Spirito Libero – L’Orient Express

ultimo aggiornamento 31 Dicembre 2023



L’Orient Express è un tuffo nel passato, un viaggio favoloso su rotaie nel lusso totale con tratte che vanno da Parigi a Londra e da Parigi a Venezia: ecco prezzi e percorso di un sogno a occhi aperti.


Pronti a partire per un viaggio da sogno? L’Orient Express è un tuffo nel passato, nei nostalgici anni ’20 e ’30 del secolo scorso, e nel lusso più sfrenato. Un viaggio in treno favoloso, che consente di visitare alcune grandi capitali europee e di assaporare le prelibatezze cucinate da chef di fama mondiale.





Orient Express, il treno.

Qualcuno l’ha definita una crociera sui binari: in effetti l’esperienza dell’Orient Express ricorda molto da vicino un viaggio a bordo di una grande nave, ma sulle rotaie sono la classe, l’amore per la bella vita e la raffinatezza a fare la differenza. Un dettaglio valga per tutti: il costo di una suite per due persone sulla tratta Parigi-Istanbul, quella classica che rievoca il percorso storico della linea, sfiora i 15.000 euro. Ad aver ripristinato i treni di lusso che ispirarono Agatha Christie per il suo Omicidio sull’Orient Express è stata la Compagnie Internationale des Wagon-Lits, che si è occupata del restauro e del riordino delle vetture, tutte evocanti atmosfere retrò ma dotate di ogni comfort connesso alle moderne esigenze, nonché della selezionale del personale, altamente qualificato e in grado di parlare fluentemente dalle due alle quattro lingue, italiano compreso. Punto di forza del «nuovo» Orient Express è la cucina «table d’hoste», con pranzi di tre e cene di quattro portate, prima colazione e tè del pomeriggio, tutte preparate con materie prime di eccezionale qualità.


Venice-Simplon Orient Express


Il leggendario treno del lusso è attivo dal 1883 – appunto – sulla tratta compresa tra Parigi, Vienna e l’allora Costantinopoli. Dal 1919, invece, è in funzione la tratta italiana, dopo l’apertura del tunnel del Simplon. Da allora è stato possibile collegare la capitale francese e tutto il nord della Francia con Atene ed Istanbul passando per Monaco, Vienna, Milano, Venezia, Trieste, Budapest e Bucarest. Le carrozze che compongono il treno sono una diversa dall’altra e contraddistinte da un numero. Eleganti, sfarzose, lussuose fino all’eccesso, carrozze e cabine sono realizzate con legni intarsiati e broccati e ricordano salottini vittoriani, con tavolini levigati e comodi divani. Nelle confortevoli suite da notte si dorme in letti a castello, tra biancheria elegante e lavandini super accessoriati. Il servizio, ovviamente, è garantito 24 ore su 24 da steward e assistenti disponibili in ogni momento del giorno e della notte: un viaggio sull’Orient Express è un’esperienza indimenticabile.


Percorso dell’Orient Express


Sono 12 le tratte del nuovo Venice Simplon Orient Express. Il percorso più conosciuto è indubbiamente quello del treno Parigi-Londra, che ha frequenza giornaliera. Il treno Venezia-Parigi abbraccia invece diverse tappe intermedie, con fermate notturne ad Innsbruck piuttosto che a Praga e puntate anche a Cracovia o a Dresda. Inoltre ci sono un treno Venezia-Vienna e un altro treno Venezia-Budapest. Interamente italiano è il percorso sulla tratta Venezia-Roma, che non prevede pernottamento a bordo. È opportuno precisare che, anche in caso di breve soggiorno sul treno, sono richiesti standard minimi di eleganza nell’abbigliamento e di bon ton nel comportamento. Per gli uomini sono obbligatori giacca e cravatta, mentre a cena è richiesto lo smoking. Per le signore, è previsto un abbigliamento sempre rigorosamente formale.


Viaggiare in treno in Europa


Su tutte le tratte sono disponibili speciali pacchetti che consentono di personalizzare e arricchire il viaggio a seconda delle proprie esigenze. Ad esempio, è possibile concordare escursioni e visite guidate nelle città attraversate durante il viaggio, con la prenotazione di ristoranti ed alberghi per il soggiorno notturno. Un modo sicuramente particolare ed esclusivo di girare per il Vecchio Continente.


Mito e magia del vero Orient Express


Il primo Orient Express, Collection Arjan den Boer.

Qualcuno lo chiamò il “Grand Hotel su ruote”, altri lo definirono “l’Espresso delle spie”, indipendentemente da questo L’Orient Express fu il treno più famoso e romantico di tutti i tempi. Quello che per generazioni ha ispirato il cinema, i fumetti, la letteratura, e perfino il genio creativo di Agatha Christie. La sua storia si intreccia con quasi un secolo di storia politica europea, da quando, il 4 ottobre 1883 l’Orient Express parte per il suo primo viaggio da Parigi verso Istanbul, a quando, il 19 maggio 1977 compie quel percorso per l’ultima volta.


