I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele Maccarinelli – Speciale California – Carmel By The Sea








Carmel è una raffinata località che si trova nella penisola di Monterey. È definita una cittadina gioiello per le sue lussuose villette,  le sue numerose boutique di brand famosi, i ristoranti stellati e le gallerie d’arte. Qui non cè il turismo di massa anche per i prezzi esagerati delle strutture. È un paese singolare infatti  non si trovano indirizzi stradali, lampioni, cassette della posta o parchimetri. Una curiosità: nel 1986 Carmel ha avuto l’onore di avere come sindaco il famoso e affascinante attore cinematografico Clint Eastwood, eletto con una campagna elettorale mai vista per un paese così piccolo. Questo fatto portò ad un grande  aumento del turismo con la coseguenza che la popolazione, abituata alla calma e alla tranquillità, non ne fu proprio contenta…



 

Nella periferia della cittadina  si trova la “Carmel Mission”, definita la più bella tra tutte le 21 esistenti. È un monumento storico nazionale degli USA ed attira visitatori  interessati alla storia ed all’architettura coloniale spagnola, pellegrini religiosi e semplici turisti. È ufficialmente conosciuta come Missione San Carlos Borroméo de Carmelo e fu fondata nel 1771 dal frate francescano Junipero Serra. Si possono visitare la chiesa, i magnifici giardini esterni e gli ambienti interni da cui è stato ricavato un museo con la storia della vita di Serra e della missione stessa.


 



 



 

Da Carmel parte la  “17 Mile Drive” una strada scenografica che da Pacific Grove scende a Pebble Beach dove è situato un famoso campo da golf. Lungo la strada si attraversano foreste di cipressi che digradano verso il mare. Il percorso prosegue lungo il mare e sulle rocce, poco distanti dalla riva, ammiriamo gruppi di foche con i loro piccoli. Noi abbiamo percorso questo tratto con il mare in tempesta e le onde gigantesche ed era uno spettacolo veramente emozionante. La strada è anche  caratterizzata dai cipressi che sfidano il vento impetuoso che è quasi sempre presente  in questo tratto, ma il cipresso più famoso e più fotografato della California è il  “Lone Cypress Tree” che si erge solitario su una scogliera a picco sul mare.



 

I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele – The Interviews – Arthur Nicola




My name is Arthur Nicola. I was born in Salinas CA 1948. I’m a retired Pharmacist/Cisco Network Engineer. As a child i spoke the pure pre War dialect of Gordevio but as i went to Swiss Fests in other counties and heard people from other villages, other valleys and studied Italian in school, it unfortunately morphed into a kind of ‘Dialett dalla Ferrovia’


My Father Enrico Nicola was born in Gordevio VM 1909 the youngest of 11 children, 8 of which emigrated to California before his pilgrimage in 1927. He arrived just in time for the Great Depression during which he labored in the Mercury and Gold mines of California and, when times were roughest in 1933, as a migrant fruit picker ala The Grapes of Wrath. After WWII he returned to Gordevio and married my mother. My Mother Cesira Ottolini was born in Gordevio VM 1922 one of 8 children. She married my father in Gordevio in 1947, selling her goats as part of her dowry. She emigrated to California that same year. She had 3 children of which I am the oldest and sadly passed away recently at the age of 96. Pop always called her his little ‘motorìn’ that ran our little family farm.



My first trip home to Gordevio at the age of 20 in 1968 was an epiphany for me. There I learned from my uncles that both the Nicola and Ottolini surnames are present in the Gordevio parochial records from their inception in the 1590’s. I was transformed. That previously small Fish that had been swimming in the amorphous sea of unrelated cultures that was America became a member of a specific Tribe with a long History and a beautiful single point of provenance. Which, ironically, mirrors what an arrogant paisan had told my father as he left Gordevio for America the first time in 1927: ” In America you’re just another Fish in the Sea”

Love it!


 

Moto Art Factory – Rock Legend – Police – Message in the Bottle




 

Chi non conosce e ama “Message in a Bottle”, una delle più note canzoni dei Police? Si trattava del primo singolo, pubblicato nel 1979, tratto dal secondo album della band, “Reggatta de Blanc”. A raccontare come nacque la canzone, rivelando un segreto di Sting, è stato il chitarrista dei Police Andy Summers. Il musicista ha raccontato che  Sting era un autore decisamente prolifico: «La cosa interessante di Sting come autore era che aveva già molte di queste canzoni, aveva un intero libro pieno di testi. Aveva questo libro gigante, un libro grande, spesso, rilegato. Con le pagine che contenevano i testi. Non è entrato nei Police e ha iniziato a scrivere canzoni, le scriveva da anni. E penso che continuasse a tornare a questo gigantesco libro e continuava a tirarne fuori. Quindi non abbiamo mai veramente esaurito il materiale». 



