I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele – Paris je t’aime


 


I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele Maccarinelli: “Paris je t’aime”



Il matrimonio del nostro nipote Patrick con Virginie residenti a Parigi, è stata l’occasione per trascorrere una bella settimana di vacanza nella “Ville Lumière” con tutta la famiglia, nipotine comprese. Per la felicità di Nihal, 5 anni e Aimi, un anno e mezzo, abbiamo trascorso i primi quattro giorni ad Eurodisney, il famoso parco divertimenti situato a Marne-la-Vallée, ad un’oretta di auto dalla capitale.



Il grande complesso è formato da due parchi a tema: Disneyland Park e Walt Disney Studios ed all’interno si trova un vero e proprio villaggio Disney con diversi ristoranti, negozi, cinema, teatri, un campo da golf e diversi hotel. Superfluo dire che anche noi ci siamo  divertiti e ci siamo pure  molto  emozionati nel  vedere la felicità e lo stupore delle bimbe davanti a tanta magia.



 

Nei parchi ci sono attrazioni per grandi e piccini e quando si varca la soglia del villaggio si entra in un altro mondo, un mondo magico, e si ritorna bambini. Qui, come nelle favole più belle, è perfino possibile cenare  con Biancaneve, Cenerentola, Aurora (la Bella Addormentata nel Bosco) e  con Topolino, Pippo e Pluto ed altri simpatici personaggi Disney e per le bimbe è stato un sogno diventato realtà che ricorderanno per tutta la vita.


Dopo questi giorni spensierati trascorsi Eurodisney, ci siamo poi trasferiti nella capitale. Che dire di Parigi? La capitale della Francia è una delle città più importanti d’Europa, è la città della moda, dell’arte, della gastronomia e della cultura. Noi l’abbiamo visitata sia a piedi, (infatti qui si fanno diversi chilometri senza nemmeno accorgersene) sia con i comodi bus turistici “Hop on-Hop off”. Abbiamo visto i luoghi  turistici famosi in tutto il mondo come la cattedrale di Notre-Dame purtroppo distrutta da un incendio tra il 15 ed il 16 aprile del 2019 ed ancora in fase di ricostruzione, la Tour Eiffeil, il Trocadero, il Museo del Louvre, il quartiere di Montmartre, il pittoresco quartiere degli artisti con la vicina basilica del Sacro Cuore .


Abbiamo passeggiato lungo i’Avenue des  Champs Elysées fino all’Arco di Trionfo, nel giardino delle Tuileriese e ci siamo pure goduti una crociera sulla Senna con i tipici “bateau mouche.” Abbiamo visitato anche il Quartiere Latino dove non lontano da Notre-Dame si trova la libreria storica più famosa e affascinante del mondo, ossia la “Shakespeare and Company Library”. Negli anni venti divenne luogo d’incontro di grandi scrittori quali Hemingway, Joyce e Fitzgerald ed è un vero e proprio gioiello nella sua semplicità. Entrare in questo magico luogo con le  luci soffuse è come fare un salto indietro nel tempo.







Parigi è mondialmente conosciuta grazie anche ai suoi  interessanti musei che ospitano collezioni di quadri di inestimabile valore e unici al mondo. Amo l’arte  ed i miei artisti preferiti sono da sempre Monet, Van Gogh e Klimt.  Ho avuto la fortuna di  potere  ammirare i quadri di Van Gogh qualche anno fa ad Amsterdam e Klimt a Vienna e quindi Il mio desiderio più grande era di potere finalmente vedere “dal vivo“ i quadri del grande  Claude Monet, considerato il padre dell’impressionismo francese, nato a Parigi il 14 novembre 1840.


Lo stile dell’artista, che amava soprattutto dipingere all’aperto, è ben definito in una frase che scrisse: ”Altri pittori dipingono  un ponte, una casa, una barca… io voglio dipingere l’aria che circonda il ponte, la casa, la barca, la bellezza della luce in cui esistono”. In città  ci sono due famosi musei che ospitano i capolavori dell’artista: il Museo dell’Orangerie ed il Museo Marmottan-Monet.