Nato da un’idea dell’imprenditore belga Georges Nagelmackers (figlio di banchieri e fondatore della Compagnie Internationale des Wagons-List) dopo aver fatto un viaggio negli Stati Uniti e aver visto i treni di George Mortimer Pullman, L’Orient Express visse il suo periodo d’oro negli anni ’30.


Il “Grand Hotel su rotaie” era un treno di lusso perfettamente riscaldato, che permette di salire a Parigi e raggiungere Costantinopoli (l’odierna Istanbul) in 77 ore di viaggio. Inizialmente l’Orient Express era composto da due vagoni di servizio (bagagli e cabine del personale), due carrozze letto che potevano ospitare fino a 40 passeggeri e una carrozza ristorante con uno chef di prim’ordine che variava il menù a seconda dei paesi attraversati.


Sezione della carrozza ristorante, 1896. Collection Arjan den Boer.

Sezione della carrozza ristorante, 1896. Collection Arjan den Boer.


Per la prima volta un treno veloce (per l’epoca) collegava l’Europa occidentale con quella orientale, accorciando le distanze e avvicinando i popoli. L’Orient Express divenne famoso per il lusso, il confort e la raffinata cucina. Era frequentato da reali, nobili, diplomatici e ricchi uomini d’affari. Il treno ospitava solo la prima classe, esprimendo l’essenza della Belle Époque con l’idea della fiducia nel progresso continuo, nella tecnologia, nella solidità finanziaria.


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L’Orient Express fu teatro di molte avventure – sia reali che immaginarie – e lo scenario ideale di intrighi e complotti quando a bordo del treno fecero la loro comparsa anche le spie internazionali.


Nel 1909 fa il suo primo viaggio sull’Orient Express uno studente britannico, Thomas Edward Lawrence, sta andando in Medio Oriente per completare la sua tesi di laurea sui castelli crociati. Questo sarà solo il primo di una lunga serie di soggiorni nella penisola araba che trasformeranno Thomas Edward Lawrence in Lawrence d’Arabia.

In quegli stessi anni viaggia sull’Orient Express anche Margaretha Geertruida Zelle, meglio nota come Mata Hari, danzatrice e agente segreto olandese, condannata alla pena capitale per la sua attività di spionaggio durante il primo conflitto mondiale.


Costantinopoli nel XIX secolo.

Costantinopoli nel XIX secolo.

Robert Baden-Powell, noto come il  fondatore del Movimento Scout, fu anche una spia dei Servizi segreti britannici. Viaggiò spesso sull’Orient Express fingendosi un collezionista di farfalle, cosa che gli permise di andare in posti altrimenti inaccessibili e di occultare nelle ali delle farfalle che disegnava le mappe delle fortificazioni nemiche, che si dimostrarono importanti durante la Prima Guerra Mondiale.


Robert Baden-Powell e il disegno di una delle sue farfalle tratte dal libro "My Adventures as a Spy" (1915).

Robert Baden-Powell e il disegno di una delle sue farfalle tratte dal libro “My Adventures as a Spy” (1915).

Quando scoppia la Prima Guerra Mondiale L’Oriente Express si ferma fino a quando, terminate le ostilità, le potenze vincitrici decidono di escludere Vienna e la Germania dal percorso e di far passare il treno attraverso la Svizzera e l’Italia. Il nuovo treno si chiama Simplon-Orient Express perché passa attraverso il traforo del Sempione, in francese Simplon. Il nuovo itinerario, passando per Losanna, Milano, Venezia, Trieste e la neonata Jugoslavia accorciava notevolmente il percorso originale. Negli anni ’30, gli anni d’oro per l’Orient Express, il treno viaggi da Parigi a Costantinopoli in 57 ore.

Nel 1930 viene inaugurato il Taurus Express che va da Costantinopoli ad Aleppo e Beirut, con collegamenti fino a Gerusalemme, il Cairo oppure fino a Baghdad. Nel 1932 viene ripristinato il collegamento con l’Europa centrale e parte l’Arlberg-Orient Express che attraverso il Tirolo raggiunge Vienna.


Courtesy SNCF Archives historiques © Sidoli/Rambaud -- Archives de la CIWLT et du PLM.
 

Nel 1931 l’Orient Express subì un attentato quando, vicino a Budapest, una bomba lo fece precipitare per 30 metri da un viadotto. Sul treno viaggiava la cantante Josephine Baker che per calmare i sopravvissuti improvvisò un concerto tra i feriti. 

