Soundtracks – Bruce Springsteen – Streets of Philadelphia

ultimo aggiornamento 28 Giugno 2024



Bruce Springsteen. “Street of Philadelphia”

Il 1 dicembre si celebra la Giornata mondiale contro l’AIDS.

La nostra mente vola, allora, agli inizi degli anni ’90, esattamente nel 1994, quando “Streets of Philadelphia” di Bruce Springstreen vince il premio Oscar come Migliore Canzone (battendo, tra l’altro, anche Neil Young, candidato anche lui a ricevere quel premio quello stesso anno con la canzone “Philadelphia”, facente parte dello stesso progetto cinematografico). Il brano, infatti, ha fatto da colonna sonora al film “Philadelphia”, nel quale Tom Hanks, che per la sua interpretazione straordinaria vinse l’Oscar come Migliore Attore, interpreta i panni di un avvocato omosessuale che viene licenziato quando si viene a sapere che ha contratto l’AIDS. Il film è stato uno dei primi a trattare la tematica dell’AIDS in maniera aperta, in un periodo in cui parlarne era considerato ancora un tabù, ma è stata anche l’occasione per Springsteen per scrivere la sua prima canzone per un film. In realtà, il testo era stato già scritto tempo prima ed è stato tirato fuori dal cilindro quando Jonathan Demme, regista del film, chiese a Springsteen di comporre un pezzo per i titoli di testa del film. L’idea originaria di Demme era quella di avere un pezzo rock e ritmato; quando ascoltò il nastro di prova consegnatagli dal rocker, dove tutte le tracce strumentali erano state registrate dal solo Springsteen, fu estremamente soddisfatto. Sebbene il pezzo possa essere un po’ “atipico” se si considera la produzione di Springsteen, la tematica del film viene centrata in pieno; l’effetto finale è quello di una ballata amara, piena di rassegnazione, di una persona che sa che sta per morire, e viene deluso da alcune (per fortuna non tutte) persone che credeva essere importanti.


Bruce Springsteen canta ‘Streets of Philadelphia’ agli Oscar del 1994

Il Boss ha battuto Neil Young nella categoria Miglior canzone originale per il suo contributo alla colonna sonora di ‘Philadelphia’


Gli Academy Awards non sono noti per le esibizioni musicali stellari, anche se ci sono state delle eccezioni nel corso degli anni. Isaac Hayes ha messo a segno una performance di quelle che definiscono una carriera con Theme From Shaft alla cerimonia del 1972, Björk ha spaccato con I’ve Seen It All nel suo abito da cigno – era il 2001 -, Adele ha entusiasmato con Skyfall nel 2013 e Mariah Carey ha messo in scena uno scontro tra dive con Whitney Houston nel 1999 per When You Believe, dalla colonna sonora del Principe d’Egitto. E proprio questa settimana Lady Gaga e Bradley Cooper hanno rubato la scena alla Notte degli Oscar, con una sensuale interpretazione di Shallow, la ballad scritta dalla cantante per A Star Is Born. Ma forse l’anno migliore per le performance musicali è stato il 1994, e cioè la serata in cui Schindler’s List ha vinto come miglior film, Tommy Lee Jones come non protagonista per Il fuggitivo e una giovane Anna Paquin ha portato a casa la statuetta per il suo ruolo di supporto in Lezioni di piano, Tom Hanks ha trionfato come miglior attore per Philadelphia e Bruce Springsteen e Neil Young si sono scontrati nella categoria di miglior canzone originale per il loro contributo alla soundtrack del film. Entrambi hanno suonato quella sera: sopra trovate il video di Springsteen che canta The Streets of Philadelphia poco prima della vittoria.


