della perdita della ragione, dell’apparizione di spiriti malvagi.



Il colore è oggetto giudizi che sono al contempo etici, medici, religiosi ed estetici. La bellezza non è un dato naturale di partenza ma il risultato di una cura del corpo che si esprime attraverso la pulizia e la cosmesi. Presso i Mende della Sierra Leone ad esempio, una pelle nero lucente e levigata ottenuta con continue applicazioni di olio rappresenta l’ideale della bellezza femminile. La concezione africana del colore poggia sulla terna bianco, rosso, nero, con il rosso che fa da mediatore. Fra i Ndenbu del Congo il rosso è simbolo del sangue, il bianco del latte materno e dello sperma e il nero delle feci e dell’urina. Bianco e nero esprimono il contrasto tra bontà e cattiveria, vita e morte, salute e malattia. Il bianco del latte materno, dello sperma e della farina è associato al nutrimento, alla procreazione, alla verità e alla purezza rituale.



Fra gli Yoruba della Nigeria la scarificazione del corpo mira ad ottenere un equilibrio compositivo ( idogba ), tanto tattile che visivo, che è il risultato dall’alternanza e combinazione di superfici lucide e opache, levigate e ruvide, attentamente incise e lavorate: il nero del pigmento usato nelle scarnificazioni modera la lucentezza della pelle modificandone il colore.