 


Con il mio entusiasmo ho contagiato tutta la famiglia e così siamo andati tutti insieme al Museo dell’Orangerie che ospita le famose Ninfee installate nel 1927, pochi mesi dopo la morte dell’artista. Il ciclo ha impegnato Monet per più di trent’anni ed è ispirato al grande stagno che l’artista creò nel giardino della sua casa di Giverny, in Normandia. Lo stagno ha ispirato a Monet quasi 300 quadri di cui oltre 40 pannelli di grande formato, come quelli esposti appunto all’Orangerie. Le composizioni sono 8 e sono disposte in due grandi sale ovali. Una curiosità: in un pannello, tra le ninfe è celato l’autoritratto dell’artista.








Non ci sembrava vero di potere  ammirare così da vicino questi capolavori unici di cui non esistono equivalenti al mondo e che Andrè Masson, nel 1953 definì la “Cappella Sistina dell’Impressionismo”. Una vera meraviglia che ci ha molto emozionato. Il museo ospita inoltre opere di Modigliani, Renoir, Gauguin, Matisse e tanti altri artisti. Il Museo Marmottan-Monet è un altro magnifico  museo situato nei pressi del Bois de Boulogne, nell’antica dimora di Paul Marmottan. Nel museo  si trova la più grande collezione al mondo  di capolavori di Claude Monet donate nel 1966 dal figlio dell’artista.


Tra le numerose opere  si trovano “Nymphéas” (1916-1919) e “Impression, soleil levant“ forse il più importante perché da questo magnifico dipinto derivò il nome del movimento impressionista. Si trovano pure i famosi dipinti: ”La Cattedrale di Rouen”, effetto del sole a fine giornata, ”Il viale delle rose“ di Giverny, ”Il Parlamento (di Londra) al tramonto” e “Il Treno nella Neve” e tanti altri. Un museo da visitare in silenzio ammirando ogni singolo dettaglio dei capolavori. All’interno è possibile ammirare anche opere di Renoir, Degas, Pissarro, Manet e Gauguin.




Per concludere degnamente  questa full immersion nel mondo di Monet siamo andati pure a Giverny, in Normandia, a circa un’ora di auto da Parigi a visitare la casa dove il padre dell’impressionismo visse dal 1883 fino alla sua morte avvenuta nel 1926. Il suo stupendo giardino curato personalmente, il grande stagno pieno di colorate ninfee  ed il ponte giapponese furono fonte d’ispirazione per i suoi dipinti. La bellissima e grande  dimora ha diversi locali dai colori vivaci, personalmente ho amato molto la sala da pranzo con le pareti di un bel giallo brillante che riflette la luce e la cucina con le maioliche bianche e blù. Il grande giardino è un tripudio di piante e fiori meravigliosi e passeggiando tra i viali sembra di essere immersi  nei suoi dipinti.


Poco lontano dalla casa si trova la chiesa dove, nel cimitero vicino, Monet è sepolto  in una semplice tomba assieme ai suoi famigliari. La nostra vacanza è ormai giunta al termine e ritorniamo a casa felici di avere trascorso una  splendida settimana divertente ma soprattutto culturalmente arricchente, nella splendida capitale francese.