È stato un momento cruciale nella carriera di Springsteen. La reazione ai suoi due album del 1992 Human Touch e Lucky Town è stata, per usare un eufemismo, molto varia. Ha fatto un tour in tutto il mondo con una nuova band e ha venduto un sacco di biglietti, ma la maggior parte dei fan ha sentito la mancanza della E Street Band e il Boss sembrava l’ennesima icona degli anni Ottanta incapace di adattarsi a un mondo post Nirvana. Ma quando gli è stato chiesto di scrivere una canzone per il film drammatico sull’AIDS diretto da Jonathan Demme, Philadelphia, ha creato una melodia ossessionante tirando fuori un loop di batteria che era diverso da qualsiasi cosa avesse fatto prima. Il brano debuttò al numero nove, era trasmessa da tutte le radio e su VH1.


Springsteen ha suonato ai Grammys e agli MTV Video Music Awards con Max Weinberg alla batteria, ma agli Academy Awards dietro ai piatti c’è il batterista del tour di Human Touch Zack Alford, forse a causa degli impegni di Weinberg con Conan O’Brien. Come potete sentire qui nel video, Alford ha fatto un lavoro incredibile ricreando la drum machine dalla registrazione originale. “In effetti mi hanno fatto un bel complimento dopo quell’esibizione”, ha detto Alford a Rolling Stone nel 2013. “Un batterista che rispetto, Charlie Drayton, mi è venuto incontro e mi ha detto: ‘Perché avete suonato in playback?’. E io ho risposto: ‘In realtà non l’abbiamo fatto’. Era davvero un complimento”.


Più tardi Springsteen ha ritirato l’Oscar per la migliore canzone originale. “Questo è il primo brano che abbia mai scritto per un film, quindi immagino che sia tutto in discesa da qui”, ha detto. “Ma, Neil (Young, ndr), devo condividerlo con te. Fai del tuo meglio e speri di tirare fuori il meglio dal tuo pubblico e che una parte di quel meglio si riversi nel mondo reale e nella vita quotidiana delle persone. Spingerci oltre le nostre paure per riconoscerci l’un l’altro attraverso le nostre differenze, ho sempre pensato che questa fosse una delle cose di cui avrebbe dovuto parlare l’arte popolare, insieme al merchandising e a tutto il resto”.


Due anni dopo Springsteen ha scritto Dead Man Walkin per il film di Sean Penn e Susan Sarandon ed è stato nominato per un altro Oscar, ma questa volta è stato battuto da Colours of the Wind, dalla colonna sonora di Pocahontas. Nel 2009 il Boss ha vinto un Golden Globe per The Wrestler tratta dal film omonimo, ma non è stato candidato dall’Academy.

I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele – Cornovaglia


ultimo aggiornamento 10 settembre 2023

I viaggi del cuore weekend – Cornovaglia (e non solo) on the road


La Cornovaglia è una contea situata all’estremità sud-occidentale dell’ Inghilterra e dal 2006 è entrata a far parte di diritto tra le mete  Patrimonio UNESCO. Il suo paesaggio   selvaggio è contrassegnato da ripide scogliere a picco sul mare, lunghe spiagge di sabbia bianca, pascoli  , brughiere infinite punteggiate di erica  e graziosi paesini di pescatori.  Questa regione è molto conosciuta anche grazie ai romanzi della scrittrice britannica Rosamunde Pilcher ed ai numerosi film tratti dai suoi racconti. Anche se la regione gode di un microclima particolare, in Cornovaglia il tempo è molto variabile. Noi ci siamo stati in settembre  e fortunatamente  abbiamo  avuto diverse giornate di sole e pochi momenti di pioggia. Ecco dunque la cronaca del nostro  bel viaggio durato una decina di giorni.





La nostra avventura  inizia all’aeroporto di Gatwich (Londra) dove noleggiamo un’automobile, il mezzo migliore per visitare la regione in totale libertà.


La nostra prima tappa è il noto sito archeologico di Stonehenge situato nello Wiltshire e risalente al neolitico. Arriviamo al tramonto e l’atmosfera è molto suggestiva nonostante i numerosi turisti che affollano l’area.  Stonehenge, che letteralmente significa “pietra sospesa”, è composto da un insieme circolare di megaliti. Il suo significato è ancora sconosciuto anche se alcuni sostengono che sia un antico osservatorio astronomico preistorico. Il sito, meta di pellegrinaggi di seguaci del celtismo ed altre religioni neopagane, dal 1986 fa parte del Patrimonio UNESCO. Pernottiamo in zona ed il giorno seguente visitiamo le rovine del castello “Old Wardour”, situato sempre nello Wildshire. Il castello fu costruito durante il XIV secolo come una residenza di lusso fortificata dal capomastro William Winford, secondo un disegno esagonale.