L’inizio della Seconda Guerra Mondiale interruppe nuovamente le corse dell’Orient Express, che ripresero solo a guerra conclusa. Il “re dei treni” però non era più il “treno dei re”, venne aggiunta la seconda classe e le sue carrozze così non furono più soltanto di lusso. Dagli anni ’60 in poi l’Orient Express perse gradualmente il suo splendore e il 19 maggio 1977 ha effettuato il suo ultimo viaggio da Parigi a Istanbul.

Sebbene l’Orient Express non esista più, la sua fama è ancora molto viva, e il solo nominarlo richiama subito alla mente lusso, mistero e velocità.


Dalla Belle Époque a oggi, il fascino misterioso di questo treno è stato sicuramente amplificato dal fortunato romanzo di Agatha Christie “Assassinio sull’Orient Express” (1934). Il libro, che ha come protagonista uno dei detective più famosi della letteratura, Hercule Poirot, venne scritto dalla Christie durante il suo soggiorno a Istanbul, nella stanza 411 del Pera Palas Hotel, oggi trasformata in un piccolo museo in suo onore.

Nel 1929 il Simplon-Orient Express rimase bloccato cinque giorni dalla neve nella stazione di Çerkezköy, in Turchia. Sembra che sia stato proprio questo incidente a ispirare la Christie per il suo famoso romanzo, sebbene la scrittrice scelse la Yugoslavia per ambientare le vicende del suo racconto.


Il Simplon-Orient Express bloccato dalla neve nella stazione di Çerkezköy, Turchia (1929).

Il Simplon-Orient Express bloccato dalla neve nella stazione di Çerkezköy, Turchia (1929).

L’Orient Express è entrato ormai nella cultura di massa diventando un treno leggendario. È presente in romanzi come “Dracula” di Bram Stoker o “Il treno di d’Istanbul” di  Graham Greene e in numerosi film come, “A 007, dalla Russia con amore” (1963) e naturalmente “Omicidio sull’Orient Express” di Sidney Lumet prima e di Kenneth Branagh poi. 

L’Orient Express è stato anche testimone di eventi storici: è sulla carrozza ristorante 2419 che il 11 novembre 1918 finisce la prima guerra mondiale. Su questa carrozza, costruita prima della guerra e ferma su un binario cieco in una radura di Compiègne, in Francia, vene firmato l’armistizio che impose pesanti sanzioni alla Germania. La carrozza divenne un simbolo e il 22 giugno 1940 Hitler pretende che la Francia firmi la resa nello stesso punto e sulla stessa carrozza.


Cartolina postale dell'armistizio del 1918.

Cartolina postale dell’armistizio del 1918.

Dopo il 1940 Hitler ordinò di portare il vagone a Berlino dove purtroppo venne distrutto. Oggi a Compiègne, nella “Clairière de l’Armistice” (la radura dell’armistizio), trovate un museo in cui è custodito una copia esatta del vagone originale del 1918, ottenuto smontando tre vagoni d’epoca. I mobili invece sono quelli originali del 1918, salvati dai francesi e nascosti in un rifugio segreto prima che arrivassero i tedeschi.


 
Nel 1982 una compagnia privata inglese ha inaugurato il Venice-Simplon Orient Express che viaggia da Londra a Venezia, arrivando solo alcune volte all’anno arriva fino ad Istanbul. Il treno, composto da 17 carrozze ristrutturate degli anni ’20 e degli anni ’30, garantisce ai suoi passeggeri un vero e proprio tuffo nel passato.

Se volete provare l’emozione di salire su una delle carrozze originali di questo treno leggendario, nel cortile del Museo Ferroviario di Salonicco, in Grecia, trovate parcheggiata una carrozza ristorante costruita nel 1927 del vero Orient Express e aperta al pubblico. 

Il museo, inaugurato nel 2001, si trova nel comune di Eleftherio-Kordelio ed è ospitato in una vecchia stazione ferroviaria militare costruita tra il 1891 e il 1894 dall’architetto italiano Pierro Arrigoni. L’edificio è anche al sede dell’Associazione Amici delle Ferrovia di Salonicco che si è occupata del restauro di questa suggestiva carrozza ristorante dell’Orient Express. 

La stazione ferroviaria di Sirkeci a Istanbul fu per quasi 100 anni il capolinea dell’Orient Express. L’edificio venne costruito con uno stile orientaleggiante dall’architetto tedesco August Jasmund nel 1890. Con l’apertura nel 2012 di un tunnel ferroviario sotto il Bosforo la stazione ha smesso di funzionare, ma è stata conservata come monumento. Qui potete trovare il Museo Ferroviario di Istanbul che documenta la storia dell’Orient Express e della stazione stessa. 

In questo piccolo museo troverete vecchi giornali di bordo, le uniformi dei controllori, ritagli di giornale che raccontano di quando l’Orient express rimase bloccato nella neve, ma anche un pianoforte e persino un tavolo da pranzo con una raffinata argenteria. Oggetti che documentano tutto il fascino di questo treno leggendario. Lungo la piattaforma della stazione è possibile fermarsi a mangiare qualcosa all’Orient Express Restaurant che negli anni ’50 e ’60 fu un punto di riferimento per giornalisti e scrittori. 

