100 lire nel Jukebox – “Lo stretto necessario” – Levante & Carmen Consoli



Due delle voci più particolari della musica italiana si incrociano nel duetto “Lo stretto necessario“, sono Levante e Carmen Consoli, e il risultato è davvero bellissimo. “Lo stretto necessario” è il nuovo singolo di Levante, che arriva dopo “Andrà tutto bene” per anticipare il nuovo album di inediti dal titolo “Magmamemoria” in uscita ad ottobre. Tanta Sicilia in questo brano, dove siciliani sono gli autori, Antonio Dimartino e Colapesce insieme alla stessa Levante, così come la grande Carmen Consoli. Le voci delle due cantanti si fondono e s’intrecciano alla perfezione, in un ritmo che, piano piano genera un crescendo molto intenso di emozioni. Una collaborazione inaspettata, ma riuscita molto bene!




La canzone è un racconto molto emozionante di speranza per tutto quello che ci circonda. Dopo la fine di un amore (non per forza una relazione, ma qualcosa che prima c’era e poi non c’è più) ci si avvorge sempre delle cose che prima sembravano scontate o di poco conto. Come se il dolore potesse, amaramente, farci aprire gli occhi sulle cose semplici ma importanti della vita, i dettagli sui quali non ci si è mai soffermati… Lo stretto necessario, per vivere ed essere felici, è intorno a noi, nelle piccole grandi cose. Sono tanti i riferimenti fatti alla terra di Sicilia in questa canzone che è una vera e propria poesia.


Ah-ah, ah-ah, ah-ahh
Oh-oh!
Ah-ah, ah-ah, ah-ahh

Cade giù dal sole un raggio pieno di grazia
Un’apparenza di felicità
Sono pietra lavica i tuoi occhi, mi bruci
Mi allontano e sono sempre qua
E poi ho dovuto scegliere di rinunciare a tutto di te
Ma proverò a difendere lo stretto necessario per me

Le facciate mai finite
Le Madonne chiuse in una teca
Le tende spiegate
Casa mia sembra una nave
Lo stretto necessario
Le vacanze al lido Jolly
Le campagne in fiamme
I primi baci
Gli atti di dolore
I panni stesi ad asciugare al sole
Lo stretto necessario

Ah-ah, ah-ah, ah-ahh
Oh-oh!
Ah-ah, ah-ah, ah-ahh

Nasce dolcemente un fiore pieno di rabbia
Una parentesi di rarità
Dolce come Zagara, la via del ritorno
Di chi parte, resta sempre qua
Perché ho dovuto perderti per ritrovare il bello di te?
Ma proverò a difendere lo stretto necessario che c’è

Le facciate mai finite
Le Madonne chiuse in una teca
Le tende spiegate
Casa mia sembra una nave
Lo stretto necessario
Le vacanze al lido Jolly
Le campagne in fiamme
I primi baci
Gli atti di dolore
I panni stesi ad asciugare al sole
Lo stretto necessario

Ah-ah, ah-ah, ah-ahh
Oh-oh!
Ah-ah, ah-ah, ah-ahh

Le facciate mai finite
Le Madonne chiuse in una teca
Le tende spiegate
Casa mia sembra una nave
Lo stretto necessario
Le vacanze al lido Jolly
Le campagne in fiamme
I primi baci
Gli atti di dolore
I panni stesi ad asciugare al sole
Lo stretto necessario


 

100 lire nel Jukebox – “Litoranea” – Elisa & Matilda De Angelis



Elisa è tornata con un nuovo singolo dal titolo “Litoranea” in una versione inedita insieme a Matilda De Angelis, attrice nota a livello internazionale già vincitrice di un David di Donatello. Il brano arriva dopo lo straordinario successo del precedente “O forse sei tu“, certificato Platino e presentato all’ultimo Festival di Sanremo conquistando il podio e il Premio Bigazzi per la Migliore Composizione. Litoranea, scritta da Calcutta, Davide Petrella e Gaetano Scognamiglio, è una canzone che sa di estate e libertà in un viaggio tra atmosfere malinconiche e sognanti. Il brano, prodotto da Mace insieme ad Elisa, si muove tra sonorità elettroniche e un trascinante incedere funk in un mix perfetto tra mondi sonori. Un duetto d’eccezione quello tra le due artiste e che vede Matilda De Angelis anche protagonista del videoclip.



