




Carmel è una raffinata località che si trova nella penisola di Monterey. È definita una cittadina gioiello per le sue lussuose villette, le sue numerose boutique di brand famosi, i ristoranti stellati e le gallerie d’arte. Qui non cè il turismo di massa anche per i prezzi esagerati delle strutture. È un paese singolare infatti non si trovano indirizzi stradali, lampioni, cassette della posta o parchimetri. Una curiosità: nel 1986 Carmel ha avuto l’onore di avere come sindaco il famoso e affascinante attore cinematografico Clint Eastwood, eletto con una campagna elettorale mai vista per un paese così piccolo. Questo fatto portò ad un grande aumento del turismo con la coseguenza che la popolazione, abituata alla calma e alla tranquillità, non ne fu proprio contenta…


Nella periferia della cittadina si trova la “Carmel Mission”, definita la più bella tra tutte le 21 esistenti. È un monumento storico nazionale degli USA ed attira visitatori interessati alla storia ed all’architettura coloniale spagnola, pellegrini religiosi e semplici turisti. È ufficialmente conosciuta come Missione San Carlos Borroméo de Carmelo e fu fondata nel 1771 dal frate francescano Junipero Serra. Si possono visitare la chiesa, i magnifici giardini esterni e gli ambienti interni da cui è stato ricavato un museo con la storia della vita di Serra e della missione stessa.






Da Carmel parte la “17 Mile Drive” una strada scenografica che da Pacific Grove scende a Pebble Beach dove è situato un famoso campo da golf. Lungo la strada si attraversano foreste di cipressi che digradano verso il mare. Il percorso prosegue lungo il mare e sulle rocce, poco distanti dalla riva, ammiriamo gruppi di foche con i loro piccoli. Noi abbiamo percorso questo tratto con il mare in tempesta e le onde gigantesche ed era uno spettacolo veramente emozionante. La strada è anche caratterizzata dai cipressi che sfidano il vento impetuoso che è quasi sempre presente in questo tratto, ma il cipresso più famoso e più fotografato della California è il “Lone Cypress Tree” che si erge solitario su una scogliera a picco sul mare.



My name is Arthur Nicola. I was born in Salinas CA 1948. I’m a retired Pharmacist/Cisco Network Engineer. As a child i spoke the pure pre War dialect of Gordevio but as i went to Swiss Fests in other counties and heard people from other villages, other valleys and studied Italian in school, it unfortunately morphed into a kind of ‘Dialett dalla Ferrovia’



Al processo creativo collaboravano attivamente tutti i Police, quindi, dopo la consultazione del librone di Sting, si suonava insieme, fino a trovare la miscela perfetta, come è accaduto per “Message in a Bottle”. «Avevamo tutti delle idee. Eravamo molto collaborativi.», ha ricordato Summers «Penso che avessimo già trovato la nostra strada. La cosa tra Sting e me, siamo cresciuti ascoltando più o meno lo stesso tipo di musica, che era molto jazz, molto Miles Davis, un sacco di Thelonious Monk e anche i Beatles, il blues e tutto il resto. I nostri gusti erano molto simili».
E ancora: «”Message in a Bottle” è la mia preferita. È quella che è altamente riconoscibile come Police. La adoro ancora. Penso che sia un grande classico e una canzone pop dal suono molto diverso. Per me è la migliore dei Police. Ci sono molte altre grandi canzoni, ma quella mi è sempre piaciuta particolarmente. Quando faccio dei concerti da solista, la suoniamo alla fine e tutti ne vanno pazzi».
ll video è stato girato nel novembre 2023 durante il nostro viaggio nel deserto tunisino e mostra la preparazione del pane da parte della nostra guida Aref che oggi porta i fuoristradisti nel deserto, ma per oltre venti anni ha fatto il cammelliere. La procedura è sostanzialmente identica in gran parte del deserto del Sahara, certamente a quel che ci è dato conoscere, in Tunisia, Libia ed Algeria. In Algeria vedemmo e fotografammo l’identica procedura fatta dai Tuareg. Il filmato lo riteniamo interessante perché mostra la preparazione fino alla cottura. Fatto salvo che oggi viene usata una farina di grano in “pacchetti” come si trova in Italia, e per mescolarla con l’acqua si usano bacinelle “moderne” di metallo o plastica e non più in legno come ai bei tempi andati, il resto è tutto fedele ad una tradizione millenaria che proviene dai beduini che preparavano il pane quasi tutte le sere durante i loro lunghi spostamenti coi dromedari per portare merci da ogni parte. La legna usata, proviene da robuste sterpaglie legnose che si trovano qua e la sul percorso della giornata e, se morte e sufficientemente seccate da un sole micidiale, vengono raccolte per fare il fuoco alla sera nel campo e, ovviamente, per farci cuocere il pane sotto la cenere. Il pane che si ottiene è molto semplice e gradito anche ai nostri palati; quando la pagnottona circolare è cotta viene estratta da sotto la cenere e ripulita dalla stessa. Si può mangiare come pane o, spezzettandolo, può essere messo