Al Museo ferroviario di Utrecht, lo Spoorwegmuseum, si entra attraverso una stazione ferroviaria storica completamente restaurata. Fondato nel 1927, il museo racconta la storia delle ferrovie olandesi. Al suo interno è possibile vedere come il treno si sia sviluppato nel corso degli anni, dalle vecchie locomotive a vapore con le carrozze di legno, ai moderni treni elettrici. 

Lo Spoorwegmuseum è diviso in 4 diversi percorsi tematici, ognuno dei quali si concentra su un diverso aspetto della storia delle ferrovie. Nella sezione “Dream Travel” trovate la simulazione di una piattaforma ferroviaria con al centro il chiosco di una biglietteria e la ricostruzione di due carrozze dell’Orient Express su entrambi i lati. Qui potete divertirvi ad assistere agli spettacoli teatrali che vengono messi in scena ogni giorno per un pubblico di grandi e piccini.


Infine una curiosità: sognate di dormire in una vera carrozza del mitico Orient Express? Nella primavera del 2018 questo sogno si potrebbe realizzare! In Borgogna, la storica regione della Francia centro-orientale, infatti sta per aprire un museo molto particolare.


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Merito dell’americano Gregory Marshall che, con il suo progetto “Il treno dei sogni”, intende realizzare un Bed and Breakfast incentrato sull’ecoturismo nella piccola stazione dismessa di Dracy-Saint-Loup costruita nel 1882. Oltre che nelle camere della stazione, gli ospiti potranno dormire anche nelle cabine di una carrozza storica dell’Orient Express o pranzare seduti comodamente in un elegante vagone ristorante della serie Mistral, entrambe costruite della storica Compagnie Internationale des Wagons-Lits. Non mancheranno anche una locomotiva a vapore e un piccolo museo ospitato all’interno di un vagone ferroviario storico. Non resta quindi che aspettare l’apertura del “Train des Rêves” per potersi divertire a passare la notte nel mitico Orient Express!


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lo zaino racconta – Tate Modern London

Spirito Libero

Lo zaino racconta

Tate Modern London

 

La Tate Modern è la famosa galleria d’arte moderna e contemporanea di Londra che si affaccia su uno dei tratti più suggestivi del Tamigi ed occupa l’imponente edificio della Bankside Power Station, oltre alla nuova Switch House.

 

La galleria occupa l’immenso edificio che un tempo ospitava la grande centrale termoelettrica Bankside Power Station, chiusa nel 1983: nel 1995 gli architetti Herzog e de Meuron adattarono la vecchia centrale a carbone affinchè potesse ospitare le collezioni di arte moderna e contemporanea ed il museo, così come lo abbiamo conosciuto fino a poco tempo fa, è stato inaugurato nel 2000. Nel giugno 2016, con un ulteriore investimento di oltre 260 milioni di sterline, la Tate Modern è stata ulteriormente ampliata con l’inaugurazione della Switch House, edificio a pianta irregolare dalle forme consolidate e antiche (pensiamo alla piramide) ma nello stesso tempo attuali e avveniristiche che creano un senso di movimento e dinamismo.

 

 

La Switch House offre alla Tate Modern una ulteriore superficie di circa 23.000 mq. adibiti a spazi espositivi, sale di formazione, laboratori, uffici, ristoranti, spazi commerciali, terrazze panoramiche, nonché un parcheggio e spazi pubblici all’esterno. Per progettare l’espansione Herzog & de Meuron hanno collaborato con il designer Jasper Morrison e con l’ architetto del paesaggio Günther Vogt, ricreando quindi il team che nel 1995 si occupò del restauro e della trasformazione della centrale elettrica nel museo d’arte moderna e contemporanea che tutti conosciamo.

L’imponente spazio della Turbine Hall è diventato il fulcro del complesso attorno a cui ruotano a nord i 6 piani della Boiler House e a sud i 10 livelli della nuova Switch House. Questa si eleva sopra i Tanks, un tempo i serbatoi sotterranei della centrale trasformati nell’immenso spazio oggi dedicato alla live art e alla performance art

Le tematiche delle gallerie espositive sono state completamente riprogettate per offrire ai visitatori un panorama esaustivo dell’arte moderna e una gamma sempre più ampia e diversificata di eventi, mostre e installazioni; un percorso formato da opere di oltre 250 artisti provenienti da tutto il mondo (più di 50 paesi), sia dai centri storicamente famosi e consolidati, come Berlino, Parigi, Londra e New York, che da quelli emergenti come San Paolo, New Delhi, Bangkok e Pechino.