Una parte del film ”Robin Hood il principe dei ladri” è stata proprio girata in questo castello. Poco distante dal castello si trova  la “Stourhead House”, un’antica e affascinante dimora palladiana, circondata da uno splendido ed immenso parco con tanto di laghetto. Dal 1946 è Monumento Nazionale. La villa ospita pure una collezione d’arte ed una stupenda biblioteca e merita senz’altro una visita.


Il giorno seguente proseguendo il nostro viaggio, facciamo una sosta  a  Clovelly, nel Devon, un grazioso e tipico paesino di pescatori situato  sul canale di Bristol ed al  confine con la Cornovaglia. Il paese, formato da casette ben curate, è ubicato su di un promontorio e si sviluppa in discesa fino alla piccola spiaggia ed al porticciolo. Noi siamo arrivati con la bassa marea e le barche erano tutte “in secca”. Dopo un ottimo pranzo a base di pesce nel pomeriggio arriviamo a Bude, in Cornovaglia, dove pernotteremo. Bude è una famosa località di villeggiatura già dall’epoca della Regina Vittoria ed è la patria del surf britannico. Oltre a formazioni rocciose e scogliere ci sono spiagge per tutti i gusti.  Approfittiamo della splendida serata e ci gustiamo un aperitivo al tramonto, sulla terrazza del nostro hotel.


Il giorno seguente riprendiamo l’automobile e facciamo una sosta a Boscastle, uno stupendo paesino con case in pietra circondato da verdissimi pascoli. Il borgo, che si sviluppa lungo un’insenatura che ricorda un fiordo norvegese, vanta un museo della magia e della stregoneria. Proseguendo il viaggio  arriviamo a Tintagel   famosa per i ruderi del castello dove, secondo la leggenda vi nacque e visse Re Artù  allevato dal Mago Merlino. I periodi però non corrispondono in quanto le rovine risalgono all’epoca medievale ma nonostante ciò, il luogo ogni anno attira una miriade di turisti.


La leggenda narra pure che un tempo qui sorgesse un castello incantato capace di scomparire due volte all’anno. Tra le scogliere si trova la Grotta di Merlino, accessibile solo con la bassa marea, dove  il mago esercitava i suoi poteri. Oggi  è una splendida giornata di sole e ce la godiamo tutta visitando i ruderi del maniero situati in cima ad una scogliera. La salita è abbastanza faticosa ma sulla sommità la vista è mozzafiato. Particolare divertente: sulla cima si trova pure una statua in ferro di Re Artù con le sembianze di… Sean Connery! Cosa non si fa per attirare i turisti…


Da visitare assolutamente a Tintagel è pure l’ ”Old Post Office”, monumento storico del XIX secolo aperto al pubblico che si  presenta come una casa medievale arredata con mobili d’epoca. Nel tardo pomeriggio lasciamo Titangel e arriviamo a Port Isaac, dove passeremo la notte. Il paesino è un pittoresco villaggio di pescatori  che sorge nel cuore di una splendida insenatura ed è famoso per essere stato la “location” di diversi film. È un luogo incantevole e lugo le strette stradine sorgono  deliziose casette, negozietti e ristoranti tipici dove servono succulenti aragoste fresche.