 

 

 

 

 

Bruno Riccardi – Dal Purgatorio al Gran Paradiso

Yeti in cammino e non solo…


 


E’ noto che il Parco Nazionale del Gran Paradiso è probabilmente uno dei parchi montani più belli d’Europa, forse il più bello. In Italia è particolarmente famosa la parte valdostana, bellissima e molto più turistica, ma la selvaggissima e impervia parte piemontese comprendente la Valle dell’Orco e la Valle Soana oltre a vallette laterali, è qualcosa di unico anche per bellezza, ma risalirla a piedi verso rifugi, bivacchi, colli e cime è sempre molto duro e con percorsi lunghi, specie se si è interessati a raggiungere luoghi particolari e incontaminati. E’ in questi luoghi che si è formato il gruppetto degli Yeti, diversamente giovani frequentatori della montagna e delle colline del Monferrato che tra risate, prese per il culo reciproche, mezze sfide, magnate nei rifugi, ecc… ecc… tira a campare nel tentativo di mantenersi in forma. Il motto potrebbe essere “Camminare e ridere è fondamentale”.


Così, il 18 luglio 2023, con la Citroen di Cristina gentilmente concessa, Yeti 1 accompagnato dal grande sassofonista Yeti 2, sono partiti per il Colle del Nivolet nell’alta Valle dell’Orco, luogo sempre meraviglioso, decisi a conquistare il Colle Rosset, impervio passaggio a quota 3025 mt tra la Valle dell’Orco e la valdostana valle di Rhemes. Colà giunti, constatata la presenza di vento freddino, gabolano sul copricapo più idoneo da indossare per proteggere i preziosi crani e consentire ai cervelli la necessaria lucidità per l’ardito percorso da intraprendere. Yeti 1 opta per un pesante cappello a tinte mimetiche tipo elmetto indossato dalle truppe tedesche della seconda guerra mondiale, per ragionare ha bisogno della testa al caldo. Yeti 2 opta invece per un cappellino di paglia tipico dei ricchi contadini risicoltori del Vercellese, egli infatti ha bisogno di avere il cranio sempre areato per ragionare.


Partiti decisi e alla garibaldina, chiacchierando su argomenti che qui è opportuno non citare per decenza, si trovano nel primo tratto erboso, l’unico frequentato dai turisti, oggi quasi nessuno, in un groviglio di sentieri e con molti pittoreschi laghetti dove….perdono la traccia del percorso migliore da seguire! Poco male perché la direzione è evidente ma pagano un giro più lungo e faticoso per recuperare il percorso. Lo spettacolo che si ammira è grandioso, essendo per giunta la giornata limpidissima. Monti, cime innevate, laghi, torrentelli, cascate.


 

Recuperato il percorso, gli Yeti pensano all’invidia che proveranno Yeti 3 e Yeti 4 assenti, specie se riusciranno a raggiungere la meta, cosa non certissima,  essendo entrambi in condizioni non proprio perfette. Yeti 1 ha una ferita superficiale ma non piccola ormai con crosta sulla gamba sinistra, provocata qualche giorno prima scivolando su una roccia bagnata per la forte pioggia scendendo dalla punta Quinseina, mentre Yeti 2 ha ancora abbastanza male al ginocchio destro per caduta occorsa alla salita al Colle della Terra una dozzina di giorni prima.




Passato il bellissimo lago Rosset che è il più vasto della zona, risalgono la montagna sul lato destro orografico dello stesso lago, raggiungendo una zona ondulata dove ci sono dei laghi minori. Qui incontrano un gruppetto di persone alle quali chiedono se sono di ritorno dal Colle Rosset; risposta: “No, per carità, ci mancherebbe, siamo solo arrivati fino a qui per fotografare questi laghi…”.Ah, ecco…




 

E così, cammina cammina, giungono ad un laghetto con neve attorno, sotto una erta impressionante di rocce di colore chiaro che, vista da sotto, sembra quasi verticale, per giunta con totale esposizione al sole. Alla cima si nota una selletta che con ogni evidenza è il Colle Rosset. Un attimo di panico e riflessione. Ma come si può salire una simile pendenza? Ad un tratto scorgono quattro persone che stanno scendendo seguendo a zig-zag la parete come se ci fossero tracce di un sentiero. Giunti alla base, gli Yeti scoprono che si tratta di due uomini e due donne giovani, molto allenati con tutta evidenza. Yeti 1 si avvicina ad una bella moretta, la più carina del gruppo, chiedendole se è pericoloso salire. Risposta. “E’ molto più impressionante vederla dal basso di quanto sia difficile in realtà. Bisogna solo stare attenti”.