Il significato dell’espansione della Tate Modern è chiaramente espresso dalle parole di Chris Dercon, direttore del museo:

L’arte è una delle forme più dinamiche e coinvolgenti del comportamento umano, e quando la gente entra oggi in un museo non cerca una fuga dalla propria vita, al contrario vuole avvicinarsi ad essa. La nuova Tate Modern sarà molto più di un contenitore per l’arte, sarà una piattaforma per incontri umani

Chris Dercon

La Tate Modern fa parte del complesso museale TATE del Regno Unito – le altre gallerie del sistema sono la Tate Britain, Tate Liverpool e Tate St Ives, e accoglie ogni anno un programma di mostre temporanee dedicate ad artisti di fama mondiale; durante gli anni, nei suoi grandi spazi, sono state allestite personali di Henry Matisse, Marc Chagall, Roy Lichtenstein, William Kentrige, Alighiero Boetti e tanti altri maestri dell’arte.

Cosa si visita alla Tate Modern?

Senza dubbio lo spazio espositivo più singolare della Tate Modern è la Turbine Hall (Sala delle Turbine), che un tempo ospitava i generatori elettrici della centrale; caratterizzata da una superficie di 3.400 m², per un’altezza pari a sette piani, essa viene utilizzata tra ottobre e marzo per esporre opere site-specific, ovvero progettate per questo luogo da artisti contemporanei. Tra gli artisti che hanno avuto l’opportunità di esporre nella Turbine Hall merita di essere menzionato il danese-islandese Olafur Eliasson che nel 2003 installò The Weather Project, un grande sole di luce artificiale; oltre ad essere un tributo all’argomento di conversazione inglese più comune, le condizioni climatiche, l’opera si prefiggeva di offrire ai visitatori un luogo di meditazione che li conducesse a riflettere su argomenti molto profondi, quali l’importanza della luce nell’origine della vita.

Tate Modern: la collezione permanente

La collezione permanente della Tate Modern, fruibile gratuitamente, viene periodicamente cambiata in alcune delle sale espositive: l’intento è di proporre ai visitatori più assidui un museo sempre rinnovato e la possibilità di vedere parti del vasto patrimonio pubblico che altrimenti rimarrebbero sconosciute. Collocata su diversi piani della galleria, la collezione permanente è divisa in diverse sezioni, ad ognuna delle quali corrispondono opere esposte secondo gruppi tematici: Poetry and Dream al secondo piano, Transformed Vision al terzo, Structure and Clarity e Energy and Process al quarto. Questa scelta espositiva, a differenza di quella cronologica, rende più alta la possibilità di coinvolgimento dei visitatori: infatti, suggerendogli confronti tra opere tematicamente legate, essi vengono condotti ad un’interpretazione più autonoma delle stesse.     

Nella sezione Poetry and Dream le tematiche che fanno da filo conduttore sono quelle più avvolte dal mistero quali il sogno, l’inconscio, l’archetipo e il mito; qui largo spazio è dato al Surrealismo ed ai suoi maggiori rappresentanti. Questa corrente artistica, nata a Parigi all’inizio degli anni Venti, ebbe come teorico il poeta Andre Bretòn che, ispirandosi alla lettura de L’interpretazione dei sogni di Freud, decise che maggiore importanza doveva essere data all’inconscio ed al mondo dei sogni, decidendo così di fondare un movimento letterario-artistico che andasse proprio ad investigare questo campo di studi ancora molto sconosciuto. Tra le opere esposte in quest’ala troviamo capolavori di artisti come  Salvador Dalì, Jean Arp, Mirò, tutte tese a mettere in luce l’attività inconscia.

Procedendo tra le sale ci si imbatte in opere più contemporanee come quelle di Joseph Beuys, padre della performance e dell’installazione, figura profetica e utopista che sin dagli anni Sessanta, attraverso il suo lavoro, ha promosso l’arte come pretesto di conoscenza oltre l’ambito artistico, mostrando sensibilità per problematiche politiche, culturali e ambientali. Le sue installazioni, realizzate con materiali poveri quali l’argilla, sono calchi di oggetti che l’artista ha investito di significati simbolici inerenti l’antropologia e la sua vita stessa.

Al terzo piano della galleria il tema conduttore è Transfomed Vision: qui sono raccolte opere di artisti che hanno operato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il tragico avvenimento di quest’ultima, oltre a spostare il centro pulsante dell’arte dall’Europa agli Stati Uniti, influenzò le menti più creative che iniziarono ad avvertire un forte sentimento di estraneità nei confronti della condizione umana e della società; alcuni artisti, spinti dal desiderio di rinnovamento e rinascita, abbandonarono il linguaggio figurativo a favore di una nuova tendenza, l’Astrattismo. Emblematica e molto suggestiva è la sala dedicata a Mark Rothko, rappresentante dell’Espressionismo Astratto Americano; le grandi tele da cui ci si trova circondati, dipinte a grandi campiture di colore, immergono lo spettatore in uno spazio meditativo, facendo capire quanto nel dopoguerra la necessità di pensare fosse importante per riallacciare un profondo legame con l’esistenza.