Al porto sono ormeggiati antichi velieri che fanno la gioia dei numerosi turisti. Il giorno seguente  raggiungiamo St. Yves, forse la più famosa località turistica della Cornovaglia  che si affaccia su tre splendide baie. La cittadina è ricca  di negozi, gallerie d’arte e ristoranti e vi si respira un’atmosfera rilassante, tipica delle località di villeggiatura marine. Il porto è ampio e stupendo e fa uno strano effetto vedere le numerose barche di pescatori “in secca”, visto che c’è la bassa marea. In spiaggia ci sono molti bagnanti nonostante il clima sia fresco e poco invitante. La cittadina è chiamata anche “casa degl artisti” essendo un punto d’ispirazione di numerosi artisti. Trascorriamo la notte in un hotel situato in collina  ed il giorno dopo proseguiamo per Land’s End, dove arriviamo dopo un breve viaggio. Attraversiamo stupendi pascoli e brughiere ma sfortunatamente oggi la giornata è nebbiosa e non possiamo godere appieno del suggestivo paesaggio. Land’s End, che   si trova a picco sul mare, significa letteralmente “la fine del mondo”. Un tempo si credeva che questo fosse il punto dove finiva la Terra. È celebre per essere il punto più a sud-ovest dell’Inghilterra e della Gran Bretagna. Nel pomeriggio proseguiamo il viaggio e arriviamo a Porthcurno.


Per fortuna pioggia è cessata ed il tempo adesso è splendido. Porthcurno è celebre per il Minack Theatre, un teatro all’aperto situato in cima ad una scogliera a picco sul mare, sul modello degli anfiteatri dell’Antica Grecia e dell’Antica Roma. Non ci sembra di esagerare definendolo il più spettacolare teatro all’aperto del mondo. È stato costruito interamente in granito  e realizzato tra il 1931 ed il 1983 su iniziativa di un’abitante del luogo, la signora Rowena Cade. Dal teatro un ripido sentiero porta alla magnifica baia di sabbia bianca. Lasciamo Porthcurno e dopo circa 20 minuti arriviamo a Marazion dove si trova il St.Michael’s Mount , “gemello ” del più celebre Mont St. Michel che si trova in Normandia.


Hanno il nome simile perché sono entrambi dedicate all’arcangelo Michele. Con l’alta marea appare come un’isola mentre che con la  marea bassa si può tranquillamente raggiungere  a piedi, essendo collegata da una stradina di ciottoli. Sull’isola si trovano un magnifico castello ancora abitato dalla famiglia St.Aubyn ed una chiesa medievale del XV secolo. Ques’isola è inoltre famosa per i suoi splendidi giardini. Dopo la visita a questo ennesimo luogo interessante (ma quanti ce ne sono in Cornovaglia?) raggiungiamo la località di Falmouth, dove pernotteremo. Falmouth è un’elegante luogo di villeggiatura situato in riva al mare, dall’atmosfera molto rilassante.


Sorge su una baia che rappresenta il terzo porto naturale più grande del mondo. Famoso è il suo Museo Marittimo. Su di una collina  si affaccia il celebre castello di Pendennis, costruito nel 1540 da Enrico VIII per proteggere l’ingresso del porto . Non lontano da Falmouth ed esattamente a Pentewan ci sono i famosi “Lost Garden of Heligan”, un complesso di giardini  nella tenuta della famiglia Tremayne e cosiderati nel XIX secolo tra i più belli e misteriosi della Gran Bretagna. Nel complesso di circa 80 acri si trovano giardini all’inglese, all’italiana e pure una “giungla”. Purtroppo oggi il tempo è piovoso e la nebbia non aggiunge fascino alla visita: con il sole sarebbe stata tutta un’altra storia…


Nel tardo pomeriggio e con il sole arriviamo a Bodmin per visitare la “Lanhydrock House”, una splendida dimora risalente al 1662. L’edificio, posto sotto la tutela del National Trust, è in stile vittoriano ed è circondato da un grande parco con giardini all’italiana. L’edificio è realizzato in granito e ardesia ed ha 49 stanze tutte aperte al pubblico e tutte con l’arredo originale. Nella cucina, (una delle sette presenti nella casa), siamo accolti con sorpresa da un autentico maggiordomo! Bellissima l’ala dedicata alla nursey e le camerette dei bambini con i giocattoli originali. Tutto il complesso è un autentico gioiello che vale assolutamente una visita. Pernottiamo a Bodmin ed il giorno seguente lasciamo definitivamente la Cornovaglia.  Lungo la strada facciamo un’ ultima tappa ad Hampton Court, situato nel distretto londinese di Richmond upon Thames per  visitare il castello in stile Tudor, residenza di Enrico VIII ed i suoi splendidi giardini. Il castello è enorme e ci vorrebbe un’intera giornata, cosa che noi non abbiamo,  per visitarlo al meglio. Per terminare in bellezza questo splendido viaggio ci concediamo un ottimo “Afternoon Tea” nel ristorante del palazzo.