I due Yeti decidono di affrontare la salita che è davvero terribile. Yeti 2 la affronta con spirito da Tigre dell’Himalaya, balza a salti spavaldi. Yeti 1 tace ma ha la sensazione del “chi cazzo ce lo fa fare?” e sale come un gorilla dell’alto Congo ferito perché inseguito dai bracconieri. E’ durissima, alcuni passaggi sono francamente da paura perché molto esposti; la vera preoccupazione è pensare di doverla poi fare in discesa. La roccia è in larga misura sgretolata, cosa che obbliga alla massima attenzione nel mettere i piedi in sicurezza. Poco prima della cima, il solito crampo che si manifesta di tanto in tanto sulla coscia sinistra di Yeti 1 entra in scena e lo stesso deve fermarsi seduto su una roccia a massaggiare per circa 10 minuti poi passa. E infine si giunge in cima al colle.


 





 

Ci si ferma a pasteggiare e a bere ammirando uno spettacolo straordinario sia verso il Piemonte  come verso la Valle d’Aosta, circondati da numerose cime tutte superiori ai 3500 mt di altitudine. Ad un certo punto arriva una coppia di quarantacinquenni coi quali scambiano alcune parole. Anche loro hanno trovato dura la salita al colle e, come come gli Yeti, sono preoccupati per la discesa.




 

Dopo le foto iniziano a scendere con molta prudenza. Ponendo la massima attenzione procedono in sufficiente sicurezza, perfino nel tratto più scabroso dove Yeti 2 collauda una tecnica di discesa innovativa e sperimentale che qui non può essere spiegata poiché intende coprirla di brevetto. L’unica cosa che può rivelarsi, è che che prevede anche il periodico utilizzo delle chiappe a miglior presa sulla roccia. La discesa è accompagnata da una gara di imprecazioni uscite da due bocche senza alcun controllo. Poi arrivano finalmente al laghetto sottostante come certamente hanno voluto gli Dei, pur di non udire più imprecazioni.



 

 

Il percorso del ritorno verso il Nivolet scelgono di farlo in maniera alternativa alla salita e lo scoprono ancor più bello. Sono circondati da numerose cime a 360 ° e incontrano pure una bellissima cascata. Roba da rimanere incantati tant’è che Yeti 2, tramortito da quel luogo di sovrumana bellezza….piange senza freni.





 

 

 




Ritornano a valle dopo sosta al solito bar a Ceresole Reale, dove la solita ragazza argentina serve loro due buonissime  e fresche birre.




 

 

 

I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele – Verso Bali, verso l’infinito ed oltre…


 

Gli speciali dei Viaggi del Cuore di Patrizie e Gabriele




Le Puntate




 

 

“Va dove ti porta il cuore” ed il nostro cuore quest’anno ci ha portato sull’isola indonesiana di Bali, l’Isola degli Dei. Questa isola, riconosciuta come una delle più belle del mondo, si trova tra le isole di Lombok e Giava, ha una superficie  di 5’600 kmq  e conta circa 4.300.000 abitanti.


Fa parte delle Piccole Isole della Sonda ed è bagnata dal Mar Cinese Meridionale a nord e dall’Oceano Indiano a sud.


Bali è un’isola molto spirituale ricca di storia, di cultura e di antiche tradizioni. È ricoperta da una vegetazione tropicale incredibile e di fiori meravigliosi. Il nostro viaggio è stato perfettamente organizzato secondo i nostri desideri dall’agenzia online “Auspicious Myanmar” della nostra amica birmana Moh Moh e, come facciamo abitualmente, abbiamo chiesto un tour privato con autista ed una guida parlante italiano. Come base per visitare l’isola abbiamo scelto un resort nella  cittadina di Ubud, il cuore pulsante di Bali, che si trova in posizione strategica.