La sezione Structure and Clarity, esposta al quarto piano, nella sala principale presenta i prodromi dell’arte astratta, che corrispondono all’arte nata nel periodo tra le due guerre. In particolare vengono messe in risalto quelle forme d’arte che aspiravano ad un’idea di arte per la società, sviluppatasi successivamente nei concetti di design ed architettura; gli artisti rotanti attorno alla scuola Bauhaus, fondata in Germania nel 1919, quali Kandinsky, Klee, Josef Albers, sono alcuni dei maestri che qui si trovano esposti.  Proseguendo tra le sale l’obbiettivo espositivo è quello di mettere in luce come queste correnti abbiano continuato ad influenzare l’Arte del Novecento, in particolare il Minimalismo degli anni Sessanta; seppur attraverso una svariata sperimentazione di medium quali il video, l’installazione o la fotografia, l’Arte Minimale dimostra questo profondo legame qui riscontrabile attraverso le opere di artisti come Ellsworth Kelly o Donald Judd.

Sullo stesso piano è possibile visitare anche Energy and Process, un’intera ala dedicata al movimento italiano dell’Arte Povera ed il contesto internazionale in cui esso si è sviluppato.  Nata a Torino durante il clima di contestazione degli anni Sessanta, i suoi rappresentanti mettevano in discussione le forme artistiche tradizionali ricorrendo all’utilizzo di materiali poveri ‘antiartistici’ (stracci, elementi naturali ecc.); l’Arte Povera si poneva come obbiettivo la presa di coscienza delle possibilità espressive insite in materiali non per forza artistici quali potessero essere vegetali, animali, minerali o persino processi mentali elementari.

La Tate Modern, oltre ad offrire ai visitatori una collezione unica, è un luogo culturalmente sempre molto attivo; nei suoi grandi spazi vengono organizzate conferenze, concerti e attività educative per ogni genere di pubblico.

Tate Modern: gli spazi ricreativi aperti al pubblico

Kitchen and bar

 

Il ristorante al sesto piano della Tate Modern offre, oltre ad uno dei migliori panorami su Londra, un menù di base di alta qualità, prodotti di stagione ed una ricca carta dei vini incentrata sui produttori innovativi. Un ottimo ambiente per rilassarsi con gli amici davanti a un bicchiere di vino al bar, organizzare un pranzo o una cena speciale. Il tè pomeridiano viene servito nel ristorante dal venerdì alla domenica mentre dal lunedì al giovedì sono disponibili presso il bar una selezione di torte, biscotti e tè in foglia, ma anche birre artigianali, sidro, cocktail e deliziosi tè.

Restaurant

Anche il ristorante al nono piano della Switch House è uno spazio liberamente accessibile al pubblico. Basta fare attenzione agli orari: dalla domenica al giovedì è infatti aperto solo dalle 12 alle 15.30, mentre il venerdì e il sabato dalle 12 alle 21.30.

Switch House espresso Bar

Al secondo piano della Switch House il nuovo bar offre uno spazio ideale per una pausa, per riposarsi tra una visita e l’altra concedendosi caffè, tè, bevande fredde e calde o uno spuntino. E’ aperto dalle 10 alle 18 dalla domenica al giovedì, fino alle 22 il venerdì e il sabato

Tate Cafè

Atmosfera rilassata nel caffè situato al primo piano della Tate Modern con vista sul Tamigi. Sono disponibili drink caldi e freddi, vino e birra, sandwich, il tradizionale fish & chips e molto altro. E’ aperto tutti i giorni, dalle 10 alle 18.

Terrace Bar

Al primo livello della Switch House, si possono degustare birre artigianali, caffè e cocktail ma anche ristorarsi. Dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 22.30, il sabato dalle 10 alle 22.30 e la domenica dalle 10 alle 17

Turbine Hall Shop

Nel negozio collocato al livello zero del vecchio edificio è possibile trovare una vasta scelta di libri d’arte moderna e cultura ma anche souvenirs ma anche giochi creativi per bambini e idee regalo. I profitti contribuiscono a sostenere il ricco programma e le attività della Tate.