La nostra vacanza è purtroppo finita ma il ricordo di questi splendidi luoghi resterà sempre nel nostro cuore.



Soundtracks – Bee Gees – Saturday Night Fever

ultimo aggiornamento 7 Giugno 2024



Cronache di un disco leggendario che ha cambiato la storia della disco music e non solo. L’anniversario celebrato con un omaggio durante i Grammy e con un concerto evento a Los Angeles.



Quindici volte disco di platino vuol dire che per quindici volte l’album ha superato il milione di copie vendute, quindi oltre quindici milioni di copie. Solo negli Stati Uniti. Saturday Night Fever, la colonna sonora del film del 1977 con John Travolta, è stato l’album più venduto al mondo fino al momento in cui non ci ha messo lo zampino re Michael Jackson che con il suo Thriller ha superato qualsiasi record. E poi ventiquattro settimane in prima posizione nella Billboard 200 e cinque Grammy.


Diciassette tracce di autori vari, ma l’associazione è una sola: Bee Gees. Sei canzoni le cantano loro, una, If I Can’t Have You, l’hanno scritta per Yvonne Elliman. Nei primi anni Settanta, per i tre fratelli Barry, Robin e Maurice Gibb è un continuo oscillare tra alti e bassi, più bassi che alti, finché all’improvviso Saturday Night Fever accende la luce su di loro, ma non una luce qualsiasi: quella di una scintillante sfera specchiata e di tanti faretti, che trasformano il pavimento in un mosaico colorato, in un dancefloor. Stayin AliveNight Fever o You Should Be Dancing non solo contribuiscono alla riabilitazione di un genere, alla diffusione nel mondo della disco music, ma formano una generazione, pronta a indossare completi attillati, abiti sintetici e ad aggirare i rigurgiti di rabbia del punk e dell’hip hop per navigare verso la spensieratezza degli anni Ottanta. Ed è tutto questo che i prossimi Grammy andranno a festeggiare. A quarant’anni dall’uscita del disco e due giorni dopo l’assegnazione degli Oscar della musica, il 14 febbraio, è stato organizzato, a Los Angeles, un concerto-evento, Stayin’ Alive: A Grammy Salute To The Music Of The Bee Gees. Sul palco, a Barry Gibb si sono alternati tra gli altri Celine Dion, John Legend, Demi Lovato e Keith Urban…sì, la Febbre è ancora alta.


Nel 1977 quando ai Bee Gees viene chiesto di scrivere delle canzoni per un film dal piccolo budget, che sarebbe stato girato a Los Angeles, la carriera dei tre fratelli non sta attraversando un momento fortunatissimo. Poi però succede che ciò che viene fuori da quel lavoro di scrittura (durato un solo week end) sono brani come How Deep Is Your Love, Stayin’ Alive, Night Fever More than a Woman. La colonna sonora di Saturday Night Fever, il film che avrebbe segnato un’epoca, diventa l’album più venduto al mondo, fino all’arrivo di Thriller di Michael Jackson. Sì, è un album di autori vari, ma l’associazione è una sola: Bee Gees. Sei canzoni le cantano loro, una l’hanno scritta per Yvonne Elliman. È l’affermazione della disco music nel mondo, per i tre fratelli e il loro falsetto la svolta della carriera. In occasione dei prossimi Grammy è stato organizzato un evento specifico per festeggiare i quarant’anni dell’album: un concerto al quale parteciperanno oltre che Barry Gibb, artisti come Celine Dion, John Legend e Keith Urban.