Noi abbiamo scelto di soggiornare all’Hotel Ibah, un resort appartenente alla famiglia reale (vedi esclusiva intervista  al proprietario dell’hotel, discendente diretto della “Royal Family”e persona veramente  di squisita). Questo spettacolare resort è stato costruito all’interno di un antico tempio nella giungla e vi si respira un’aria mistica e spirituale.


guarda la video intervista di Tjokorda Raka Kerthyasa (Royal Family)


 

 

 


 

Lo scopo principale del nostro viaggio era di vedere le famose verdi risaie terrazzate, uno dei paesaggi più suggestivi che offre il territorio.


 

La risaia di Tegallalang, a circa mezz’ora di viaggio  da Ubud, è stata la prima visitata e consiste in una distesa di verdi terrazzamenti con un susegguirsi di avvallamenti e alture. Noi ci siamo fatti una bella passeggiata in mezzo alle coltivazioni, ammirando il panorama stupefacente. Le risaie sono alimentate da un sistema antico di irrigazione detto “subak”, introdotto nel IX secolo. L’irrigazione si basa su un insieme di canali connessi tra loro e gestiti da un sacerdote responsabile che a seconda della necessità chiude ed apre il passagio dell’acqua nelle varie risaie.



 

 

 

 


È un ingegnoso sistema che attinge l’acqua dai laghi vulcanici  e che passando dai vari templi induisti raggiunge le risaie. I diversi “subak” sono suddivisi in organizzazioni gerarchiche presiedute dalla casta sacerdotale e i sacerdoti organizzano ogni dettaglio del sistema. Per questo motivo l’acqua è considerata sacra e un dono della dea dell’acqua Dewi Danu.



La coltivazione del riso è una parte importante della cultura balinese e qui si può assistere a ciò che ruota attorno al riso, osservando i contadini al lavoro. Grazie alla nostra brava guida che ci fa da tramite, possiamo parlare con loro che si dimostrano molto disponibili  insegnandoci  le varie tecniche e divertendosi nel  vederci così maldestri. Molte splendide risaie si trovano anche lungo le strade che abbiamo  percorso ogni giorno per visitare i maggiori luoghi d’interesse e noi ci siamo fermati spesso  ad osservare i contadini al lavoro.



Durante il nostro tour abbiamo visitato anche molti interessanti templi induisti. Suggestivo il Tirta Empul, il tempio balinese  dalle acque sacre, fortunatamente poco conosciuto dai turisti. Qui i balinesi si recano periodicamente per purificarsi sotto le acque sacre delle piscine alimentate dalle sorgenti che sgorgano dal fianco della montagna. Questo tempio è fondamentale nel sistema di irrigazione balinese “subak”.



Non starò qui ad elencarvi gli  altri templi che abbiamo visitato ma mi limiterò a parlare di quelli che ci hanno più colpito come, ad esempio, il tempio di Taman Ayun, Patrimonio UNESCO dal 2012. Costruito nel 1634, il gioiello del Regno di Mengwi è l’ultima testimonianza di un antico impero. Il suo nome significa “tempio del giardino sull’acqua” ed è un luogo veramante speciale dove si trovano varie pagode dai tetti di cocco, bellissimi giardini ed un’esotica vegetazione.






Il tempio indù di Tanah Lot, sulla costa sud-est dell’isola,  è forse il più famoso e suggestivo  perché è situato su di un isolotto a circa cento metri dalla costa. Costruito nel IX secolo è dedicato agli spiriti guardiani del mare e quando la marea è bassa è raggiungibile a piedi. A poca distanza si trova il tempio di Uluwatu dedicato a Rudra, il dio della tempesta. Sorge su di una scogliera alta 70 metri a picco sul mare. Camminando sul sentiero abbiamo dovuto prestare attenzione alle numerose scimmie piuttosto aggressive  che popolano la zona.  Da qui si gode di un meraviglioso tramonto sul mare. In serata abbiamo assistico allo spettacolo della “Danza del Fuoco”. Questa danza chiamata Kecak è una danza tradizionale ed è particolare perché è priva di musica e i suoni che si sentono sono prodotti dalla voce dei danzatori. È uno spettacolo molto interessante che fa parte della cultura balinese.