River Shop

Idee regalo divertenti, t-shirt e souvenir ma anche una ricca collezione di libri per bambini. Il negozio Riverside si trova all’ingresso nord della galleria al livello uno

Terrace Shop

Al primo livello della Switch House sono in vendita libri dedicati all’arte ma anche stampe ed oggetti di design

INDIRIZZO

Bankside
Londra SE1 9TG
Stazioni Metro: Blackfriars
Stazioni Treno: Blackfriars

I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele – Canton Vaud – Svizzera Romanda


 

I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele Maccarinelli  – Svizzera

Prima puntata: Canton Vaud – Svizzera Romanda


Il Canton Vaud (pronuncia francese: Vo, in tedesco: Waadt, in italiano storico Vado), è uno dei 26 cantoni svizzeri, situato nella parte sud-occidentale della Svizzera romanda. La capitale è Losanna. La cima più alta del cantone è la sommità di Les Diablerets (3.210 m s.l.m.), mentre il punto più basso è situato nella zona del Lago Lemano (372 m s.l.m.) La geografia del cantone è molto varia: il territorio diventa montano a nord ovest con il Massiccio del Giura, attraversa l’Altipiano svizzero e riprende a divenire montuoso ad est con le Alpi Bernesi mentre a sud è quasi completamente bagnato dal Lago Lemano.



In viaggio alla scoperta del Canton Vaud (Svizzera Romanda).

Vevey – Lago Lemano – Chaplin’s World – Corsier sur Vevey – Lavaux – Route du Vignoble – Montreaux – Castello Chillon – Veytaux – Castello Grandson – Neuchatel.


Siamo andati alla scoperta di uno dei  più bei cantoni della Svizzera: il Canton Vaud, situato nella parte sud-occidentale della Svizzera Romanda.

Partiti dal  nostro paese di Maggia, in Ticino, ci  siamo diretti verso il   San Gottardo per poi, poco prima della galleria, deviare  a sinistra  in direzione del passo della Novena, passando dalla pittoresca Val Bedretto.  Il passo della Novena o Nüfenen è situato a 2478 m s.l.m   e mette in collegamento il nord del Ticino con la Valle di Goms nell’alto Vallese.  È il più alto valico transitabile della Svizzera (noi abbiamo trovato ancora un pò di neve sui prati!) ed è  molto scenografico. La vista che si gode dall’alto è mozzafiato ed una fermata  al laghetto è d’obbligo!


Con i suoi tornanti è molto amato dai motociclisti, infatti durante il viaggio ne abbiamo incontrati parecchi.  Abbiamo poi proseguito il tragitto oltrepassando la soleggiata Valle di Goms, la più vasta ed alta valle del Rodano, incorniciata da maestose montagne. Nel primo pomeriggio siamo infine arrivati a Vevey nel Canton Vaud, meta del nostro viaggio.

Vevey è una cittadina situata sulle sponde del Lago Lemano. Ha una vista meravigliosa sul panorama alpino ed un  clima mite.  L’abitante più famoso di Vevey è stato sicuramente Charlie Chaplin che ha trascorso qui gli ultimi 25 anni della sua vita. La sua casa – museo, chiamata “Chaplin’s World“, si trova a Corsier sur Vevey  ed è un luogo di rara bellezza circondata da un parco di ben 14 ettari. Di fianco è stato costruito un nuovo edificio che ospita gli studios. Noi l’abbiamo visitata di buon mattino  per evitare la massa dei turisti ed è stato veramente interessante.

Ma la zona di Vevey è soprattutto mondialmente famosa per i vigneti terrazzati del Lavaux, patrimonio UNESCO. Con ben 800 ettari di vigneti è la zona vitivinicola più ampia della Svizzera. Qui nascono famosi vini  tra cui il St.Saphorin, il Dézaley e l’ Epesses. Interessante il fatto che i vigneti di questa collina, che domina il Lago Lemano, ricevono calore oltre che dal sole  anche dal riflesso prodotto dal Lago Lemano e dal calore emanato dai numerosi muri di pietra. I vigneti si possono visitare in auto, come abbiamo fatto noi, a piedi, in bicicletta o con il Treno delle Vigne. Lungo il percorso, chiamato la Route du Vignoble, si attraversano deliziosi paesini e numerose cantine dove è possibile  degustare i famosi vini.


Un’altro luogo da visitare è sicuramente Montreux, una città molto elegante e molto turistica famosa per il Festival del Jazz ma non solo.  Ha pure ospitato  personaggi famosi tra i quali Freddie Mercury la cui statua si trova sul lungolago. Dopo un ottimo pranzo a Montreux, nel pomeriggio abbiamo visitato  lo splendido Castello di Chillon a Veytaux, situato su di uno sperone di roccia in riva al lago e a pochi km dalla città. Il castello è stato costruito dai Duchi di Savoia nel XII secolo e, grazie alla splendida location, è il più visitato della Svizzera.


Diversi artisti tra cui Jean-Jaques Rousseau, Lord Byron e Victor Hugo, ne hanno tratto ispirazione. All’interno del castello ci sono ben 25 ambienti con pitture murali risalenti al XIV secolo.  Un altro bel castello che vale sicuramente la pena di visitare è il castello medievale di Grandson, meno turistico ma molto interessante in quanto pietra miliare della storia svizzera. Li i confederati nel 1476 fronteggiarono e sconfissero le truppe di Carlo il Temerario, duca di Borgogna. Il maniero è situato sulle rive del Lago di Neuchâtel ed al suo interno si trovano una collezione d’armi, armature, balestre e una sala delle torture.