Bee Gees sì, Bee Gees no. Una telefonata è il preludio della svolta nella carriera dei Bee Gees. Il produttore Robert Stigwood li contatta perché vuole una serie di brani veloci, sul genere di You Should Be Dancing (uscito nel 1976 e trasformatosi subito in un successo negli Stati Uniti) per un film “a budget ridotto che sarà girato a Los Angeles”, ricordano Barry e Robin in un’intervista rilasciata ormai qualche anno fa al quotidiano inglese Mirror. Quando la troupe del film si dedica al primo ascolto dei nuovi brani (completati in un weekend), i Bee Gees sono in Francia, stanno lavorando al mixaggio dell’album Here at Last Live. È amore alla prima nota per le canzoni, ma non per i cantanti. I Bee Gees infatti sono stati coinvolti solo in fase di post-produzione, fino a quel momento erano tutti convinti che doveva essere qualcun altro a cantare quei brani. C’era chi pensava che How Deep Is Your Love dovesse essere interpretata da una donna, che Stayin’ Alive dovesse intitolarsi Saturday Night e diventare la title track dell’album.


È lo stesso Robert Stigwood, che aveva insistito perché la colonna sonora fosse firmata Bee Gees, a insistere anche perché fossero loro a interpretare i loro pezzi. Riesce nell’opera di convincimento e allora via Stevie Wonder e via Boz Scaggs, sulle cui voci Tony Manero – John Travolta aveva mosso i primi passi. I successivi sarebbero stati quelli sicuri e convinti della camminata nella scena iniziale del film. Della passeggiata sulle note di Stayin’ Alive Travolta ricorda: “era l’incedere dei più fighi. Frequentavo una scuola composta per il 50% da ragazzini neri ed era così che loro camminavano per i corridoi”. I Bee Gees si erano aggrappati all’occasione con tutte le loro forze ed è da quel momento che il falsetto (tecnica sperimentata due anni prima, nel 1975, per la hit Jive Talking, inserita in una scena poi tagliata del film, ma compresa comunque nella colonna sonora) diventa il loro marchio di fabbrica.


La Febbre arriva dopo. Quindi, quando i tre fratelli scrivono How Deep Is Your Love, Stayin’ Alive, Night Fever, More than a Woman e If I Can’t Have You, di Saturday Night Fever non sapevano pressoché niente, né tantomeno avevano visto qualcosa. Eppure quei brani sembrano cuciti appositamente per le immagini del film. I Bee Gees si salvano e danno la spinta a cast e troupe: è solo dopo aver ascoltato le canzoni che inizia a consolidarsi l’idea che il film può diventare qualcosa di più di una semplice piccola produzione: “la musica ha cambiato tutto, un’aura era scesa e si era posata sulla pellicola” ricordano i produttori. I Bee Gees arrivano ad influenzare perfino la scelta del titolo del film. Tribal Rites Of The New Saturday Night era un articolo comparso su un magazine di New York che raccontava della scena che animava i locali di disco music di Brooklyn. Di fatto, da quell’articolo è nata l’ispirazione per il film che inizialmente doveva intitolarsi Saturday Night. Ma perché non aggiungere al titolo una parola, presa in prestito da uno dei brani – Night Fever –  scritti appositamente per il film? Hanno chiesto i Bee Gees, motivando: “diventerebbe tutto molto più coinvolgente”. Arrivati al punto in cui nessuno aveva il coraggio di contraddire chi aveva gettato “un’aura magica” sul film, ecco che Saturday Night diventa Saturday Night Fever.