Durante il nostro tour siamo rimasti colpiti dal Palazzo dell’Acqua Tirtagangga, un vero gioiello, residenza estiva dell’ultimo re di Karangasem nel 1946. È un affascinante complesso dove si possono ammirare fontane, stagni popolati da enormi carpe e fiori di loto e ci si può divertire ad attraversare le piscine camminando sulle piastrelle a filo d’acqua. Anche il Palazzo Reale di Ubud merita senza dubbio una visita. La residenza ufficiale della famiglia reale di Ubud dalla fine del XIX secolo si trova adiacente ai due templi di Puri Saren Agung e Pura Marajan Agung, il tempio privato della famiglia. L’edificio, costruito tra il 1800 ed il 1823, passò di mano in mano agli eredi della dinastia fino a giungere ai nostri giorni, ed è un classico esempio di architettura balinese. È ben conservato e circondato da splendidi giardini. Nel suo cortile alla sera si svolgono spettacoli di musica e danza.


A Bali ci sono tantissime cascate nella giungla ma forse la più facile da raggiungere è la cascata Tukad Cepung a circa un’ora da Ubud. Per arrivarci bisogna scendere una infinita serie di gradini in pietra ma poi in seguito il sentiero si fa pianeggiante e, dopo avere camminato una ventina di metri nel basso fiume, si arriva alla meta. La cascata si trova all’interno di una gola di rocce molto stretta ed è  veramente spettacolare grazie anche ai giochi di luce creati dai raggi del sole. Poco distante troviamo un’altra cascata più  piccola ma molto scenografica, grazie alla vegetazione tropicale  che la circonda.


Durante il nostro tour abbiamo potuto ammirare anche il Monte Batur (1717 metri), un vulcano attivo situato al centro di due caldere concentriche a nord-ovest del Monte Agung, dove si trova l’omonimo lago. Gli amanti del trekking si recano di notte sulla sommità, percorrendo il ripido sentiero, per ammirare lo spettacolo dell’alba.


A Bali siamo rimasti affascinati dalla natura rigogliosa, dagli alberi giganteschi e dai fiori tropicali stupendi che crescono  spontaneamente dappertutto come ad esempio le orchidee, i profumati  alberi di  frangipane e gli  altissimi e secolari ficus benjamin, albero sacro dell’isola, che si trovano all’interno di molti templi.







 

A Bali non si va solo con lo scopo di fare  una vacanza balneare (anche se noi, alla fine del tour, ci siamo concessi una settimana di meritato relax a Nusa Dua) ma si va principalmente  per la sua cultura e la natura spettacolare. È un luogo dove si respira una grande spiritualità e  infatti sull’isola si trovano molte scuole di yoga e meditazione. Da Bali  si ritorna rigenerati nella mente e nello spirito.


Non è facile da spiegare a parole, ma Bali è un luogo che ti “rimane dentro” e che ricordi con nostalgia  e commozione grazie anche alla  gentilezza dei balinesi ed ai loro immancabili sorrisi. Personalmente in nessun alro viaggio non mi sono mai sentita così bene e in pace con me stessa. Andateci se desiderate staccare la spina e  ricaricarvi dallo stress quotidiano  e contemporaneamente arricchirvi  culturalmente in un luogo meraviglioso e abbiate rispetto  delle loro antiche tradizioni.