Ogni anno qui ha luogo una grande festa medievale. Particolare curioso: all’esterno si trova una scultura in pietra di Marc Chagall chiamata “La Sirena“: sinceramente non sappiamo come sia finita lì….ma l’abbiamo comunque molto apprezzata. Dopo avere visitato il castello  abbiamo concluso la nostra giornata nella bella  e poco lontana cittadina univeristaria di Neuchâtel. Situata sulle rive dell’omonimo lago, ha un ricco passato culturale ed architettonico.  I simboli della città sono il Castello  e la Collegiata, una chiesa medievale in stile gotico. Bello è visitare questa cittadina perdendosi tra le sue viuzze ricche di storia.


Ecco, qui si conclude il nostro viaggio alla scoperta delle bellezze svizzere. Un viaggio consigliato a tutti  essendo un mix di cultura, natura, divertimento, gastronomia di alto livello e vini prestigiosi.


 

Giuliano Airoldi

Altheo people

Giuliano Airoldi

Giuliano Airoldi è tante vite messe insieme, fatte di passioni, successi, cambiamenti, fallimenti, ma sempre affrontate a muso duro.

Le sue capacità di passare da giacca e cravatta alla tuta ignifuga da pilota nei deserti di mezzo mondo, oppure dal casco da
motociclista al ruolo di manager in diverse aziende, gli hanno permesso di esplorare Paesi diversi, toccando con mano e scoprendo culture e storie che negli anni lo hanno aiutato a conoscere talvolta il lato migliore, talvolta quello peggiore degli abitanti di questo pianeta.
Il Marocco gli è entrato nel cuore, fin dal suo primo viaggio nel Nord Africa. Aprire un Riad tutto suo, ricostruito nella parte più storica della Medina di Marrakech, con un’architettura assolutamente, e spiccatamente, marocchina ma con quel tocco in più che solo gli Italiani sanno dare, gli ha permesso di continuare a viaggiare anche attraverso i racconti e le esperienze che i suoi ospiti sanno trasmettergli, rimettendo insieme tanti piccoli pezzi di mondo. Viaggia ancora, naturalmente, per i deserti del Marocco e non solo. Gli piace accompagnare chi ha voglia di vivere un viaggio vero, in mezzo a luoghi particolari, scelti spesso perché legati al ricordo di una gara, fatta di fatica, sudore, sofferenza ma anche gioia, solidarietà e gratitudine per chi magari lo ha aiutato a tirarsi fuori da qualche brutta situazione.

Sono momenti che lui rivive ogni volta attraverso gli occhi di chi si affida a lui per un’esperienza che di sicuro resterà per sempre nel cuore, oltre che nella memoria. Sa ancora perdersi nei racconti di quello che ha vissuto, o visto, ma spera sempre, in fondo, di vivere altre storie non per forza sue, ma condivise da coloro che avranno fiducia in lui e si lasceranno prendere per mano per vivere un’esperienza nel deserto, o in mezzo alle falesie o le montagne del Marocco, insieme a lui, in moto, a bordo di un fuoristrada, o anche sulla sella di una E-bike. Giuliano Airoldi l’Africa l’ha conosciuta prima di tutto attraverso la Dakar, quella gara piena di insidie, fatta di avventure e di amici, alcuni ormai scomparsi ma non per questo dimenticati. Un posto particolare nel cuore conservato anche quando quella competizione fatta di leggenda e storia si è spostata in Sudamerica lasciandosi cullare dai bagni delle folle entusiaste e assaporando oltre che respirando un’aria intrisa dal profumo delle parrillas a bordo strada. La Dakar che oggi si corre in Arabia Saudita, terra delle mille promesse, ma soprattutto dei tanti misteri…Questi Continenti li ha vissuti come pilota, dapprima, e poi come team manager, e ora come parte integrante di una direzione gara che sovrintende a tutto quello che accade durante ogni singolo giorno. Ma i cronometri non sempre si addicono a un viaggio ed ecco perché la voglia di fare qualche cosa di diverso, più legata al mondo dell’avventura, della spensieratezza, della scoperta.

Perché un vero viaggio non può essere tale senza la musica del luogo o il calore della gente, o anche la grappa alla sera, intorno a un fuoco acceso nel bivacco, inebriati dai profumi e dai sapori diversi. Sono sensazioni essenziali quando si viaggia, sensazioni che lui non ti farà mai mancare perché sono quelle che, seppur provate dagli altri, lo sanno rendere felice.

I programmi di Giuliano Airoldi

Easy Maroc