Il contagio non si ferma. Certo nessuno avrebbe immaginato che le copie dell’album vendute si sarebbero contate in termini di milioni a settimana, che il singolo Stayin’ Alive sarebbe stato al primo posto nella classifica Billboard Hot 100 fino a febbraio 1987, superato poi dal pezzo di un altro fratello Gibb, il non Bee Gees Andy Gibb: (Love Is ) Thicker Than Water regala al fratello più piccolo due settimane di gloria, il tempo però necessario al trio per tornare in vetta con Fever Night. Sì, in quel periodo sembrava che tutto il mondo suonasse a ritmo di disco music, il contagio era arrivato anche sul palco dei Grammy: la colonna sonora di Saturday Night Fever è l’unico album contenete pezzi di disco music ad essersi aggiudicato il premio più prestigioso come Album dell’anno. Non solo in quel periodo, in realtà. Queste dei Bee Gees sono tra le canzoni di cui esistono più cover e hanno fatto da sfondo a tante altre storie sul grande schermo, da Stayin’ Alive, il seguito di Saturday Night Fever, diretto da Silvester Stallone, ai recenti film d’animazione Madagascar e Cattivissimo Me. Il prossimo 14 febbraio quello sul palco dei Grammy sarà quindi un ritorno, la chiusura di un cerchio, o meglio di una sfera, specchiata e luccicante.


Bruno Riccardi – Cristina Sartori

Altheo people

Bruno Riccardi – Cristina Sartori



Bruno Riccardi

Nato a Crescentino (Vercelli) nel 1955. Risiede a Torino. Sposato con Cristina Sartori.

Laureato in Scienze Politiche e da poco a riposo dopo aver svolto per molti anni l’attività di direttore amministrativo presso aziende sanitarie pubbliche in varie regioni italiane. Parla discretamente francese e inglese per viaggiare. Legge moltissimo di tutto, specie di storia, sua grande passione. Tiene lezioni di storia all’Unitre e Università popolare. Appassionato di montagna che frequenta spesso e costantemente per lunghi trekking. Pratica sci da discesa e da fondo. Appassionato di scacchi.Appassionato di viaggi impegnativi in 4×4 che effettua in coppia con la moglie.

Viaggi principali effettuati tutti in 4×4 sempre con partenza dall’Italia nei seguenti paesi: Svezia, Norvegia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Estonia, Montenegro, Bulgaria, Grecia, Turchia, Marocco, Algeria, Libia, Tunisia, Sahara occidentale, Mauritania, Mali, Senegal, Burkina Faso, Togo, Benin, Nigeria, Camerun, Gabon, Congo Brazzaville, Russia, Siberia, Mongolia. Sta effettuando una traversata dell’Africa da Nord a Sud a tappe con la moglie,con un vecchio 4×4 Nissan Terrano, attualmente fermo in garage a Brazzaville. Sta progettando una traversata a tappe dell’Asia con destinazione Vietnam, che effettuerà con la moglie a bordo di una Toyota Land Cruiser kdj125, auto principale della coppia.


Cristina Sartori

Nata a Parigi nel 1964. Risiede a Torino. Sposata con Bruno Riccardi. Diplomata infermiera professionale, lavoro che svolge in ospedale a Torino. Parla perfettamente francese e discretamente inglese. Legge moltissimo di tutto: narrativa, libri di viaggio, libri sull’Africa ecc. Appassionata e cultrice di cucina. Pratica occasionalmente trekking in campagna e montagna., sci da discesa e da fondo. Appassionata di viaggi impegnativi in 4×4 che effettua in coppia col marito. All’occorrenza guida la 4×4. Viaggi principali effettuati tutti in 4×4 sempre con partenza dall’Italia nei seguenti paesi: Svezia, Norvegia, Finlandia, Russia, Lettonia, Lituania, Estonia, Montenegro, Bulgaria, Grecia, Turchia, Marocco, Algeria, Libia, Tunisia, Sahara Occidentale, Mauritania, Mali, Senegal, Burkina Faso, Togo, Benin, Nigeria, Camerun, Gabon, Congo Brazzaville. Adora particolarmente l’Africa.

Sta effettuando una traversata dell’Africa da nord a sud a tappe col marito, con un vecchio 4×4 Nissan Terrano, attualmente fermo in garage a Brazzaville. Sta progettando una traversata a tappe dell’Asia con destinazione Vietnam, che effettuerà col marito a bordo di una Toyota Land Cruiser kdj125, auto principale della coppia.


I Format di Cristina Sartori e Bruno Riccardi

Transafrica

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Altri Mondi – Mongol Rally 2019


Cristina Sartori – Bruno Riccardi