Il grande librone dunque conteneva anche l’idea per “Message in a Bottle”. Così, il resto della band, come racconta Summers , doveva capire  «come potevamo prendere parte di questo materiale fondamentalmente grezzo e ‘Policeficarlo’, renderlo nel modo in cui suonavamo noi. Che era ovviamente la chimica unica tra la chitarra, il basso, la voce acuta che aveva Sting a quel tempo e la batteria di Stewart». 


Al processo creativo collaboravano attivamente tutti i Police, quindi, dopo la consultazione del librone di Sting, si suonava insieme, fino a trovare la miscela perfetta, come è accaduto per “Message in a Bottle”. «Avevamo tutti delle idee. Eravamo molto collaborativi.», ha ricordato Summers «Penso che avessimo già trovato la nostra strada. La cosa tra Sting e me, siamo cresciuti ascoltando più o meno lo stesso tipo di musica, che era molto jazz, molto Miles Davis, un sacco di Thelonious Monk e anche i Beatles, il blues e tutto il resto. I nostri gusti erano molto simili».


Summers ha parole di grande elogio per Sting: «Un cantante meno talentuoso avrebbe detto: “Cos’è questa cosa strana che stai suonando?” Mi ha davvero aperto la strada come chitarrista perché suonavo molta chitarra classica, studiavo jazz, suonavo ogni genere di musica. I Police sono stati davvero il crogiolo in cui tutto si è riunito. Era il giusto crogiolo per le abilità chitarristiche che possedevo, con un cantante che aveva orecchio per questo. Ecco perché era così unico. Non c’è una formula per questo. Tre persone molto diverse che si sono incontrate nel posto giusto. Cose che non penseresti sarebbero andate insieme, ma ovviamente hanno creato quel suono unico».


Summers ricorda anche che «Message in a Bottle” era un qualcosa di speciale…. Ho sempre pensato che fosse la più grande parte di batteria che Stewart avesse mai realizzato. Davvero viva ed interessante. Ricordo che stavamo registrando alla periferia di Londra in questo piccolo studio, cercando di mettere insieme le nostre cose. Vennero due ragazzi della A & M Records, si sono seduti sul divano, abbiamo messo su quella canzone, sorridevano moltissimo, perché era una traccia killer».


E ancora: «”Message in a Bottle” è la mia preferita. È quella che è altamente riconoscibile come Police. La adoro ancora. Penso che sia un grande classico e una canzone pop dal suono molto diverso. Per me è la migliore dei Police. Ci sono molte altre grandi canzoni, ma quella mi è sempre piaciuta particolarmente. Quando faccio dei concerti da solista, la suoniamo alla fine e tutti ne vanno pazzi».


 

Cristina Sartori, Bruno Riccardi – Les Routes – Tunisia – Pane Sahariano





Pane  Sahariano

di Cristina e Bruno Riccardi


ll video è stato girato nel novembre 2023 durante il nostro viaggio nel deserto tunisino e mostra la preparazione del pane da parte della nostra guida Aref che oggi porta i fuoristradisti nel deserto, ma per oltre venti anni ha fatto il cammelliere. La procedura è sostanzialmente identica in gran parte del deserto del Sahara, certamente a quel che ci è dato conoscere, in Tunisia, Libia ed Algeria. In Algeria vedemmo e fotografammo l’identica procedura fatta dai Tuareg. Il filmato lo riteniamo interessante perché mostra la preparazione fino alla cottura. Fatto salvo che oggi viene usata una farina di grano in “pacchetti” come si trova in Italia, e per mescolarla con l’acqua si usano bacinelle “moderne” di metallo o plastica e non più in legno come ai bei tempi andati, il resto è tutto fedele ad una tradizione millenaria che proviene dai beduini che preparavano il pane quasi tutte le sere durante i loro lunghi spostamenti coi dromedari per portare merci da ogni parte. La legna usata, proviene da robuste sterpaglie legnose che si trovano qua e la sul percorso della giornata e, se morte e sufficientemente seccate da un sole micidiale, vengono raccolte per fare il fuoco alla sera nel campo e, ovviamente, per farci cuocere il pane sotto la cenere. Il pane che si ottiene è molto semplice e gradito anche ai nostri palati; quando la pagnottona circolare è cotta viene estratta da sotto la cenere e ripulita dalla stessa. Si può mangiare come pane o, spezzettandolo, può essere messo  in una sorta di scodelle per farvi la zuppa, quasi sempre con brodo di carne di dromedario. Il tutto per noi è molto interessante. Tuttavia, ciò che nessun filmato può trasmettere, è il particolare profumo della legna del deserto intanto che brucia che, davvero, da l’idea di tornare indietro nei secoli: semplicemente magnifico.