L’ultimo singolo di Elisa è “Litoranea”, scritto da Calcutta, lanciato in una nuova versione con l’attrice Matilda De Angelis: il brano celebra l’estate italiana. “Ho fatto questa scelta di chiamare Matilda, che è una bravissima attrice ma anche una bravissima cantante, perché sognavo un po’ un incontro col cinema, infatti questa canzone mi fa un po’ pensare a un’estate passata, un’estate che sa di cinema”, racconta Elisa. L’artista ricorda poi un’estate che ha nel cuore: era il 1987, Elisa era una bambina ed era in vacanza con gli amici e la sua famiglia in Croazia. “L’estate che ancora sogno di fare è un giro in posti che non ho ancora visto come la Thailandia o posti tropicali”.


Elisa e Matilda si sono divertire molto sul set del video: “Dovevamo sembrare molto sciolte, estive, in realtà faceva abbastanza freddo. Io mi sono presa una sorta di faringite. Tra l’altro io sono praticamente astemia, non bevo, ma pur di arrivare alla fine delle riprese ho chiesto una bottiglia di vino rosso. Ho bevuto un paio di bicchieri per scaldarmi e poi alla fine ero un po’ ubriaca perché non lo reggo molto



Elisa con Matilda De Angelis – Litoranea 

Nel frigo resta una mezza aranciata
Amara come quando penso a te
Che me ne faccio di una passeggiata?
Quasi quasi vado a correre
Tutti corrono per strada
E dove vado io senza di te, senza di te?
E tutti parlano per strada
Ma cosa dico io senza di te, senza di te?

Quanta confusione sulla litoranea
Giuro che ora scendo, che mi manca l’aria
E arrivo al mare a piedi, lo so che non mi credi
Ti telefonerò (O forse no)
E sento un ritmo che sale
Perché non sali anche tu?
È solo un gioco mentale
Come i colori della TV, uh
Quanta confusione questa settimana
Mi hai detto: “Che fortuna che ora sei così lontana
Perché ti amo di più”

La spiaggia mia, la spiaggia tua
Sono la stessa cosa, questione di chilometri
La faccia mia, la faccia tua
Sono la stessa cosa, questione di millimetri

Quanta confusione sulla litoranea
Sembra un film di cui so già la trama
E arrivo al mare a piedi, lo so che non mi credi
Ti telefonerò (O forse no)
È come l’acqua del mare
Che bevi quando vai giù
Vorrei restarti a guardare
Come i colori della TV, uh
Ma quanta confusione questa settimana
Mi hai detto: “Che fortuna che ora sei così lontana
Perché ti amo di più”

Uh-uh, tu-tu, tu-tu, tu-tu
Tu-tu, tu-tu, tu-tu, tu-tu
Tu-tu, uh-uh, uh-uh, uh-uh
Uh-uh, uh-uh, uh-uh

E sento un ritmo che sale (Quanta confusione sulla litoranea)
Perché non sali anche tu? (Giuro che ora scendo, che mi manca l’aria)
È solo un gioco mentale (Quanta confusione sulla litoranea)
Come i colori della TV, uh (Giuro che ora scendo, che mi manca l’aria)
Ma quanta confusione questa settimana
Hai detto: “Che tragedia quando ti ho lasciata
Perché ti amavo di più”


 

Moto Art Factory Playlist – Vol 1 – Maldives



Vol 1 – Maldives


                       George Fitzgerald – Massive Attack – Amazonics – Karen Souza – Dual Session – Michelle Simonal                                                The Coultrane Quartet – Sarah Menescal – Anakelly – Nenei


 


Le Maldive sono una nazione di isole nell’Oceano Indiano a cavallo dell’equatore. Il Paese è costituito da 1192 isole per una lunghezza complessiva di 871 km. Sebbene il Paese ricopra un’area di circa 90.000 km², le terre emerse occupano solo 298 km². Le isole sono raggruppate in una doppia catena di 26 atolli.
 
La geografia unica del Paese lascia il visitatore senza fiato. Barriere coralline che offrono bande di colore, piccole isole simili a gioielli circondate da sabbie più bianche e dalle acque basse più limpide che si possano immaginare. Solo 200 isole sono abitate. Poche isole selezionate su ciascun atollo sono resort, mentre altre sono usate per l’industria e l’agricoltura.
La bellezza delle Maldive non è solo sopra il livello dell’acqua. Le Maldive ospitano circa il 5% delle barriere coralline del pianeta, accompagnate da un’esplosione di colori conferiti dai coralli morbidi e duri che le formano. Le barriere coralline ospitano migliaia di specie di pesci. Attirati delle ricche sostanze nutritive trasportate dalle correnti, anche grandi pesci pelagici come mante e squali balena hanno fatto delle Maldive la propria casa.