 

 

 

 


 

I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele – Myanmar, il paese del sorriso dove il tempo sembra essersi fermato

ultimo aggiornamento 17/8/2023


 



 

Quando gli amici ci chiedono qual’è il nostro « viaggio  del cuore » senza indugio  rispondiamo: il Myanmar!   E questo  perché il Myanmar « ti entra dentro » e non ti lascia piu’…  Ancora adesso, a distanza di due anni, ci risulta impossibile  ripensare  a questo incredibile  paese senza commuoverci .


Il viaggio inizia a Yangon dove la nostra guida ci attende sorridente all’aeroporto. Moh Moh, questo è il suo nome, è una ragazza birmana di 37 anni  molto simpatica e molto colta che parla perfettamente l’italiano. Di solito mio marito ed io amiamo il viaggio  « on the road  self-drive » ma, questa volta, abbiamo dovuto optare per un viaggio con una  guida privata ed un  auto con autista, in quanto gli stranieri  qui non hanno il permesso di guidare. E per fortuna!  Infatti  le auto hanno  il volante a sinistra (come le nostre) ma si viaggia  pure a sinistra della carreggiata e quindi la guida, ma  soprattutto i sorpassi, risultano molto pericolosi.



La nostra prima tappa sarà Bagan e visto che è nostro desiderio conoscere il Myanmar più autentico e meno turistico, invece di spostarci con l’aereo effettueremo  la trasferta in automobile. Il viaggio avrà la durata di  due giorni, con sosta di una notte a Pyay. La nostra  scelta risulterà pienamente azzeccata.  Durante il viaggio  infatti incontriamo  diverse risaie,  grandi terreni dove i contadini arano i campi con aratri trascinati dai buoi; vediamo donne che lavano i panni nel fiume e diversi coloratissimi e chiassosi mercati locali.  Durante il percorso  scendiamo  più volte dall’auto   per  parlare con i contadini, grazie a Moh Moh che ci fa da interprete. Sia gli uomini che le donne indossano il « longyi » (una specie di « sarong »), il tipico indumento birmano. Le donne hanno il viso e le braccia cosparse di « thanaka », una crema cosmetica di colore giallo-bianco, ottenuta dalla corteccia di alcuni alberi. Principale scopo del « thanaka » è di rinfrescare,

profumare, purificare la pelle e proteggerla dai raggi del sole. Gli abitanti di questa regione non sono  abituati  ai turisti e ci guardano con curiosità. Si dimostrano  comunque felici di vederci e di potere dialogare  con noi. Molti vogliono addirittura  fotografarci,  non perché siamo speciali ma perché per loro, che non hanno mai viaggiato, siamo noi « gli esotici ».




Arriviamo a Bagan, città sacra e spirituale situata sulle sponde del fiume Ayeyarwady, al tramonto. La città ospita la più vasta e densa concentrazione di straordinari templi buddhisti, pagode e stupa, molte datate tra l’ XI e il XII secolo. E’ una delle tappe più suggestive di tutto il Myanmar, un luogo magico, indescrivibile e una manna per gli appassionati, come noi, di siti archeologici. Di Bagan, lo scrittore Tiziano Terzani scrisse:  « E’ uno di quei luoghi che ti rende fiero di appartenere alla razza umana ».


Il giorno seguente sveglia all’alba per un emozionante giro in mongolfiera. Sorvolare questa straordinaria valle dei templi   al sorgere del sole fluttuando nell’aria è un’esperienza indimenticabile.


In giornata visitiamo il «Nyaung U Market », il caratteristico e affollato mercato locale di frutta, verdura , fiori , stoffe e merce varia: un tripudio di colori e profumi.


Dopo la visita al mercato  la nostra guida ci propone di  visitare la  scuola del villaggio di Yaung Pey Sue, a circa un’ora di auto da Bagan. I bambini, che stanno seguendo diligentemente gli insegnamenti di un monaco, ci accolgono con calore e noi regaliamo loro quaderni e matite colorate. Parliamo con i maestri e con il preside della scuola e siamo commossi dall’affetto e dal calore che ci dimostrano. Questa sarà una giornata che resterà per sempre nel nostro cuore.