 
Nonostante si sappia poco delle origini delle Maldive, storici e studiosi ritengono che il Paese sia popolato da più di 2500 anni. La razza maldiviana è il risultato di diverse ondate migratorie provenienti da varie parti del subcontinente indiano, e di migliaia di anni di interazioni tra popoli di razze ed etnie diverse che hanno attraversato l’Oceano Indiano nel corso dei secoli. La cultura e le tradizioni del Paese e i tratti fisici diversi delle persone sono la testimonianza del fatto che in passato, grazie alla sua posizione geografica, il Paese è stato un luogo di incontro di persone e culture. La lingua maldiviana è il Dhivehi, una lingua indoaria che trae origine dal sanscrito.
Attualmente si stima che la popolazione sia poco superiore a mezzo milione. Un terzo della popolazione abita a Malé, mentre il resto vive in 200 città e villaggi nelle isole sparse nell’arcipelago.
La vita dei maldiviani è tradizionalmente dipesa dal mare, poiché la pesca era la prima fonte di sostentamento. Sebbene la pesca contribuisca ancora in modo significativo all’economia in termini di impiego e guadagni, oggi il turismo è la principale fonte di guadagno dell’economia maldiviana.

Nonostante una popolazione che non supera il mezzo milione, le Maldive hanno una cultura e tradizioni uniche. Sebbene influenzati da varie culture lungo i confini dell’Oceano Indiano, l’artigianato, la cultura e le tradizioni delle Maldive sono stati plasmati dalle caratteristiche geografiche delle isole e dai mari che le circondano.


Il Dhivehi è la lingua dei maldiviani. Il sistema di scrittura attuale, il Thaana, è unico, ed è stato sviluppato a partire dai numeri arabi attorno al XVI secolo. I maldiviani sono dei maestri nella costruzione di imbarcazioni. La barca tradizionale maldiviana, il dhoni, è stata modellata nei secoli fino a diventare un’imbarcazione che si adatta perfettamente a tutte le condizioni del mare.

La cucina tradizionale è fortemente basata sul pesce e sul cocco, con diversi piatti che non hanno paralleli nella regione. La musica e la danza locali presentano forti influenze dell’Africa orientale, dell’Arabia e del subcontinente indiano. L’artigianato maldiviano ha una ricca tradizione; la produzione di ornamenti in legno laccato, di stuoie di canne finemente intrecciate, e l’intaglio dei coralli sono arti tramandate di generazione in generazione. 

L’ambiente delle Maldive è uno dei più delicati del pianeta. Le barriere coralline sono la base delle isole. Offrono protezione alle minuscole isole con il loro sistema di difesa naturale, e l’economia del Paese dipende fortemente dalla salute delle sue barriere coralline e dei suoi ecosistemi.
Sono in atto diversi sforzi per la conservazione del prezioso ambiente marino delle Maldive. Sebbene diverse specie marine e di uccelli siano protette dalla legge, sono state designate alcune aree protette per garantire la conservazione degli specifici ecosistemi e della ricca biodiversità del Paese. Sono quindi nate riserve naturali in isole di vari atolli per proteggere le zone umide e le mangrovie, programmi di protezione delle aree marine, e riserve della biosfera che comprendono barriere coralline, isole, praterie marine e mangrovie.
Anche molti resort hanno sviluppato i propri programmi. Mentre alcuni di questi si concentrano sulla protezione e la riabilitazione delle tartarughe marine, altri sono impegnati nella ricerca di soluzioni all’avanguardia per la rigenerazione delle barriere coralline. Inoltre, i resort conducono diversi programmi educativi per le scuole e le comunità locali. Anche le organizzazioni non governative svolgono un ruolo importante con i loro programmi di volontariato, e conducono regolarmente programmi di pulizia delle spiagge e delle barriere coralline.

Chiunque intenda visitare le Maldive è invitato a portare via con sé i propri rifiuti non biodegradabili, e a fare attenzione a non calpestare, toccare e rimuovere le strutture coralline durante lo snorkeling o le immersioni subacquee.

 


 
 

 

Spirito Libero – Sahara: Oasi e città carovaniere


 

 


Troppo vasto è questo mare di pietra e di sabbia perché la sola mobilità possa spiegare la sopravvivenza dell’uomo.
Occorrevano delle isole, dei punti di approdo che l’uomo ha creato con il miracolo delle oasi.
Rarefatti al punto da coprire un millesimo della superficie sahariana, questi grumi di verde rappresentano non solo le uniche fonti di vita agricola nel deserto, ma anche i preziosi nodi del grande tessuto commerciale che per tanti secoli ha animato il vuoto tra le sponde mediterranee e l’Africa nera.


Se si riunissero le oasi del Sahara in un insieme unitario si totalizzerebbe nel complesso una superficie non più grande di una nostra regione. Il rapporto tra superficie del Sahara e superficie di questo ipotetico “Sahara utile” sarebbe di uno a mille. Ma le oasi si caratterizzano appunto per la loro frammentazione e il loro isolamento.
Sono piccole superfici scure che, a vederle dall’aereo, incutono sgomento a confronto delle grandi vastità circostanti.
Con esse le oasi non stabiliscono rapporti diretti e continui, come li stabiliscono ad esempio i centri delle regioni a popolamento continuo, dove la città e i paesi hanno nello spazio circostante il loro dintorno vitale. Le oasi sono piccoli spazi che accolgono il centro abitato e il ristretto spazio verde che offre a esso le risorse agricole. Fuori dall’ombra della palmeraie c’è il deserto, più o meno simile a dieci come a cento chilometri di distanza.







La geografia del Sahara è fatta pertanto di un tessuto puntiforme, la cui maglia si adegua alla distribuzione delle risorse idriche che gli uomini, a partire dai secoli lontani, sono riusciti a sfruttare creando centri di vita agricola e di popolamento.
Esse però non sono soltanto centri di vita: sono anche “approdi” nel grande mare del Sahara, che è percorso da traffici e piste che ne indicano la penetrabilità. Non si può spiegare il Sahara, e neppure le oasi che ne indicano la vita, per quanto precaria e sparsa, se non si tiene conto di questi rapporti, di questa maglia che percorre il deserto sin da epoche remotissime.
Le oasi si sono infatti costituite e hanno preso sviluppo proporzionalmente non solo alle loro risorse idriche, ma anche, se non soprattutto, alla loro funzione di approdi, di scali, di nodi della rete di traffici e comunicazioni del Sahara.
Ci sono le oasi che sfruttano l’acqua di scolo dei fiumi provenienti da zone piovose: è il caso delle oasi marocchine che utilizzano l’acqua dei fiumi Ziz e Draa alimentati dalle nevi dell’Atlante: successione di oasi resa possibile dall’abbondante apporto d’acqua dei fiumi che poi si perde nel Sahara dopo aver permesso la vita delle oasi.









Ci sono le oasi che si riforniscono dell’acqua di preziose sorgenti, come la grande oasi di Gadames, in Libia.
Altre che traggono l’acqua da pozzi, come le oasi dello Mzab. Nel souf si ha un tipo d’oasi ancora diverso, in quanto utilizza una falda acquifera relativamente superficiale rintracciabile sotto la coltre sabbiosa: da ciò deriva quella spettacolare frammentazione di palmeti situati in piccole cavità ( ghout ), profonde circa 20 metri ognuna, sul fondo delle quali allignano poche decine di palme tutt’intorno riparate dall’invasione delle sabbie da opportune difese. Allo sfruttamento di una ricca falda d’acqua che trae alimento dal massiccio del Tademait si deve anche l’oasi di In-Salah, formata da un grande palmeto che si allinea per qualche chilometro in rapporto alla stessa falda e che si dispone con gli orti e i palmeti in opposizione al vento ( l’aliseo ) che tende a colmare di sabbia le colture, anche qui difese da ripari fatti di rami di palme ( afregs ).







Sull’altro lato del Tademait le oasi di Timimoun appaiono come un delicato congegno che si regge grazie alle foggare, le lunghe gallerie sotterranee che attingono le acque da falde lontane e che la trasportano, con adeguata pendenza, cioè per scorrimento, sino all’oasi.
Le Foggare, scavate e tenute pazientemente in funzione dagli iklan specializzati, sono un prodigio della tecnica sahariana di adattamento all’ambiente desertico: esse tuttavia non rappresentano che la variante dei qanat avviati in epoche remote sull’altopiano iranico e poi diffusesi, attraverso il mondo arabo, sino al Sahara.