Lasciamo Bagan per recarci a Mandalay. Raggiungiamo la città  dopo due giorni di rilassante crociera  sul fiume Ayeyarwady, durante la quale  facciamo un paio  di soste per  visitare alcuni  villaggi interessanti.


Mandalay è sede di industrie tessili, alimentari e del legno ed è resa immortale nell’opera di Kipling « La strada per Mandalay ». E’ una città ricca di pagode (ce ne sono più di 700) e chiese coloniali. Interessante da visitare è il palazzo reale. L’attrazione principale rimane però l’ «U-bein», il ponte  pedonale di teak più lungo al mondo ( 1 km e 200 metri) che raggiunge la sua massima bellezza al tramonto.  Dopo tre giorni trascorsi a Mandalay   ci spostiamo in aereo nello Stato di Shan, il più orientale del paese, che confina a nord con la Cina, ad est con il Laos  e  a sud con la Thailandia.


Atterriamo all’aeroporto di  Heho e ci rechiamo  a Pindaya dove visitiamo la spettacolare e suggestiva grotta con  più di 1000 Buddha. Il giorno seguente  ci spostiamo a Kakku, un luogo incredibile, una  meraviglia  « nascosta » del Myanmar ancora poco conosciuta. E’ un piccolo gioiello di architettura religiosa dove si allineano ben 2478 stupa, i tradizionali monumenti buddhisti.


Essendo poco turistica risulta un luogo di pace e tranquillità.

Lasciamo Kakku e, attraversando affascinanti paesaggi rurali, raggiungiamo il Lago Inle, situato tra le  montagne  a 920m s/m. La bellezza del lago ci lascia senza fiato. I suoi  abitanti vivono su palafitte costruite lungo le sue sponde e si spostano su canoe piatte. L’attrazione maggiore sono gli orti galleggianti dove i contadini coltivano verdure su tappeti di alghe e terra, ancorati al fondo del lago con lunghe canne di bambù. (foto) Interessante è pure osservare i pescatori  « Intha » che pescano con reti coniche e  remano appoggiando un remo sulla gamba e tenendosi in equilibrio sull’altra. (foto) Anche qui ci sono monasteri, mercati da visitare e abili artigiani da vedere all’opera. Il lago è ricco di fiori di loto; il filo interno del gambo è utilizzato per ricavare con antichi telai, tessuti ancora più preziosi della seta. Le donne birmane sono delle abilissime tessitrici.


Dopo quattro fantastici giorni trascorsi al lago ci attende una settimana di  meritato riposo  sulle esotiche spiagge di Ngapali Beach, dove arriviamo dopo circa un’ora e mezza di volo da Heho.

Dopo  una settimana è  ora di ritornare  a Yangon. Al tramonto  visitiamo la Pagoda Shwedagon in cima alla collina di Singuttara che, con il suo stupa dorato alto quasi 100 metri, domina il profilo della città. E’ l’edificio buddhista più importante di tutto il Myanmar ed  è una sorta di mini città costituita da decine di mini pagode, templi e statue di Buddha: sicuramente un luogo da visitare.


Purtroppo il nostro viaggio è giunto al termine e noi, a malincuore, lasciamo questo incredibile paese. Un paese  che ci ha stupito, commosso e divertito; che ci ha accolto ovunque con calore, tanti sorrisi ed estrema gentilezza. Un paese che ci ha regalato profumi, colori, odori, sapori e che ci ha arricchito con la sua semplicità e autenticità.


Consigliamo a tutti un viaggio in Myanmar da fare però al più presto, prima che il turismo di massa ed il progresso prendano il sopravvento.


Patrizia Maccarinelli-Molina


I Viaggi del Cuore di Patrizia e Gabriele ringraziano il Corriere del Ticino per la pubblicazione di questo reportage.